Nel salotto di una villa inglese affacciata su un giardino silenzioso, il tè è servito in una porcellana fine dal bordo dorato. La donna seduta di fronte a noi ha uno sguardo limpido, eppure ogni suo gesto cela una compostezza affilata. È Agatha Christie, la scrittrice più letta al mondo dopo la Bibbia e Shakespeare, e la nostra ospite di oggi.

Se potessimo davvero prendere un tè con lei, probabilmente cominceremmo con una domanda semplice:

“Come si costruisce un mistero?”

E lei sorriderebbe, con quella calma che nasconde una mente matematicamente geniale e direbbe: “Cominciando dalla fine”.

Perché il delitto, per Agatha, non è mai il punto di partenza, ma il centro intorno a cui costruire un labirinto. Il colpevole, lei lo conosce già. Il piacere sta nel disseminare falsi indizi, osservare i sospetti, lasciare che sia il lettore a inciampare. Credo che il senso di smarrimento nel lettore le piaccia, le dia quasi un senso di superiorità, ma benevola.

Nata nel 1890, cresciuta leggendo romanzi gotici e avventure poliziesche, Agatha non ricevette un’istruzione scolastica formale. La sua cultura si formò in casa, alimentata da una madre anticonvenzionale (da lei considerata una medium) e da una curiosità sconfinata. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio come infermiera e poi come assistente in una farmacia: fu lì che apprese tutto ciò che le serviva sui veleni. E fu proprio con un veleno, nella sua opera prima Poirot a Styles Court, che diede vita all’investigatore belga Hercule Poirot, destinato a diventare uno dei personaggi più celebri della letteratura.

Agatha Christie era una donna dal carattere schivo, amante del silenzio, delle rovine antiche, dei deserti orientali. La sua sparizione del 1926 – undici giorni di mistero ancora oggi avvolti nel dubbio – alimentò il mito. Venne ritrovata in un albergo, registrata sotto il cognome dell’amante del marito: un gesto che molti interpretarono come un atto di rivalsa, altri come un blackout psichico. Agatha non ne parlò mai. Non scrisse una riga su quell’episodio.

Ma il segreto del suo successo non si rivela solo nella costruzione perfetta delle sue trame. La Christie sapeva raccontare l’animo umano. Le sue storie sono gialli, sì, ma sono anche studi su gelosie, ambizioni, rancori e ipocrisie. Ogni crimine nasce da un’emozione, ogni assassino porta con sé una fragilità.

Seduta davanti a noi, con un dolcetto al limone e lo sguardo perso fuori dalla finestra, ci direbbe che scrivere non è mai stato un atto eroico per lei, ma un macabro quiz.

Prima di congedarci, vorremmo chiederle quale sia il suo personaggio preferito. Ma sappiamo che questo è per lei un tasto dolente, soprattutto su Poirot. L’autrice infatti, negli ultimi anni, aveva dichiarato che iniziava a detestare quel “presuntuoso ometto”, ma naturalmente gli ci era affezionata, in quanto sua creatura (e peraltro, la più riuscita). Sorvoliamo e con immensa gratitudine la congediamo.

E mentre la luce scende su quel salotto immaginario, ci rendiamo conto che in fondo Agatha Christie non ha mai smesso di offrirci una tazza di tè: ogni libro è un invito, ogni indagine un’occasione per osservare il mondo da vicino e ricordare che la verità, spesso, è nascosta in bella vista.

Consigli di lettura

1. Dieci piccoli indiani (E non ne rimase nessuno) – 1939

Un capolavoro di suspense, in cui dieci sconosciuti vengono invitati su un’isola e uccisi uno dopo l’altro. Il finale è uno dei più sorprendenti della letteratura.

2. Assassinio sull’Orient Express – 1934

Un classico con Poirot alle prese con un delitto su un treno bloccato dalla neve. Un enigma perfetto in cui ogni dettaglio ha un peso.

3. L’assassinio di Roger Ackroyd – 1926

Romanzo rivoluzionario per l’epoca, narrato da un personaggio interno alla storia. Uno dei finali più audaci della Christie.

Curiosità e aneddoti

Scriveva nella vasca da bagno: Agatha amava rilassarsi immersa nell’acqua calda mentre pensava alle trame. Una tavoletta appoggiata sulla vasca le serviva da appoggio per scrivere.

Aveva paura di volare: Nonostante abbia viaggiato molto, soprattutto in Medio Oriente, preferiva il treno e la nave.

Firmò con uno pseudonimo: Con lo pseudonimo Mary Westmacott, scrisse sei romanzi rosa/psicologici, tra cui Ritratto incompiuto. Nessuno sospettò che dietro vi si celasse la regina del giallo.

Non sopportava Poirot: Verso la fine della carriera, Christie si stancò del suo famoso investigatore, arrivando a definirlo “insopportabile” e snob. Eppure lo lasciò vivere fino alla fine della sua opera. Il New York Times gli dedicò un necrologio: Quando Poirot “morì” in Sipario, fu l’unico personaggio di finzione a ricevere un necrologio sul New York Times.

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3 risposte a “Un tè con autore: Agatha Christie, la Signora del Giallo”

  1. Avatar Topper Harley

    Metto in lista L’assassinio di Roger Ackroyd. Gli altri due li ho letti, geniali.

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      É in assoluto il mio preferito, ma credo sia un po’ poi di nicchia. O meglio, le persone a cui l’ho consigliato non ne hanno colto l’originalità e l’hanno definito noioso. Sono curiosa di avere poi il tuo parere.

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      1. Avatar Topper Harley

        Potrei trovarlo nella mia libreria preferita, lo cercherò.

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