C’è un fenomeno ormai fin troppo diffuso nel mondo dell’editoria: i libri che non sono davvero libri, ma prodotti ben confezionati. Best seller che scalano le classifiche grazie a copertine accattivanti, campagne pubblicitarie martellanti e frasi a effetto pronte per Instagram, ma che, alla prova della lettura, si rivelano vuoti come una borsa presunta firmata, ma in realtà contraffatta. E oggi parliamo proprio di uno di questi casi: “[inserire titolo].”Amore e altri segreti al Pumpkin Spice Cafè“.

L’illusione della profondità

Fin dalle prime pagine, il romanzo di Laurie Gilmore si presenta con la solennità di chi vuole cambiare la vita del lettore. Il problema? Non ha niente di nuovo da dire. È un’accozzaglia di frasi fatte, concetti triti e ritriti e un tentativo imbarazzante di darsi un tono. Ci troviamo davanti all’ennesima opera che confonde il sentimentalismo con la profondità, dove ogni capitolo sembra costruito per essere trasformato in un reel motivazionale.

Prendiamo ad esempio la trama (se così vogliamo chiamarla): un personaggio generico con problemi generici intraprende un percorso di crescita altrettanto generico, il tutto condito da dialoghi che sembrano usciti da un discorso TED mal riuscito. Le situazioni sono talmente prevedibili che si ha la sensazione di aver già letto questo libro mille volte, solo con titoli diversi e copertine dai colori più tristi.

Il problema della scrittura “da social”

C’è un tipo di scrittura che negli ultimi anni ha infestato l’editoria: la scrittura da citazione. Frasi brevi, pseudo-profonde, studiate per essere sottolineate e condivise. “The Pumpkin Spice Cafè” (per utilizzare il titolo originale) è un trionfo di questo stile: ogni tre righe si trova una sentenza degna di una tazza da regalo, ma che, in realtà, dice il nulla cosmico. Il problema è che l’intero libro è costruito su questo meccanismo: una serie di frasi fatte che danno l’illusione di significare qualcosa, ma che, se analizzate, sono tanto vuote quanto il protagonista.

I personaggi? Sagome di cartone

Parliamo di loro, i grandi assenti di questo libro: i personaggi. Il protagonista è un cliché ambulante, una persona che subisce la vita fino a quando, miracolosamente, tutto si sistema con una rivelazione tanto improvvisa quanto ingiustificata. Gli altri personaggi? Esistono solo in funzione di lui/lei/loro. Non hanno una vita propria, non hanno motivazioni credibili. Sono semplici strumenti narrativi messi lì per far avanzare una storia che, a ben vedere, è più un insieme di situazioni sconnesse che una trama vera e propria.

La letteratura merita di più

Il vero problema di libri come [titolo] è che abbassano il livello del dibattito culturale. Il successo di opere del genere dimostra che il marketing è diventato più importante della qualità della scrittura. Si pubblicano libri che sembrano più una strategia pubblicitaria che un’esperienza letteraria, e questo crea un circolo vizioso: le case editrici puntano sempre di più su questi prodotti, lasciando indietro opere più ambiziose, più complesse, ma anche più meritevoli.

La rievocazione dei nostalgi anni ’90

Ultimamente sta spopolando questa rievocazione nostalgica e fin malinconica dei tanto amati anni ’90. Ma davvero li amavamo così tanto? Perché non so cosa ricordiate voi, ma io seppure piccolissima, non rimpiango le sopracciglia sottili, i pantaloni a vita bassa, il make-up azzurro puffo e nemmeno i capelli frisé. Forse, volendo dare un merito a quegli anni, possiamo apprezzarne l’inesistenza dei social e la più ispirata produzione cinematografica, ma tornando al nostro “Amore e segreti al Pumpkin Spice Cafè” è curioso come fin dal nome dell’autrice la mente porti subito a quell’adorabile duo di madre-figlia delle “Gilmore”, appunto. E la cara Dream Harbor non è forse un tentativo mal riuscito di riportare in vita la Stars Hollow della serie televisiva?

Un libro di cui non avevamo davvero bisogno

In conclusione, Amore e segreti al Pumpkin Spice Cafè è il classico best seller che vende milioni di copie, viene letto in spiaggia, ammirato per i suoi bei colori autunnali (Perfino le pagine sono arancioni), citato sui social e dimenticato nel giro di sei mesi. Se volete un libro che vi lasci qualcosa di più di una manciata di aforismi da scrivere su un post-it, guardate altrove.

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