
L’oratorio di Natale
di Göran Tunström
Iperborea, 2011
pp. 400
€18.50 (cartaceo)
Questa estate ho iniziato uno dei miei viaggi alla scoperta di autori, sensazioni, luoghi e…un po’ di magia. Mi sono imbattuta in Tunström quasi per caso, leggendo il suo breve ma intenso Un prosatore a New York, sempre edito da Iperborea.
In sole 50 pagine l’autore riesce ad attirare il lettore a sé in un modo tanto autentico quanto magnetico: così è cominciato questo viaggio, che non è ancora terminato ma che mi ha portato oggi a consigliare questa sua opera, decisamente più lunga, e ancora più lirica.
Ma di cosa parla?
Un giovane e famoso musicista di nome Victor, una sera d’inverno torna a Sunne, la cittadina dov’è nato, persa nelle foreste svedesi, per dirigere l’Oratorio di Natale di Bach, alla ricerca di se stesso e delle fonti più profonde della sua arte. L’intera narrazione rimane come sospesa in un lunghissimo flash-back, fino a concludersi circolarmente nella scena della corale. È insieme la storia di un amore immenso, un amore vissuto in modo diversificato e corale da tutti i protagonisti, e del lavoro di preparazione del concerto dell’Oratorio da parte di una corale di una piccola cittadina svedese, che dà il via alla narrazione, l’accompagna via via, e la chiude.
Una lettura delicata, sensibile e profonda sul senso della vita e delle proprie radici. Consigliato a chiunque voglia fermarsi un po’ per rigenerarsi, con calma e un pizzico di malinconia, tipica del periodo natalizio.
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