Non devi piacere a tutti. Come smettere di preoccuparsi di quel che pensano gli altri e vivere felici.

di Meg Josephson

Corbaccio, marzo 2026

Traduzione di Maria Olivia Crosio

€19.90 (cartaceo)

Può sembrare strano che oggi che viviamo in costante comunicazione con gli altri, ci preoccupiamo ancora tanto di come veniamo percepiti. Invece è proprio a causa di questo incessante dare e ricevere conferme e rassicurazioni esterne – i messaggi, i cuoricini messi ai messaggi altrui, i Like sui post, FaceTime, i video inviati come messaggi diretti – che ci ritroviamo in una spirale di insicurezza. Ci sono molti modi per dire a una persona che la stai pensando, ma proprio per questo ci sono anche molte occasioni in cui ci sentiamo dimenticati. (p. 11)

Dalle parole dell’autrice, la Dott.ssa Meg Josephson, che è anche psicologa e psicoterapeuta, capiamo quanto questo suo testo, seppure non accademico, sia uno specchio riflesso del suo vissuto. Una terapia su cui lei stessa ha lavorato costantemente e che le ha permesso di affrontare il tema del “compiacimento” come approccio relazionale.

La tesi che sostiene Josephson è infatti l’importanza di accompagnare i lettori (e i suoi stessi pazienti) nel processo di riconoscimento del trauma, partendo dall’interno dell’individuo. La storia riportata nel testo rispecchia la sua esperienza personale ma vuole anche essere una guida, secondo l’autrice, non ancora esistente, di come gestire e affrontare il peso di “dover pensare di piacere sempre a tutti”. Non esteticamente, ma di andare a genio, essere in sostanza, accettati.

Se l’assunto può sembrare semplicistico o banale, è chiaro che vivere con questa necessità, se non si interviene per tempo, logori, e possa generare una facile crisi d’identità: “Se non piaccio, allora chi sono io?”. Viviamo in una società che sta demolendo sempre più le relazioni sociali in favore di quelle virtuali, e che vede nell’altro uno specchio giudicante e determinante per il proprio valore di essere umano. Se ho tanti followers, allora è perché piaccio. Se alla mia festa vengono tutti miei compagni è perché sono popolare e così via. Ma cosa succede se mando un whatsapp all’amico e non mi risponde? Sarà arrabbiato con me? Avrò detto qualcosa di sbagliato? Perché non mi vuole? Questa è forse un’esasperazione, ma trovare il modo di gestire questo approccio alla vita e di conseguenza imparare ad autoregolarsi per vivere meglio, sono sicuramente strumenti utili a tutti, anche a chi sta intorno.

L’obiettivo di questo libro non è quello di farvi rimanere bloccati all’infinito in uno stato di biasimo e amarezza nei confronti dei vostri genitori o del passato in generale, ma di prendere atto e capire con realismo in che modo vi hanno influenzato le esperienze infantili, in modo che possiate iniziare a guarire da lì. Lo scopo è concedervi finalmente di riconoscere le emozioni che gli altri non hanno voluto vedere, capire che le azioni e reazioni dei vostri genitori non erano colpa vostra, […]. (p. 37)

Josephson risponde a questa riflessione con innumerevoli e precisi esempi di vissuto. Ispirandosi alla sua vita ma anche a quella dei suoi pazienti, naturalmente proteggendoli dal patto di riservatezza e non rivelando mai elementi che siano riconducibili alla realtà. Il suo linguaggio è tecnico ma facilmente fruibile per chi non è del settore e offre innumerevoli spunti e soluzioni, sulla gestione del tema.

Quando qualcuno ce l’ha con me, perché la situazione migliori devo chiedere immediatamente scusa.

Per adattarsi, Brianna ha assunto il ruolo di Custode della pace. Questa è stata la sua strategia per sentirsi al sicuro […]. (p. 41)

Un argomento centrale nell’intero volume è il cosiddetto fenomeno del fawning. Il nostro corpo manifesta quattro possibili reazioni a una minaccia: la prima è la fuga, la seconda la lotta, la terza il congelamento (quando ci si immobilizza dalla paura) e la terza è il compiacimento, inteso come sottomissione.

Di libri sul self-care, sull’auto-aiuto ce ne sono tantissimi, questo però sembra davvero offrire una chiave di lettura interessante e, se accompagnato a una vera terapia reale, può senz’altro essere un punto di partenza stimolante, volto ad affrontare la tendenza cronica di compiacere sempre gli altri, rimettendo al centro se stessi e i propri bisogni.

Carlotta Lini

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