Tristezza vai via

di Giancarlo Cerveri e Claudio Mencacci

Solferino, aprile 2026

pp. 320

€19.90 (cartaceo)

Credo che il punto di forza di questo saggio scritto a quattro mani sia di togliere dalla testa l’idea più tossica che circola sulla depressione: che sia colpa tua.

Giancarlo Cerveri e Claudio Mencacci, medici psichiatri, scrivono allo stesso tempo un atto d’accusa e un atto d’amore. Accusa verso il pregiudizio che ancora confonde la depressione con la debolezza, con la “tristezza che passa”. Amore verso chi ci cade dentro e si ritrova a dover spiegare una malattia che non si vede.

Molti ritengono che la patologia depressiva sia una malattia della mente, intendendo con questo che coinvolga un ambito del nostro funzionamento psichico che ha poco a che fare con il cervello. Taluni parlano apertamente di una malattia dell’animo umano, facendo riferimento a un luogo della malattia che non sembra avere rappresentazioni fisiche. Sempre più invece la ricerca neuroscientifica ha osservato come i luoghi della malattia siano da ritenersi nel sistema nervoso centrale, pur senza riuscire a definire con esattezza quali possano essere le modalità con cui la patologia si esplica. A questo vanno poi aggiunti gli aspetti legati allo stress ambientale e la modalità psicologica con cui ognuno di noi processa le informazioni in modo più o meno adattativo. Risulta chiaro come ogni forma depressiva è il prodotto di un mix di fattori di natura sociale, psicosociale e biologica che definiscono in modo unico la rappresentazione sintomatologica nel singolo individuo. (p. 105)

La tesi è chiara: la depressione non è una colpa. È una malattia. Del cervello, del corpo, della vita. Non nasce dal “non essere abbastanza forti”. Nasce da meccanismi biologici, psicologici e sociali che si incastrano e schiacciano. Dirlo sembra ovvio. Il problema è che non lo è. Perché in giro, ancora oggi, si sentono pronunciare frasi come queste: “Ma tirati su, dai!” “Uffa, piangi sempre!” “Cerca di essere felice, almeno oggi”.

I due autori hanno dalla loro però un grande vantaggio: sono medici. Cerveri psichiatra, Mencacci psichiatra e divulgatore. Sanno la scienza. Ma scelgono di parlare semplificando, senza ergersi su una cattedra. Spiegano come funziona il cervello depresso senza trasformare il lettore in studente. E soprattutto spiegano come la medicina aiuta a guarire. La medicina non compie miracoli, ma ha gli strumenti. Farmaci, sì. Ma anche diagnosi, ascolto, tempo e cura. Elementi di cui purtroppo sottovalutiamo valore e importanza.

Il punto forte del saggio è lo smontaggio del senso di colpa. Quello che schiaccia chi è depresso due volte: prima per la malattia, poi per non riuscire a “reagire”. Cerveri e Mencacci lo dicono senza giri di parole: non sei pigro. Non sei negativo. Hai un organo che non funziona bene, come succede con il cuore o con i polmoni. La differenza è che il cervello lo porti sempre addosso, e quando fa male sembra colpa tua. Tu la percepisci tale anche perché la società te la fa pesare

Solferino, con questo saggio, fa il suo lavoro. Pubblica un libro che serve e non un libro che vende facile. In un momento in cui tutti parlano di benessere come fosse una performance, la casa editrice mette in catalogo chi ricorda che la salute mentale è prima di tutto cura e non ottimismo forzato.

Tristezza vai via è un saggio psicologico che offre comprensione per chi ha accanto persone che soffrono di depressione ma anche per chi ha bisogno di sentirsi un nome e non un invalido. Un saggio che consiglio vivamente a chiunque senta di aver bisogno di aiuto, per sé o per chi ci sta accanto.

Carlotta Lini

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