
Questa è una di quelle domande che ultimamente mi pongo sempre più frequentemente.
Scrittori: si nasce o si diventa?
Le varie scuole, i vari corsi, i tanti guru e santoni illuminati reperibili in circolazione e nelle migliori librerie di quartiere, vogliono insegnarci a scrivere. Ora, non me ne vogliano le istituzioni più serie, ma per me, scrittori si nasce.
Voglio fare un esempio: uno chef nasce tale o fa una lunga e interminabile gavetta per diventarlo? La mia risposta è: ci nasce. Sì, perchè io posso leggere mille mila libri, fare mille mila corsi perfezionando capacità tecniche e conoscenze chimiche dell’ortaggio, ma se non ho quell’estro creativo che mi permette di far sognare e innamorare il mio cliente a ogni mio assaggio, allora sì, sono un ottimo preparatore di piatti sublimi ma nulla più. Cosa metto di mio nell’atto di creazione di una pietanza?
Un altro esempio, ancora più calzante. Se sono un violinista e mi esercito studiando anni e anni la stessa melodia, studio e mi diplomo al conservatorio, entro in orchestra, ecc ecc. Si sarò un ottimo esecutore, ma la musica la devo sentire nelle mie vene, la faccio mia, la possiedo e diventa la mia lingua con cui comunicare. Sia chiaro, lo studio della materia è imprescindibile, ma di Paganini quanti ce ne sono?
Al Liceo mi capitava spesso di assistere alle interrogazioni dei miei compagni: c’era chi sapeva la lezione a memoria e che la ripeteva come le migliori filastrocche per bambini, e c’era chi invece non aveva solo studiato ma aveva anche capito. Eccola, la vera differenza.
Scrivere è un atto di fiducia verso se stessi e verso gli altri, significa soprattutto avere qualcosa da raccontare e farlo bene. In questo la vita ci è compagna, nel bene e nel male, ma le accademie possono solo migliorare e sicuramente perfezionare quello che già era di predisposizione individuale.
Anche l’AI scrive benissimo. Spesso meglio di tanti umani. Può essere un’alleata preziosa, se la si maneggia con cura. Ma può essere motivo di smarrimento se le si affida la nostra intera esistenza: vogliamo davvero che tutto sia grammaticalmente perfetto ma senza un’anima?
Io credo – ma soprattutto spero – di no. L’impulso di scrittura può arrivare anche a cent’anni, ma se ce l’hai dentro, nessuno, nemmeno l’AI è in grado di togliertelo.
Ed è forse così che nasce il vero talento. Tutti possiamo scrivere. Ma farlo bene, quella è un’altra cosa.
Scrivi una risposta a Topper Harley Cancella risposta