
Oggi faccio una piccola digressione. Una mini vacanza dal presente e anche se l’acqua è ancora fredda, faccio un tuffo con voi nel passato.
Torno indietro nel tempo, a quando scrivere, alle elementari, era un’imposizione. Ricordo che per molti miei compagni era una velata forma di tortura dettata dal sadismo sconfinato delle maestre. Soprattutto il dover scrivere il tanto temuto tema intitolato “Racconta delle tue vacanze “
Diciamolo, estive o natalizie che fossero, in fondo, non piaceva a nessuno scrivere delle proprie vacanze. E si, nemmeno a me. Ciò che adoravo, erano i temi di fantasia. Mi brillavano gli occhi nel leggere “Inventa un racconto con”.
Perché mi piaceva?
Perché mi faceva sentire libera di esplorare la mia libertà, la mia fantasia, la mia fanciullezza. E così mille personaggi in cerca di collocazione, nascevano. E con loro, forse talvolta, si perdevano anche il filo conduttore e l’essenza stessa del tema, ma mai la voglia di scrivere e di raccontare.
Credo di aver fatto impazzire la mia cara maestra, nel doversi leggere così tante pagine di scrittura creativa di una bimba delle elementari. Ma lei mi ha sempre incoraggiata, e quando iniziai i miei studi classici, più tardi al liceo, lei conoscendo bene sia me che la mia penna, mi suggerì tre titoli di passaggio dall’età della fanciullezza alll’inizio dell’adolescenza. Non erano romanzi comuni o di formazione, ma erano quanto di più azzeccato potesse esserci: una guida silenziosa a me stessa.
Perciò grazie Maestra, per avermi fatto scrivere tanti temi (anche quelli delle vacanze, si). Grazie per avermi fatto esplorare la mia fantasia, per avermi dato la possibilità di esprimermi e per avermi resa oggi una giovane donna, ambiziosa, consapevole e ancora un po’ sognatrice.
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