L’apprendista dei fiori

di Yukihisa Yamamoto

Garzanti, maggio 2026

Traduzione di Laura Solimando

pp. 272

€18 (cartaceo)

Ormai sembra che tutti i romanzi siano esordi da milioni di copie vendute, tutti best-seller, casi editoriali dell’anno e via dicendo. Almeno così recitano le ambiziose fascette (che prontamente sono solita rimuovere, anche se ne comprendo le necessità di marketing). Questo romanzo però, è davvero una lettura piacevole, intima e di rinascita, e offre ai suoi lettori e lettrici quel pizzico di fiducia e serenità che non sempre trovano negli altri esseri umani.

La storia è ambientata in Giappone, a Tokyo (prima a poi ci andrò anche fisicamente). Kikuko, la protagonista, ha un nome che richiama il crisantemo, nome scelto da una madre che ha sempre preteso il massimo da lei. Crescendo, la ragazza si sente soffocata da aspettative troppo grandi e dall’idea di dover essere sempre impeccabile. Quando l’ansia diventa insostenibile, incontra Rita, una raffinata fioraia che le offre un nuovo modo di guardare sé stessa e il mondo.

Attraverso i fiori, Kikuko scopre un linguaggio fatto di simboli, colori e profumi, capace di esprimere emozioni che le parole non riescono a raccontare. Inizia così a lavorare nel negozio di Rita come apprendista e, giorno dopo giorno, impara il significato nascosto di ogni fiore e l’arte di trasformare bouquet e composizioni in messaggi carichi di sentimento.

Nonostante i progressi e la gratitudine dei clienti, Kikuko continua a fare i conti con le insicurezze che si porta dentro e con il peso delle critiche ricevute in passato. La figura della madre e il suo giudizio sembrano ancora accompagnarla, impedendole di sentirsi davvero libera.

Il percorso tra i fiori diventa allora anche un viaggio interiore: Kikuko comprende che, proprio come ogni fiore può racchiudere significati diversi, anche una persona non può essere definita da una sola caratteristica o da un’unica aspettativa. Accettare la propria complessità potrebbe essere la chiave per guarire le ferite del passato e trovare finalmente il proprio posto nel mondo.

L’apprendista dei fiori è principalmente una storia toccante e delicata su come i fiori possano lenire ferite invisibili e aiutarci a ritrovare la speranza, ma in essa c’è in realtà molto di più. Se da un lato il piccolo negozio di fiori è una celebrazione della bellezza dei fiori e della vita, una filosofia fortemente abbracciata dalla cultura orientale, soprattutto giapponese, dall’altro abbiamo una protagonista che, a poco più di vent’anni , è già esausta per il troppo lavoro e per la sensazione di aver perso la sua strada. Questa condizione, seppure romanzata, è una forte critica alla società attuale che a meno di trent’anni si sente già stanca, frustrata e sconfitta. Questo è un elemento di denuncia da non sottovalutare, perché è un dato tanto reale in Giappone (lì le kyōiku mama costringono i loro figli a studiare anche la notte in collegi dedicati al duro apprendimento, portando loro del cibo di modo che non si distraggano) ma lo è anche, seppure in maniera differente, anche per la nostra situazione europea. Questo non è certo il focus del libro, ma è particolarmente interessante e merita indiscutibilmente uno spazio di riflessione.

Su Kikuko grava soprattutto il discutibile peso dei desideri materni, che a loro modo mi hanno ricordato la figura decisamente non-materna della madre della protagonista di Ripetizione di Vigdis Hjorth (lettura da me sempre super consigliata). Quanto grava il peso di dover essere perfetti e quanto ci impedisce di sbocciare e vivere? Questo bellissimo romanzo, ci offre un barlume di speranza sulla possibilità di rinascere, nonostante tutto, nonostante tutti.

Carlotta Lini

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