Ady e io. ADHD io funziono così.

di Rich e Rox Pink

Illustrazioni di Sara Rhys

Ape Junior-Salani, 2025

Traduzione di Francesca Manzoni

pp. 48

€14.90

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Cosa significa parlare di ADHD oggi?

Nel panorama dei libri illustrati dedicati ai temi del neurosviluppo, Ady e io occupa un posto speciale. Non si limita a spiegare l’ADHD in termini tecnici, né a elencarne i sintomi come farebbe un manuale. Sceglie invece la strada più insidiosa: raccontare l’ADHD attraverso gli occhi di una bambina che convive con questo modo di funzionare. Prima di inoltrarci nella mia recensione vorrei spiegare brevemente il significato di questo acronimo, facendo anche una piccola introduzione al tema. L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che riguarda la capacità di mantenere l’attenzione, controllare l’impulsività e regolare il livello di attività. Non dipende dalla volontà o dall’educazione: è un diverso modo di funzionare. Io non sono un’esperta del settore, ma il tema mi ha affascinata perché tratta un argomento ampiamente dibattuto al giorno d’oggi e per cui innumerevoli professionisti hanno pareri nettamente contrastanti. Parlando con psicologi e insegnanti è emerso come non sia sempre facile riconoscerla e trattarla tempestivamente.

Il punto di forza del libro è la personificazione dell’ADHD in “Ady”, un’ombra-amica (che nelle bellissime e suggestive illustrazioni di Sara Rhys appare come una creatura luminosa) che vive insieme alla protagonista, una bambina di nome Sophie.

Dare un nome al disturbo significa renderlo accettabile e quindi meno spaventoso. Ma soprattutto consente a Sophie di distinguere la propria identità dalle proprie difficoltà: io sono io, Ady è una parte di me, ma non sono solo lei. È un passaggio pedagogico cruciale, che aiuta a proteggere l’autostima e a ridurre il senso di colpa che spesso accompagna i bambini con ADHD. Qui, vedremo infatti come in maniera volutamente espasperante venga sottolineato esplicitamente il senso di colpa che un’insegnante scarica sulla protagonista, non sforzandosi di capirla. O meglio, non provando nemmeno a instaurare un dialogo con lei per cercare di capirla.

La narrazione è realistica e facilmente comprensibile sia per gli adulti che i giovani lettori (dai 5 anni in su).

Ci sono molteplici esempi in cui Ady prende il sopravvento scatenando distrazioni improvvise, guai disastrosi e fatica a stare nei tempi. Ma questi momenti non vengono presentati come esempi di “maleducazione”, bensì come il risultato di un modo di funzionare in maniera completamente differente, e questo è sicuramente una svolta che può fare la differenza per molti insegnanti e genitori, ma anche per gli stessi bambini e futuri adulti. Attraverso le immagini e il ritmo scandito da rime scopriamo il caos interno di Sophie, e la difficoltà a incanalare energia e attenzione.

Accanto alle difficoltà, però, emergono anche risorse: creatività, entusiasmo, capacità di osservare il mondo in modo non convenzionale. Questa visione equilibrata aiuta il lettore, bambino o adulto, a cogliere la complessità dell’ADHD. Il valore del libro sta anche nella sua funzione comunicativa. Letto a casa, può diventare un modo per un genitore di accogliere le emozioni del proprio figlio e di dare parole a ciò che spesso resta confuso. In una classe, può aprire un dialogo sull’inclusione e sull’empatia, aiutando gli altri bambini a capire il comportamento del compagno. Per un insegnante, significa spostare il proprio sguardo: dall’idea di un comportamento scorretto a quella di un bisogno da comprendere.

Qui apro una parentesi e spezzo una lancia in favore degli insegnanti: non sempre si hanno i mezzi e le energie per poter trattare con la dovuta tutela queste situazioni, perchè sugli insegnanti ricadono una serie di responsabilità inimmaginabili a chi è fuori da questo mondo. A questo proposito sarebbe utile far leggere questo testo nelle aule e nelle famiglie per normalizzare l’ADHD, e dare il giusto supporto sia a chi insegna sia a chi riceve l’insegnamento.

A mio avviso Ady e Io non è soltanto un libro per bambini: è uno strumento narrativo che restituisce dignità e voce a chi vive l’ADHD, e al tempo stesso educa gli adulti a una lettura più rispettosa e informata della diversità neuropsicologica. Con il suo linguaggio semplice e diretto riesce a raggiungere facilmente tutti, così da rendere Ady non un problema ma un qualcosa da abbracciare e accogliere nella propria vita, che sia la nostra o di chi ci sta accanto.

Carlotta Lini

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