
Chiara
di Antonella Lattanzi
Einaudi, ottobre 2025
pp. 176
€18 (cartaceo)
€11.99 (e-book)
«Non bisognerebbe mai avere figli» queste sono le parole che Marianna si sente continuamente ripetere come un disco rotto dai suoi genitori apparentemente perfetti. Siamo a Bari, in Puglia, nell’Italia degli anni Novanta, e Marianna è soltanto una bambina che va all’ultimo anno delle elementari. Ed è proprio alle elementari che la bambina ne incontra un’altra. Una che le offre un panino con la frittata, una che viene derisa dai compagni che la chiamano “La baffuta”, una che non ama mettersi in mostra e a casa ha l’inferno. Questa bambina si chiama Chiara e per tutta la sua infanzia sarà la sola salvezza, l’ancora a cui aggrapparsi con le unghie, e, in realtà, l’unico affetto di Marianna. Due bambine con situazioni famigliari molto differenti ma accomunate dalla paura di vivere: cosa succede quando il mostro non è sotto al letto ma ti siede accanto e lo chiami papà?
Nessuno può credere che dentro l’uomo che strega c’è il mostro, e quindi io non lo racconto neanche più.[…] Io e Chiara non sappiamo quando, ma sappiamo che si paleserà. (p. 109)
Il nuovo romanzo di Antonella Lattanzi non è una storia di formazione, ma è una storia che strattona l’animo umano e lo scaglia in un crescendo di tensione e angoscia, in un’altalena che oscilla tra presente e passato. A ogni pagina il lettore sente e vive la violenza fisica che subisce Chiara e la violenza mentale e psicologica di cui è vittima Marianna. Questa lettura può sembrare una sofferenza, ma è invece un inno alla forza di voler vivere nonostante tutto. Lattanzi ci accompagna verso gli eccessi del voler essere grandi, per scappare dalla famiglia, per scappare dalla paura, dalle responsabilità e soprattutto dal dolore. Il dolore di essere soltanto delle bambine prima e delle adolescenti poi. In questo tentativo di fuga dal mostro che hanno dentro, in maniera diversa, le due protagoniste si imbattono nella scoperta del piacere, dell’erotismo. Crescendo infatti Marianna scopre come darsi piacere e scopre cos’è l’amore, anche se non sa bene distinguerli e non sa dar loro il giusto nome e il giusto peso. Ma la fanno star bene, nonostante l’oscurità casalinga che la risucchia e la divora, giorno dopo giorno. Per fortuna nella sua vita c’è Chiara, per cui non prova solo amicizia, ma la forma più alta dell’amore: ne è attratta, non la capisce fino in fondo ma la ama incondizionatamente e nella lettera da non aprire che le affida da bambina le consegna, in fondo, il suo cuore e la sua stessa vita.
Quella sera, ho scritto tutto quello che era successo nella lettera per Chiara. Ogni dettaglio, per benino. (p. 36)
Questo romanzo breve conferma quanto la lingua italiana, se maneggiata con cura e con il giusto peso, possa regalare opere uniche con personaggi indelebili. Le due protagoniste finiscono infatti per rapire il lettore, lo trascinano nel loro mondo, e anche se a tratti sembrano volerlo soffocare per il senso di angoscia e terrore che sovrasta tutti, la bravura di Lattanzi nel raccontare con spietata genuinità la crudeltà domestica attraverso gli occhi di due bambine, dimostra una sensibilità artistica tale da rendere indimenticabile l’intera opera. Solo così, Chiara e Marianna vivranno per sempre.
Proprio allora sento un rumore provenire da una delle case sopra di me, un rumore che non mi piace per niente.
C’è un destino nelle tragedie, ne sono certa. Quando abbassi un attimo la guardia, quelle ti colpiscono piú forte.
Chiara non ha sentito, sta canticchiando che mi vuole bene non l’ho mica capito, mi vuole bene, lascio stare il vestito, e vuole darmi altri baci e fare il girotondo veloce come piace a noi bambine che poi cadi a terra, ridi, ti vien da vomitare; ma io ora non posso giocare né baciare.
Di solito lo vede dalla mia faccia che qualcosa con mio padre non funziona, ma adesso è in solluchero, mi ama, e non vede nient’altro che questa felicità piccola e grossa.
Non vede altro che me.
Di nuovo il rumore.
Che faccio? (p. 56)
Carlotta Lini
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