Ci sono scrittori che raccontano storie e scrittori che ti tengono sveglio la notte, incapace di chiudere il libro. Joël Dicker appartiene alla seconda categoria. I suoi romanzi sono labirinti narrativi, pieni di false piste, colpi di scena e personaggi tridimensionali che sembrano uscire dalla pagina. Ma come ha fatto questo autore svizzero a conquistare milioni di lettori in tutto il mondo? Qual è il suo segreto? E perché, una volta iniziato un suo libro, è impossibile smettere di leggerlo?

Oggi entriamo nel mondo di Joël Dicker. Ma attenzione: qui nulla è come sembra.

L’inizio di una storia (ma non di un giallo)

Joël Dicker nasce a Ginevra nel 1985, in una famiglia in cui i libri non mancano: la madre è bibliotecaria, il padre è insegnante di francese. Eppure, il piccolo Joël non è il classico bambino con il naso sempre tra le pagine. Anzi, racconta spesso di essere stato uno studente piuttosto svogliato.

Ciò che lo affascina, però, è il raccontare storie. A soli dieci anni fonda una rivista sulla natura e sugli animali, che porta avanti per ben sette anni. La scrittura lo accompagna silenziosamente fino al 2010, quando il suo romanzo Les derniers jours de nos pères (ancora inedito in Italia) vince il Premio degli scrittori ginevrini.

Ma nessuno è pronto per quello che succederà due anni dopo.

2012: l’anno che cambia tutto

Immagina di essere un giovane scrittore svizzero e di aver appena pubblicato un libro che potrebbe passare inosservato. Poi, all’improvviso, succede qualcosa di incredibile. Il tuo romanzo diventa un caso editoriale, vince premi prestigiosi e finisce tra le mani di milioni di lettori.

Questo è esattamente ciò che è successo con La verità sul caso Harry Quebert.

Un thriller che è molto più di un thriller: una storia dentro la storia, una riflessione sulla scrittura e sull’ambiguità della memoria. Protagonista è Marcus Goldman, giovane scrittore in crisi, che si ritrova a indagare su un omicidio irrisolto che coinvolge il suo mentore, Harry Quebert.

Il libro è un successo senza precedenti: Grand Prix du Roman de l’Académie Française, Prix Goncourt des Lycéens, milioni di copie vendute. Dicker passa dall’essere un autore sconosciuto a uno dei più letti al mondo.

E no, non è stato un caso.

La formula (quasi) perfetta

Cos’hanno di speciale i romanzi di questi autore e perché creano dipendenza? Analizziamolo insieme:

1. Struttura a incastri – Leggere Dicker è come montare un puzzle: ogni dettaglio sembra casuale, ma a un certo punto tutto combacia.

2. Ritmo incalzante – Capitoli brevi, colpi di scena, dialoghi serrati. Nessun momento morto.

3. Personaggi magnetici – Scrittori tormentati, detective fuori dagli schemi, misteri che legano passato e presente.

Questa combinazione ha funzionato in Il libro dei Baltimore, L’enigma della camera 622 e Il caso Alaska Sanders. Ogni volta, Dicker rimescola le carte, cambia prospettiva, ma il risultato è sempre lo stesso: non riesci a smettere di leggere.

Qualche curiosità sfiziosa sull’autore

– Scrive ancora a mano prima di passare al computer.

– Harry Quebert è stato rifiutato da diversi editori prima di trovare il successo.

– Nonostante ambienti i suoi romanzi negli Stati Uniti, vive ancora a Ginevra e non ha mai lasciato la Svizzera.

– È estremamente disciplinato: scrittura e riscrittura senza sosta, senza distrazioni.

In conclusione: perché leggere Joël Dicker?

Perché ogni suo libro è un viaggio. Perché ogni capitolo ti lascia con la voglia di leggere il prossimo. Perché, quando pensi di aver capito tutto, arriva una svolta che cambia le carte in tavola e ti lascia lì come un fanciullo, piacevolmente meravigliato.

Voi cosa ne pensate di questo questo autore? Ditemelo nei commenti

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