Oggi avrei voluto parlarvi solo del Salone del Libro. Della mia passione, di un evento bello e spensierato. Ma la realtà mi ha dato uno schiaffo forte in faccia, facendomi rigare il volto da una lacrima. Silenziosa e straziante.

Viviamo in un mondo che fa sempre più paura. Un mondo in cui la cronaca sembra superare ogni limite di brutalità, lasciandoci attoniti, indignati, impotenti.

In questi giorni, due notizie – distanti geograficamente ma tragicamente affini nella loro disumanità – hanno scosso profondamente le nostre coscienze. Una ragazza di 22 anni, influencer messicana, è stata uccisa brutalmente durante una diretta social. In Italia, una bambina di appena 14 mesi, rapita e poi ritrovata positiva alla cocaina, è diventata il simbolo di un’infanzia violata, strappata alla sua innocenza.

Che cosa ci sta succedendo?
Come possiamo continuare a parlarci di innovazione, di progresso, di futuro, se non siamo più in grado di tutelare il presente, se permettiamo che la fragilità venga calpestata, che l’innocenza venga assassinata sotto gli occhi di tutti?

Non è questo il mondo che vogliamo. Non è questa la società che possiamo accettare.
La violenza, il narcisismo estremo, l’assuefazione al dolore altrui che ci rende spettatori passivi davanti all’orrore: tutto questo deve interrogarci, come individui e come comunità.

Serve un’etica collettiva che riporti l’umano al centro.

Serve responsabilità, in ogni gesto, in ogni parola.

Serve il coraggio di dire che no, non va tutto bene. Che non ci abitueremo mai.

Non possiamo salvare il mondo da soli, ma possiamo scegliere ogni giorno da che parte stare. Possiamo scegliere di essere umani. Davvero. Perché io, non so voi, ma mi sento stanca, affranta e non basta l’indignazione.

Questa umanità di umano non ha più nulla, se non le sembianze.

Posted in

Lascia un commento