Ogni tanto, ci sono libri che, anche dopo anni, riescono a toccarti come se fosse la prima volta che li leggi. “La Peste” di Albert Camus è uno di quelli. L’ho ricevuto nel mio Pasqualibro in un’edizione mai letta prima, e l’ho riletto con un piacere che, sinceramente, non mi aspettavo. Non è solo la trama a colpire, ma la sua attualità, la sua capacità di parlarci anche oggi, come se fosse stato scritto ieri.

Se non lo conoscete, il romanzo racconta di un’epidemia che colpisce la città di Orano. Ma, più che della malattia in sé, “La Peste” è una riflessione sulla condizione umana. È un’esplorazione profonda della sofferenza, della solitudine, della lotta e, soprattutto, della solidarietà. Camus ci racconta di una crisi che sconvolge la vita quotidiana, ma lo fa in modo che ci sentiamo come se stessimo vivendo quella crisi anche noi, oggi. In un mondo che è stato segnato dalla pandemia, le parole di Camus sembrano più vicine che mai.

La cosa che mi ha colpito di più, rileggendo questo libro, è quanto la sua riflessione sulla fragilità dell’essere umano sia ancora valida. L’epidemia di peste non è solo una malattia fisica, ma diventa un simbolo delle nostre paure più profonde: la morte, l’incertezza, la lotta per trovare un senso in mezzo al caos. Oggi come allora, ci troviamo spesso a confrontarci con eventi fuori dal nostro controllo, e il romanzo ci invita a riflettere su come rispondiamo a queste sfide. Camus non ci offre facili consolazioni, ma ci sprona a non arrenderci, a continuare a cercare, anche quando sembra tutto inutile.

Quello che rende “La Peste” ancora più speciale è che, mentre lo leggi, non puoi fare a meno di pensare che potrebbe essere la storia di chiunque, in qualunque momento. Ecco perché è sempre così incredibilmente attuale.

Ogni personaggio, dal dottor Rieux che combatte la malattia con tenacia, a Rambert che inizialmente vuole scappare, è una rappresentazione di come reagiamo di fronte alle difficoltà. La loro lotta, le loro riflessioni, i loro momenti di dubbio e di speranza sono universali. E credo che sia proprio questo a rendere “La Peste” un libro che dovremmo leggere tutti, non solo per comprendere meglio la condizione umana, ma per capire che, in fondo, siamo tutti nella stessa barca.

Leggere “La Peste” oggi è un po’ come guardarsi allo specchio e vedere una riflessione che non cambia mai. Camus ci parla di temi che sono eterni, che ci riguardano sempre: la ricerca di un senso in un mondo che sembra non averne, la solidarietà tra esseri umani, la lotta contro l’assurdità. In tempi come questi, credo che sia più che mai necessario rimanere ancorati a queste idee.

Quindi, se non lo avete mai letto, fatelo. E se lo avete già fatto, rileggetelo. È uno di quei libri che non smettono mai di insegnarti qualcosa, che ti fanno vedere il mondo con occhi diversi ogni volta. E, come è successo a me, potreste ritrovarvi a scoprire nuove sfumature e formulare nuove riflessioni sulla vita che ci circonda. Ieri, come oggi. Ma sicuramente, anche domani.

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