Kukum

di Michel Jean

Marcos y Marcos (2024)

Traduzione di Sara Giuliani

pp. 232

€18 (cartaceo)

€9.99 (e-book)

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Un mare fra gli alberi. Acqua a perdita d’occhio, grigia o blu a seconda dell’umore del cielo, attraversata da correnti gelide. Il lago è al tempo stesso bello e terribile.

Smisurato. E la vita vi è tanto fragile quanto ardente.

Il sole sorge nella bruma mattutina, ma la sabbia conserva ancora la freschezza della notte. Da quanto tempo sto qui seduta davanti a Pekuakami?

Mille macchie scure danzano fra le onde e starnazzano insolenti. La foresta è un universo di occultamento e silenzio. Prede e predatori rivaleggiano nell’arte di mimetizzarsi. Eppure, il vento porta con sé il chiasso degli uccelli migratori ben prima che appaiano in cielo, e il loro vocio è incontenibile.

[…] Non so come finirà la storia del nostro popolo. Per me è cominciata con quella cena, tra la foresta e il lago. (pp. 13-14)

La vita della giovane protagonista, Almanda, quindicenne di orgini irlandesi, orfana e in custodia ai suoi zii, cambia radicalmente quando si innamora di Thomas, nomade innu che le insegna a vivere e ad amare. La ragazza molla tutto, la sua casa, le sue abitudini, le sue sicurezze, per inseguire quello che tutti i giovani adolescenti cercano a quell’età: se stessi. E nell’abbandonare i suoi panni di quotidianeità, Almanda scopre se stessa, scopre l’importanza dei legami famigliari, impara una nuova lingua, impara a procurarsi da sola il cibo per non morire di fame e scopre che la vita può essere altro. Il suo cambio radicale di esistenza è una scelta coraggiosa e impulsiva, tipica dell’adolescenza, difficilmente condivisibile dalla mente adulta, soprattutto se si considera che la storia comincia negli ultimi anni del 1800, ed è la storia (seppure un po’ romanzata) della bisnonna dell’autore, Michel Jean. L’autore non ci regala però soltanto uno scorcio di vita famigliare, ma ci regala un mondo intero, quello del Canada, delle sue origini, delle sue terre, dei suoi odori e delle sue radici. La lettura è scorrevole, si legge d’un fiato e ha il potere miracoloso di isolare il lettore tra le pareti di questo mondo da scoprire, lasciando fuori le voci dello stress contemporaneo.

Il vento si alza e viene ad accarezzarmi il volto stanco. Il lago si agita. Sono soltanto una vecchia che ha vissuto troppo. Almeno a te, lago mio, non possono fare nulla. Sei immutabile. (p. 16)

Almanda, ormai anziana si (e ci) racconta la sua storia. Attraverso i suoi ricordi, il lettore si fa cullare dalla natura che la circonda, perché la natura qui è parte attiva della storia, si fa personaggio. E così tra colori e magnifiche descrizione ci si lascia immergere nel selvaggio Québec, nella storia di una vita vera, abilmente narrata. Dei suoi genitori non ricorda quasi più nulla, se non alcuni dettagli fisici, ma tutto il resto non c’è più. Non sa se le due persone che l’hanno accudita fino ai suoi quindici anni le hanno voluto veramente bene, ma di sicuro hanno saputo prendersi cura di lei.

Gli zii erano agricoltori, e la protagonista li descrive come stanchi e grandi lavoratori. La domenica andava con loro a messa, in settimana invece, prima di andare a scuola mungeva la mucche e si occupava della fattoria. La zia sognava per lei un futuro da insegnante, ma purtroppo la famiglia di Almanda non aveva i mezzi economici per farla studiare normalmente. Questo però non sembra importare alla giovane, forse perché il suo sogno era un altro, anche se ancora non lo sapeva.

Ciò che emerge da questi ricordi è la forte voglia di andare oltre i propri confini, oltre le barriere geografiche. Cosa c’era oltre il suo mondo, al di là del fiume? È un mondo diverso da quello che conosciamo? Almanda se lo domanda spesso, affascinata e intimorita allo stesso tempo, perchè ciò che non si conosce, all’inizio, fa sempre un po’ paura.

Una sera Almanda incontra Thomas, un giovane innu dalla pelle ambrata, alto, “bello nel suo silenzio”. Da quel primo breve incontro, ogni sera il ragazzo, di poco più grande di lei ma dallo sguardo saggio di chi conosce il mondo con sicurezza e rispetto, le fa visita. A piedi, o in canoa. I loro due mondi separati si incontrano e nonostante i diversi stili di vita e le barriere linguistiche, sono destinati a non separarsi più.

“Mi piacerebbe vedere il fiume Péribonka e le sue montagne Thomas”.

“Non avresti paura?”

“Sì, un po’. Ma al tempo stesso…”

“Mi piacerebbe che venissi, Almanda. In canoa” ha detto, puntando il dito davanti a sé, “a casa mia”.

Ho guardato negli occhi chi mi stava chiedendo di seguirlo in capo al mondo. Ci ho visto il fiume, il lungo lago; al centro io e questo ragazzo dalle spalle larghe, lo sguardo sicuro. (p. 29)

Nella prima parte del romanzo scopriamo insieme ad Almanda le regole di vita e di rispetto per la natura della comunità innu, mentre nella seconda parte soffriamo insieme a lei per lo sradicamento non soltanto delle foreste, e con esse della fauna che le abita, ma assistiamo anche alla distruzione e alla devastazione di un’intera popolazione. Come la storia (ma anche il presente) troppo spesso ci insegna, la bestialità umana pecca sempre di presunzione nel voler predominare le culture che non conosce, o meglio che non vuole neanche provare a conoscere. E così, attraversiamo un secolo di storia in cui il male umano emerge, strappando i figli innu da quelli che erano considerati i loro genitori selvaggi (si doveva rimuovere “l’indiano” dai bambini), la natura viene sventrata, abusata e la comunità innu in preda all’alcolismo finisce per autodestruggersi tra sconforto e miseria. Per fortuna però, il potere delle storie e l’importanza del tramandarle vede sempre il trionfo della luce, anche nei momenti che ci sembrano più bui e desolanti.

Grazie a Kukum (la bisnonna Almanda), e al suo pronipote Michel (l’autore) oggi la speranza è ancora viva, e sono convinta che la storia di questa donna straordinaria verrà preservata, di generazione in generazione, pagina dopo pagina.

Carlotta Lini

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4 risposte a “Recensione: Nel cuore di “Kukum” di Michel Jean. Un viaggio tra natura e memoria”

  1. Avatar massimolegnani

    Recensione convincente, ordinato
    ml

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Mi fa molto piacere. Quando poi l’hai terminato fammi sapere cosa ne pensi. È davvero molto molto bello, una delle migliori letture di quest’anno. Grazie della fiducia ☺️

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      1. Avatar massimolegnani

        molto piaciuto, la scrittura è semplice, scorrevole come l’acqua di quei fiumi, la storia avvincente, gli scenari suggestivi, il destino di questo popolo tristissimo.
        ml

        Piace a 1 persona

      2. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

        Scusa, ti leggo solo ora! Son felicissima che sia piaciuto tanto anche a te. La capacità di Jean di arrivare al cuore del lettore è un qualcosa di così puro e prezioso che a mio avviso, una volta letto, questo romanzo fa necessariamente parte di te e non lo dimentichi più. Una delle mie letture più belle di quest’anno. Grazie per aver seguito il mio consiglio 🙏

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