
In mezzo al brusio dei padiglioni, tra stand colorati, autori, lettori appassionati e montagne di libri, una domanda continua a girarmi nella testa: leggere è ancora un atto rivoluzionario?
Nel 2025, in un’epoca dominata dalla velocità e dallo scroll infinito, prendere in mano un libro – e per giunta finirlo – sembra quasi un gesto fuori dal tempo. Leggere significa rallentare, concentrarsi, concedere attenzione. Significa lasciarsi guidare da una voce diversa dalla propria e mettersi in discussione.
Al Salone del Libro questo gesto collettivo si fa visibile. C’è chi cerca storie per evadere, chi per capire meglio il presente, chi per rispecchiarsi, chi per perdersi. Ma tutti, in qualche modo, riconoscono nel libro un oggetto ancora vivo, necessario. Forse non basta per cambiare il mondo, ma cambia il modo in cui lo guardiamo.
In queste giornate torinesi cariche di storie, editori indipendenti, e parole che scorrono come fiumi, ho riscoperto quanto la lettura sia ancora un atto intimo e potente. Perché ci chiede tempo, profondità e fiducia. E perché ogni libro scelto è una dichiarazione silenziosa di libertà.
E tu, che tipo di lettore sei? Pensi che leggere oggi abbia ancora un potere sovversivo?
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