In un’epoca in cui la lettura sembra diventata un’esperienza performativa, consumata velocemente tra una notifica e l’altra, i Book Club stanno vivendo una nuova era. Non sono più soltanto piccoli gruppi di amici che si incontrano occasionalmente per discutere di romanzi, ma veri e propri luoghi di aggregazione culturale, capaci di creare comunità e restituire alla letteratura una dimensione collettiva. Forse il successo dei gruppi di lettura nasce proprio da una contraddizione del nostro tempo: siamo costantemente connessi, eppure sempre più soli.

Leggiamo da soli, ma sentiamo il bisogno di condividere ciò che una storia ha smosso dentro di noi. Perché un libro, per quanto sia un’esperienza intima, non nasce per rimanere chiuso nella solitudine del lettore. La letteratura da sempre crea un dialogo tra chi scrive e chi legge, ma anche tra lettori diversi che, attraverso le pagine di uno stesso romanzo, scoprono punti di vista differenti. Negli ultimi anni il fenomeno dei Book Club ha attirato sempre più l’attenzione anche del mondo editoriale. Le case editrici hanno compreso che il futuro del libro non passa soltanto dalla vendita di copie, ma dalla costruzione di comunità attorno alle storie stesse.

Durante il podcast di Neri Pozza è emerso proprio questo aspetto: alla fine di ogni puntata, quest’anno che la casa celebra i suoi ottanta anni dalla fondazione, sono stati citati alcuni gruppi di lettura che dimostrano quanto il desiderio di incontrarsi intorno ai libri sia ormai un fenomeno diffuso e trasversale. Si tratta ormai di persone che cercano un modo diverso per vivere la lettura: più partecipato, più umano, più vicino.

Anche altre case editrici hanno iniziato a sperimentare nuove forme di coinvolgimento dei lettori. Un esempio interessante è quello di Blackie Edizioni con il progetto legato a Peyton Place, che ha trasformato il lancio editoriale in un’occasione di partecipazione e conversazione intorno al libro. Non solo promozione, dunque, ma costruzione di un’esperienza condivisa.

Ed è forse proprio questa la parola chiave: esperienza. Il lettore contemporaneo sente l’esigenza di essere parte di qualcosa. Sono sincera, mi rendo conto che questa sia anche solo una moda, forse temporanea, ma per me lettrice forte (termine che non amo troppo) è veramente bello pensare di condividere le mie emozioni con qualcuno che stia leggendo e vivendo le mie stesse storie. Una domanda è però inevitabile: perché i Book Club stanno esplodendo proprio ora?

Secondo me, per queste tre ragioni:

La prima è il bisogno di respirare e prendersi una pausa. In una realtà dominata dalla velocità, dedicare un tempo preciso alla lettura significa rivendicare uno spazio personale. Condividerlo con altri significa trasformarlo in un appuntamento, qualcosa che acquista valore proprio perché viene scelto e protetto.

La seconda è il bisogno di relazione e appartenenza. Dopo anni in cui molte esperienze sociali si sono spostate online, cresce il desiderio di incontri reali, di conversazioni senza filtri, di luoghi in cui non sia necessario apparire ma semplicemente essere se stessi, ed essere accettati per quello che si è.

La terza è il desiderio di approfondimento. Spesso leggiamo un libro e sentiamo di aver colto qualcosa, ma ascoltare le interpretazioni degli altri ci permette di scoprire dettagli che forse da soli non avremmo visto. Ogni lettore porta con sé la propria storia, e ogni lettura diventa inevitabilmente diversa, facendo crescere la voglia di ascoltare ed essere ascoltati.

Forse il successo dei gruppi di lettura ci ricorda qualcosa di molto antico. Prima ancora di essere un oggetto da acquistare, il libro è stato una narrazione orale condivisa: le storie sono nate per essere tramandate, ascoltate e discusse. Il Book Club contemporaneo recupera proprio questa dimensione perduta, portando la letteratura fuori dalle pagine arricchendola attraverso il confronto, ed in questa accezione cambia il nostro modo di guardare a una storia quando qualcuno ci mostra una prospettiva nuova. Ed è questo il miracolo dei gruppi di lettura: trasformare un libro in un punto d’incontro tra persone che forse, senza quella storia comune, non si sarebbero mai incontrate. In fondo, forse è proprio questo il motivo per cui oggi i Book Club stanno tornando protagonisti: perché abbiamo ancora bisogno di storie, ma forse abbiamo ancora più bisogno di persone con cui condividerle.

Carlotta Lini

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2 risposte a “Perché i Book Club stanno vivendo una nuova era: cosa significa leggere insieme ai tempi dello scroll infinito”

  1. Avatar gaberricci

    “Il lettore contemporaneo sente l’esigenza di essere parte di qualcosa”: direi piuttosto l’essere umano contemporaneo, anzi… l’essere umano. Il book club secondo me sta avendo molto successo per due motivi: intanto, perché consente di avere uno spazio di aggregazione che non sia a pagamento (cioè, a parte quello del libro, che però probabilmente avresti comprato ugualmente); ed in secondo luogo, perché ti fa uscire dalla valanga di consigli letterari dei social, consentendoti di concentrarti su UN titolo, per altro consigliato da persone di cui, da un certo punto in poi, ti fidi.

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Sono d’accordo e trovo che i tuoi interventi siano sempre interessanti. Grazie!

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