L’estate che ho ucciso mio nonno

di Giulia Lombezzi

Bollati Boringhieri, marzo 2025

pp. 313

€17.00 (cartaceo)

€9.99 (e-book)

https://amzn.to/3VIgLC4 pp.320: Chi si prende cura di chi accudisce? Recensione di “L’estate che ho ucciso mio nonno” di Giulia Lombezzi

Alice ha sedici anni, è figlia di genitori separati, legge manga, scopre il suo corpo pensando a Jason Momoa e ha degli ottimi amici su cui contare. Angiu, amica sincera, che si sente un 8 di corpo ma un 5 di viso e Cane, leggero ritardo cognitivo, stronzo autentico, ma di quelli simpatici. La sua vita è perfettamente equilibrata, per come può esserlo quella di un’adolescente con gli ormoni in fermento e i bisogni di quiete che se no Aliceesplode. Alice però non sa che nella sua vita piacevolmente imperfetta, sta per abbattersi una presenza invadente, tiranna e soprattutto che da sempre la terrorizza.

Sopraggiunge poi, sorretto da due facchini, il letto ortopedico. Lo vedo arrivare dalla finestra, beccheggiare come una macabra imbarcazione in giro per il cortile. Spero che sbagli direzione. La porta d’ingresso viene spalancata e la barca è in casa e in corridoio e poi in camera, un ospite violento, pieno di tubicini e pulegge. Un letto-frigorifero, senza legno né colori. Non c’è niente di personale. Ha senso, i malati non hanno mai niente di personale. Sono tutti uguali. Le volte che sono stata in ospedale mi è parso così. Sarà per il pigiama, forse, chi l’ha mai visto un malato in jeans? O per quel ridicolo camice col culo fuori.

Nonna l’aveva, per un periodo. Si vergognava da morire. Infatti poi è morta.

C’è anche un comodino, alto, giallognolo. E una sedia a rotelle, che viene spinta in un angolo. (p. 13)

Come un uragano inaspettato, l’arrivo di Nonno Andrea nelle vite di Alice e di sua madre Marta è tanto indesiderato, quanto inevitabile. Un urto non gradito che si schianta improvvisamente e distrugge tutto. Distrugge gli equilibri di madre e figlia, ma devasta anche la stabilità mentale e lo spazio fisico della giovane protagonista, perché il vecchio che non conosce e che deve chiamare “nonno”, lei non lo vuole in casa sua. Nessuno infatti ha chiesto ad Alice il permesso di far entrare una figura decadente, burbera e con la sigaretta sempre in mano nella sua vita. La madre, si annulla. Anzi si auto-distrugge completamente per prendersi cura di un uomo anziano, che si lamenta, che cade rovinosamente in bagno, nudo e flaccido. Ma il problema non è questo. Il problema è che non dice mai “grazie”. E Alice, la protagonista, ha solo sedici anni e quell’invadenza che le cambia la vita radicalmente la urta, perché casa diventa una prigione, in cui il nonno da accudire è sempre presente, troppo presente.

L’altra notte Nonno mi ha guardata dormire. Una presenza sfocata sbatteva contro il mio sonno, ho aperto gli occhi ed era lì. Ho urlato. (p. 37)

Al lettore sorge spontanea una domanda: ” Chi si prende cura di chi accudisce?”

Ad Alice è stata impartita una lezione generazionale: bisogna voler bene ai nonni e rispettare gli anziani. Peccato che lei non sappia chi sia quell’anziano che con arroganza si è appropriato della sua vita, ma soprattutto di quella di sua madre, rendendola una badante involontaria delle sue isterie senili. Attraverso la rabbia crescente di questa giovane, il lettore scopre pagina dopo pagina un passato pesante nella vita delle due donne, un segreto che porterà la protagonista a chiedersi quale sia il vero confine tra vittima e carnefice, scoprendo che non è sempre così facile prendere la decisione più saggia.

Fin dalle primissime pagine, l’attenzione viene catturata da due elementi che caratterizzano la lettura e coesistono parallelamente per tutta la durata del romanzo: la fortissima e neanche troppo sottile ironia da un lato, il premuroso e silenzioso amore protettivo di una figlia per sua madre, dall’altro. In mezzo, tanta rabbia, tantissima fame, e un senso di abbandono e solitudine. E anche badanti molestate che scappano.

Nessuno ha detto quanto Nonno si fermerà. Si deve rimettere perché gli hanno fissato una vite nell’anca, e ha fatto infezione, così l’hanno riaperto e richiuso e ora è depresso. Da quando è morta nonna – quasi un anno fa – gli è peggiorato il diabete e gli sono venuti gli attacchi di panico, principalmente perché non sapeva lavare i piatti. Nessuno gli aveva detto dove stavano le padelle, anche, o come si carica la lavatrice. Nonna era troppo occupata a morire per lasciargli istruzioni. (p. 17)

Giulia Lombezzi con arguta ironia riesce a descrivere l’atto violento e indesiderato del dover sopportare la presenza di un estraneo nella vita di un’adolescente. Con una lingua ricca, tagliente e autentica, ci trasporta in un romanzo che non si rivolge soltanto ai più giovani, ma soprattutto ai genitori e alle istituzioni, nella speranza che le cose cambino. Il sarcasmo irriverente nel descrivere la drammaticità di certi passaggi è tanto crudo da dover talvolta rileggere la stessa frase per coglierlo bene, perché la maestria dell’autrice sta proprio nello sbeffeggiare, forse lei direbbe “perculare”, le situazioni più grottesche della vita, smantellandole gentilmente.

Carlotta Lini

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4 risposte a “Chi si prende cura di chi accudisce? Recensione di “L’estate che ho ucciso mio nonno” di Giulia Lombezzi”

  1. Avatar massimolegnani

    mi attira molto questo romanzo per come ne parli e per gli stralci che proponi.
    segnato anche questo, grazie
    ml

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Grazie mille a te Massimo! Buona lettura e attendo poi un tuo feedback 😉

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  2. Avatar massimolegnani

    Letto e piaciuto.
    Ho apprezzato la trama che fino alla fine mantiene una soddisfacente tensione quasi da thriller in salsa familiare. Buona la caratterizzazione dei personaggi, puntigliosa e mai caricaturale, anche se nonno Andrea a volte ci va pericolosamente vicino, riuscita anche quella dei ruoli minori, piaciuta in particolare la figura di Cane, un perdente che fa di questo la sua forza e il suo alibi.
    ml

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto e che anche tu abbia apprezzato la scrittura dell’autrice. Giulia Lombezzi riesce a rendere “reali” i suoi personaggi, e a dar loro voce in maniera autentica, ma senza risultare mai snaturati dalla loro età e dal loro contesto. Grazie per aver seguito il mio consiglio di lettura ☺️🙏

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