
(ATTENZIONE SPOILER)
Cosa c’è di più bello nel festeggiare il Natale circondato dai parenti e dagli amici più cari, attorno a una tavola imbandita con un imponente tacchino ripieno e gustosissime leccornie natalizie?
Secondo Luther Krank, una crociera ai Caraibi. Lontano dallo stress e dal caos natalizio. Obiettivo: dimenticarsi del Natale.
La moglie Nora, inizialmente riluttante all’idea di non spedire i 200 biglietti di auguri di buone feste, e successivamente preoccupatissima all’idea di “Cosa penseranno mai i miei vicini di casa se non farò la festa di Natale e Luther non metterà il Frosty sul tetto?”.
Alla fine cederà all’idea (brillante) del marito.
In fondo la figlia Blair è in Perù per una missione coi corpi di pace e non tornerà per le feste. E quindi perché non concedersi un po’ di relax e dire NO al Natale e a tutto il tour de force che ne comporta?
Questo romanzo “anomalo” e raro di Grisham, è sicuramente esilarante in quanto a emozioni. È un galoppante crescendo di pathos che culmina (ecco lo SPOILER) con i coniugi che il giorno della partenza per l’agognata vacanza decidono di rinunciarvi perché la figlia cambia idea, fa una sorpresa e torna per le feste. Peccato glielo comunichi soltanto poche ore prima, e peraltro aspettandosi che tutto sia come è sempre stato.
Ora veniamo a un’analisi più approfondita: se è innegabile che la penna di John Grisham sia brillantemente incalzante come ritmo narrativo, la bravura dell’autore sta nel forte dualismo che si prova (almeno io personalmente), sopratutto per il personaggio della madre Nora. A me, quando ricevuta la telefonata della figlia risponde “Si, ma certo cara che festeggiamo il Natale come sempre”, fa montare su un nervoso che nemmeno la vocina stridula della Umbridge. Ma perché non le dice la verità? Perché non lo fa, è sua figlia. Semplicemente ha altri piani e perché rinunciare a un viaggio di total relax (anche economicamente parlando)?
Poi però ci penso su e penso a mia mamma. E in fondo un po’ Nora la capisco.
Voto: 8
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