“Il grattacielo era una gigantesca macchina progettata per soddisfare ogni bisogno umano, un microcosmo autosufficiente. Ma come ogni ecosistema chiuso, era vulnerabile.”

Il condominio
di J.G. Ballard
Feltrinelli, 2014
pp. 192
€11 (cartaceo)
In Il condominio, pubblicato nel 1975, J.G. Ballard ci trascina in un universo claustrofobico e disturbante, ambientato interamente in un elegante grattacielo di quaranta piani, simbolo di progresso e modernità. In questa struttura perfettamente organizzata, dove ogni comfort è a portata di mano, qualcosa si spezza. Gli ascensori cominciano a guastarsi, la spazzatura si accumula, le tensioni tra i piani alti e bassi si moltiplicano. E così, lentamente ma inesorabilmente, la civilizzazione cede il passo all’istinto.
La trama si sviluppa in modo graduale ma costante, quasi ipnotico. Non ci sono veri colpi di scena, ma una discesa progressiva verso il caos, resa ancora più inquietante dalla freddezza con cui i personaggi – medici, registi, architetti, professionisti di alto livello – si adattano alla barbarie. I protagonisti sembrano anestetizzati, e forse è proprio questo il punto: Ballard non racconta solo un crollo sociale, ma una mutazione interiore.
Il romanzo è senz’altro originale: il grattacielo diventa allegoria di una società che implode su sé stessa, divisa tra classi, desideri repressi e solitudini urbane. Tuttavia, l’opera può risultare difficile da seguire. Lo stile è raffinato, preciso, a tratti visionario – ed è proprio questo uno dei suoi punti di forza – ma il ritmo spesso rallenta, appesantito da descrizioni e riflessioni che tolgono slancio alla narrazione.
Il mio giudizio personale:
Trama: ⭐️⭐️⭐️⭐️
Personaggi: ⭐️⭐️⭐️
Originalità: ⭐️⭐️⭐️⭐️
Stile: ⭐️⭐️⭐️⭐️
Nel complesso, Il condominio è un romanzo affascinante e disturbante, ma anche strano e a tratti un po’ ridondante. Una lettura che lascia una sensazione di inquietudine e che spinge a riflettere sul confine sottile tra civiltà e caos. Non per tutti, ma sicuramente memorabile.
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