Oppure il diavolo

di Luca Tosi

TerraRossa edizioni, novembre 2025

pp. 100

€13

€7.50

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Sul mio conto dicevan finocchio, o anche succhiacazzi, dicevan. Ma non le ho mica combinate, io, le porcaggini che dicevan loro. Ignoranti sopraffini che non sono altro.

È che loro, se si convincon di una roba, dopo non gli scappa più dalla zucca. Gli fa i cunicoli dentro, come i bruchi.

In trentun anni che ci ho abitato, a Poggio Berni ne ho viste di tutti i colori. lo c’ero anche quella notte che Florian Dragoi ha fatto una gran briscola con la sua Mini Cooper, in piazzetta davanti al bar dell’Angela. Un incidente da restarci stecchiti.

Lì, il mio primo pensiero era stato: gli sta bene, non la scampa, a ‘sto giro. E invece… Non si può mai indovinar niente sulla vita degli altri, niente. (p. 7)

Così ha inizio la nuova opera di Luca Tosi, già autore del bellissimo Ragazza senza prefazione, sempre pubblicato da TerraRossa nel 2022. Natale, giovane poco più che trentenne, ha un nome che è già una condanna e un presagio ingombrante (non poteva chiamarsi Filippo o Giacomo?).

Segni particolari? Una madre manesca che gli ripete ogni giorno che se non fosse mai nato sarebbe stato meglio. Una madre che quando porta a casa degli uomini per scoparseli, non lo vuole, ovviamente, tra i piedi. Lui si tappa le orecchie per non sentirla ansimare, ma il sonno, come dice Tosi, non è facile da “acciuffare”. E nemmeno la felicità. Come se non bastasse, Natale vive a Poggio Berni, un posto dimenticato da Dio, con appena 3000 abitanti. Metà dei quali che tirano di coca.

Ho sentito in televisione che l’azzurro sarebbe il colore della serenità. Possibile? Io mi sentivo schiacciare, sotto quel cielo, come se ci fosse mia mamma, lassù, pronta a sganciarmi una tozza in picchiata. Sarà per questo che a me è il cielo nuvolo che piace. Quando non piove, nuvole come dirigibili, che ti lecchi un dito e senti l’aria, il verso che c’ha. (p. 24-25)

Tosi, ancora una volta, si conferma maestro del perfetto connubio tra dialetto e italiano. La sua lingua è ruvida, diretta e affilatissima, quasi quanto le vendette sottili che tende il suo protagonista, Natale. Questo romanzo breve è infatti una pungente satira antropologica. Natale è un rimuginante, ma simpatico, parassita che vive la propria infelice esistenza sulla pelle degli altri. I forti tozzoni della mamma l’hanno reso timido, introverso, goffo e fortemente insicuro. Non sa rapportarsi con gli altri se non “patendo” le loro vite. Il ragazzo è infatti oggetto di scherno da parte dei suoi compaesani che si beffano della sua camminata, lo deridono per non essere mai stato con una donna e in fondo, sono soltanto annoiati perchè anche nelle loro vite succede ben poco. Ma questa non è una storia di compassione. Questa è una favola al contrario: Natale è l’antieroe per eccellenza, il più sfortunato fra i paladini. Come un Don Chisciotte dei giorni nostri che è alla ricerca di risposte: perchè mia madre mi ha dato alla luce se poi mi ha sempre riempito di botte? Perchè se prego Dio per un po’ di affetto non ottengo nulla? La risposta è cercare di essere diabolici, facendola pagare a tutti, con conseguenze tragicomiche, tipiche della scrittura irriverente dell’autore.

L’aspetto che però maggiormente mi ha colpito di quest’opera, in rapporto alla precedente, è l’attenzione ai dettagli. Se in Ragazza senza prefazione il focus era incentrato più sul legame fra i due protagonisti e aveva una sua linearità temporale, al contrario Oppure il diavolo, sembra non avere né spazio né tempo. La dimensione in cui tutto si evolve è come chiusa in un grottesco e vendicativo vaso di Pandora, pronto ad esplodere. Questa storia pullula di personaggi: i benevoli chiamati per nome e i maligni per cognome. Eppure, nonostante il sovraffollamento sulle pagine, la triste verità è che il protagonista è un personaggio in preda a una totale solitudine e a uno schiacciante senso di abbandono. Chi si preoccupa per lui?

La velata ricerca d’amore di Natale mostra una nuova sensibilità narrativa. Se l’ironia e il sarcasmo si riconfermano le armi vincenti dell’autore, questa sorprendente delicatezza ci presenta una nuova sperimentazione artistica che non lascia spazio al dubbio: la scrittura di Tosi può arrivare ovunque e superare ogni confine, umano e narrativo.

Carlotta Lini

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