Col passare degli anni, mi sono riscoperta essere estremamente selettiva. Questo perché il mio tempo libero è talmente limitato che pretendo sempre che sia di qualità. Perciò, in questo breve tempo di svago e relax in cui mi sforzo di non pensare a tutto quello che devo fare, ho necessità di circondarmi soltanto di persone che mi facciano star bene e me ne vogliano a loro volta. Può sembrare banale, ma l’amore è uno dei concetti meno compresi dal genere umano, soprattutto l’amore per se stessi. A volersi bene, non sì egoisti, ma consapevoli. A volersi bene, si impara a stare al mondo, a stare con gli altri. A saperli trattare e apprezzare. Perciò amarsi davvero è la chiave per il proprio relax, e forse anche per la propria sanità mentale.
Cosa fa alzare un muro in me con gli altri?
L’essere umano stesso. La cattiveria, l’arroganza e la presunzione dell’animo umano, mostro di crudeltà e vergogna per questa Terra mi fa alzare un muro altissimo, che mi impedisce di vedere oltre, nei limiti che questo comporta. Sarebbe bello credere che la gentilezza e la bontà d’animo facciano parte di noi esseri umani, ma la storia attuale e passata ci insegna che non possiamo aspettarci altro.
Bella domanda, brutta risposta. Ma sono sincera. Tendo a chiudermi molto tra i libri, e meno con le persone, non perché mi voglia nascondere, ma perché i libri sono autentici, sempre e comunque. I libri ci ricordano la nostra umanità facendoci viaggiare tra mondi e culture. Ci permettono di essere tristi e di piangere senza giudicare, ma anzi ci rendono possibile abbracciare il nostro dolore. E per fortuna ci fanno anche ridere e sorridere con spensieratezza, come ad esempio Stefano Benni sapeva fare, a modo suo, con la sua scrittura originale e ironica. Non amo ripubblicare post di commiato, ma un saluto glielo devo, menzionandolo e pensando alla sua bella “Il bar sotto il mare” una delle mie primissime letture di bambina.
La domanda esatta era quale tratto della personalità nelle persone fa alzare un muro con me, vero?
La bestialità , ecco.
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