A volte le cose più belle arrivano con delicatezza. Senza annunciare il proprio arrivo, senza bussare forte. Si infilano nei giorni apparentemente qualunque e restano lì, come se ci fossero sempre state.

È successo così anche con La Diffusione del Libro, una libreria toscana scoperta quasi per caso, a dicembre, nel cuore del periodo più luminoso dell’anno. C’era un calendario dell’Avvento letterario, una proposta ogni giorno, un modo gentile di accompagnare l’attesa con parole e copertine. E io, che sono sensibile alle piccole magie, non ho potuto resistere.

Non conoscevo quella libreria, eppure sembrava scritta per me. Un luogo che unisce l’amore per i libri alla grazia di chi li consiglia senza fretta, senza imposizione, con quel garbo d’altri tempi che ha il sapore delle cose fatte bene. Come nella libreria di Meg Ryan in C’è posta per te, dove i libri si vendono con il cuore e i lettori entrano per sentirsi visti.

Il paragone può sembrare romantico, e lo è. Ma certe librerie esistono davvero. Non solo nei film. Non solo nei sogni.

Quella scoperta natalizia, inaspettata e luminosa, ha continuato a sorprendermi anche ora, in primavera. Perché La Diffusione del Libro ha ideato un’altra iniziativa bellissima: il Pasqualibro. Niente cioccolato, ma dentro l’uovo ci sono libri scelti con cura, una sorpresa letteraria pensata per chi ha ancora voglia di lasciarsi stupire da una buona storia. È lo stesso spirito del calendario dell’Avvento, ma con un respiro nuovo. Una continuità di bellezza.

Entrare in contatto con questa libreria non è stato un semplice “acquisto”. È stato un incontro. Un incontro con un modo di fare libreria che resiste al tempo e alle mode, che crede nel consiglio personalizzato, nella voce del lettore, nella forza silenziosa della carta stampata.

E io, che in ogni luogo cerco sempre un punto in cui fermarmi, ascoltare e sfogliare, l’ho trovato.

La Diffusione del Libro è la libreria che non sapevo di cercare. Ma ora che l’ho trovata, so che non la abbandonerò. Magari in estate, tra una passeggiata e un gelato, per scegliere un romanzo da leggere sotto l’ombrellone. O in autunno, quando il vento profuma di nuove uscite editoriali.

Oppure semplicemente quando avrò bisogno di quel tipo di presenza silenziosa che solo certe librerie sanno offrire.

P.S.

Le librerie indipendenti sono luoghi necessari. Non solo perché vendono libri, ma perché custodiscono un’idea vera e garbata di cultura. Perché conoscono i lettori per nome, ricordano cosa hai letto e cosa potresti amare. Perché, come diceva Meg Ryan in C’è posta per te, “è un posto minuscolo, con pavimenti in legno consumati e l’odore inconfondibile dei libri. È il mio posto preferito al mondo”.

E anche se il mondo cambia, le librerie come questa continuano a resistere. Con amore, con grazia, con passione. Ed è per questo che dobbiamo proteggerle. E tornarci, sempre

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