Sedersi per un tè con Isabel Allende è come aprire la porta di una casa piena di storie: alcune sospese nell’aria come polvere dorata, altre sepolte sotto la storia, tutte raccontate con voce salda e visionaria.

Sorseggiamo un tè fragrante di cannella e cardamomo – aromi che ricordano la sua lontana cucina cilena – mentre Isabel Allende approda nel nostro salotto virtuale.

È impossibile restare indifferenti davanti al suo modo di narrare. Le sue parole non accarezzano, scavano. E al centro, sempre, ci sono loro: donne straordinarie nella loro quotidiana determinazione, che affrontano il mondo con coraggio, amore, perdita e memoria.

Allende scrive di donne da oltre quarant’anni, eppure riesce ogni volta a dar loro una forma nuova, a vestirle di epoche e culture differenti, senza mai tradire la loro essenza.

Per comprenderne davvero la potenza, basta tornare a due delle sue opere più emblematiche: La casa degli spiriti e Figlia della fortuna.

Con La casa degli spiriti (1982), suo esordio narrativo, Isabel Allende ci ha consegnato un romanzo-simbolo della letteratura latinoamericana. La saga della famiglia Trueba si snoda tra realtà e soprannaturale, in un Cile che muta e si spezza sotto il peso della dittatura. Clara, personaggio indimenticabile, è la prima grande eroina allendiana: sensitiva, silenziosa, capace di vedere oltre, rappresenta un modo tutto femminile di custodire il passato e intuire il futuro. Non è una figura passiva: Clara scrive, annota, costruisce una memoria alternativa, dove il ricordo non è solo malinconia ma resistenza.

Figlia della fortuna (1999) ci conduce invece dall’altra parte dell’oceano. Eliza Sommers è una giovane orfana cresciuta nella rigida società britannico-cilena di Valparaíso. Quando l’amore la spinge a imbarcarsi verso la California in piena corsa all’oro, inizia per lei un lungo percorso di metamorfosi. Eliza non è l’eroina romantica che rincorre un uomo: il viaggio le rivela il mondo ma soprattutto se stessa. Attraversa deserti, bordelli, cucine clandestine, si traveste da uomo, si reinventa, impara a sopravvivere, ma soprattutto sceglie. Non accetta il ruolo assegnatole. Figlia della fortuna è il romanzo dell’iniziazione, della libertà, del riscatto. Eliza è ogni donna che ha dovuto lasciare la propria casa per ritrovarsi altrove.

In entrambi i romanzi, come in tanti altri dell’autrice, Allende intreccia grande e piccolo, privato e politico, infuso e battaglia. Le sue protagoniste sono forti non perché invincibili, ma perché umane e capaci di rialzarsi. Sono donne che conoscono la perdita, che affrontano il lutto, la miseria, il disincanto, ma non si arrendono mai. Le accompagna sempre uno sguardo lucido e profondamente empatico, quasi materno, che non le giudica, ma le segue passo dopo passo, come si fa con una sorella, una figlia, una compagna di viaggio.

Ed è proprio questo sguardo che ritroviamo anche oggi, nel suo ultimo romanzo appena uscito in libreria: Il mio nome è Emilia del Valle. Ambientato in un Cile ferito dalla guerra civile del 1891, il libro racconta la storia di Emilia, una giovane cronista che lotta per dare voce ai dimenticati e ai caduti, in un mondo dominato da uomini e da verità manipolate. Emilia si muove in un contesto spietato, ma la sua forza – interiore, morale, civile – la rende sorella ideale di tutte le protagoniste allendiane: da Clara a Eliza, da Inés Suárez a Alma Belasco. Ancora una volta, Allende ci consegna una figura femminile che non chiede di essere salvata, ma che si fa strada da sé, armata di parole e dignità.

Il mio nome è Emilia del Valle è un tributo alla libertà di pensiero, al giornalismo come atto di verità, e alla forza delle donne che non rinunciano alla propria voce. Ed è, come sempre, un invito a ricordare che la letteratura può essere un rifugio, una ribellione e una strada.

Mentre il tè si raffredda, resta la certezza che con Isabel Allende non si legge soltanto: si viaggia e si sogna. Una pagina dopo l’altra, sorso dopo sorso.

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7 risposte a “Un tè con autore: Isabel Allende e le donne che attraversano la Storia”

  1. Avatar Topper Harley

    Mi dispiace ammettere di non aver mai letto nulla di suo, anche se da qualche parte qui in libreria dovrei avere La casa degli spiriti.

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Io l’ho letto in lingua originale ed è davvero pazzesco. Un romanzo che mi ha stregata e mi ha portato a leggerne molti altri. Trovo che la sua grande bravura sia quella di riuscire a caratterizzare in maniera super realistica i suoi personaggi. E questo è quasi paradossale se lo si contrappone alle ambientazioni fantastiche, tipiche delle sue opere. Io ti consiglio di recuperare quel libro un po’ dimenticato e di iniziare un nuovo viaggio letterario! Merita davvero! ☺️

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      1. Avatar Topper Harley

        Cercherò di seguire il tuo consiglio. Ma ho davvero una marea di libri da recuperare, penso che non basti una vita, solo per quelli che già posseggo.

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      2. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

        Siamo sulla stessa barca allora: abbiamo più libri che vite per leggerli tutti 😂

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      3. Avatar Topper Harley

        Esattamente… il che è anche un po’ triste 😅

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      4. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

        Sì, ma io vedo sempre il lato positivo: meglio essere circondata da troppi libri che da troppi st****i. Scusa il francesismo!!! 😂

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      5. Avatar Topper Harley

        Hai ragione 😂😂😂

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