• Un prosatore a New York

    di Göran Tunström

    Iperborea, marzo 2008

    Traduzione di Fulvio Ferrari

    pp. 64

    €5.50

    Tunström lo conosciamo meglio per il suo più celebre L’oratorio di Natale, ma in questa brevissima opera che si legge anche in un’ora ( lo sconsiglio, perché va gustata come un buon vino), l’autore gioca con la vita e con ciò che rappresenta. Quest’opera vuole innanzitutto essere una celebrazione dell’esistenza stessa. L’autore si mostra ai suoi lettori per quello che è, sognando una vita altrove, immaginando di divenire il grande prosatore di New York. La storia vede la sovrapposizione infatti del protagonista con lo scrittore stesso: uno scrittore svedese che fugge dalla sua patria alla ricerca della Grande Mela, la terra promessa, fatta di sogni e speranze ma anche di illusioni e sconfitte. Con Un prosatore a New York, l’autore mostra un volto diverso della propria scrittura: più diretto, quasi confidenziale, pur senza rinunciare a quella grazia stilistica e a quella precisione linguistica che attraversano tutta la sua opera. È un libro che sembra lasciare spazio all’immediatezza dell’emozione e, proprio per questo, riesce a instaurare con il lettore una sincera complicità.

    Arrivai con Una frase in valigia: “Una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo del pomeriggio.” (p. 9)

    Fin dalle prime righe, il romanzo si muove sul confine tra autobiografia e invenzione letteraria. Il protagonista, alter ego dichiarato di Göran Tunström, approda a New York in cerca di ispirazione e, forse ancor più, di una distanza dal proprio Paese e dal timore di non essere all’altezza. Ne emerge il ritratto di uno scrittore inquieto, ironico e vulnerabile, animato da una fiducia quasi ostinata nel potere delle parole e dell’immaginazione. L’incontro con il pittore Bendel Bigard e con il piccolo universo umano che ruota attorno al suo atelier newyorkese introduce nella narrazione un’atmosfera surreale, animata da figure eccentriche e memorabili. L’equivoco che porta il protagonista a essere scambiato per l’autore di un dipinto destinato a suscitare clamore diventa allora molto più di un espediente narrativo: è l’occasione per interrogarsi sull’identità dell’artista e sulla sottile distanza tra autenticità e rappresentazione.

    Tunström affronta temi profondi come il desiderio di essere visti, la fragilità dell’arte, il bisogno d’amore, e lo fa con una leggerezza mai superficiale. La sua scrittura evita ogni compiacimento intellettuale e lascia emergere, con naturalezza, la meraviglia nascosta nelle vite comuni: l’ordinario come straordinario. L’opera appare come un libro prezioso perché raccolto (sono poco più che sessanta pagine) e personale: una sorta di autoritratto intimo, capace di restituire in poche pagine l’essenza di uno scrittore che ha sempre cercato, nella letteratura, un modo per dare forma alla complessità dell’esistenza. Anche per questo, la scelta di Iperborea di riproporlo dopo la sua scomparsa assume il valore di un omaggio discreto e profondamente significativo.

    L’opera di Tunström non è facilmente accessibile, ma è così bella che invito alla lettura chiunque abbia il desiderio di andare oltre i suoi limiti, provando a coglierne le più delicate sfumature e le più tristi amarezze. Non compirete un viaggio di sola andata, ma al ritorno, ne sono certa, il vostro bagaglio sarà non solo ricco, ma arricchito.

    Carlotta Lini

  • Una bussola per genitori imperfetti

    di Francesca Cardini

    Vallardi, marzo 2026

    pp. 238

    €18.90

    Questo manuale si rivolge al bambino che è in ognuno di noi: al bambino che siamo stati, quello che ha subito comportamenti tossici senza rendersene conto, e a quello che oggi avrebbe bisogno di essere ascoltato, accolto e nutrito. Grazie a questa consapevolezza di ciò che siamo stati e ciò che possiamo essere, potremo essere non dei genitori perfetti, ma degli esseri umani migliori.

    Francesca Cardini, psicologa e psicoterapeuta, in Una bussola per genitori imperfetti affronta la genitorialità senza trasformarla in una gara di prestazioni o in un elenco sterile di regole da seguire. Il suo sguardo procede altrove: dentro le fragilità degli adulti, dentro quelle crepe emotive che spesso precedono la nascita stessa di un figlio e che riemergono, improvvise, proprio nel momento in cui si è chiamati a educare, accogliere, contenere.

    La nostra mente, mentre ci relazioniamo da genitori, ricorda la nostra personale esperienza di figli e reagisce ad essa. Questa non è una colpa, non possiamo evitare che la mente ricordi e non abbiamo responsabilità rispetto a ciò che ci è capitato. Ma possiamo tenerlo presente, sapere che è una cosa che accade e diventarne sempre un po’ più consapevoli. E possiamo iniziare a coltivare la compassione verso di noi, verso il passato e la storia che non ci siamo scelti. Non possiamo evitare che le ferite possano riaffiorare e farci soffrire ancora. Ma possiamo imparare piano piano a separare il nostro passato dal nostro presente di genitori. (p. 23)

    Il cuore del libro, infatti, non riguarda soltanto il rapporto tra genitori e figli, ma quello, più complesso e delicato, tra ogni adulto e il proprio bambino interiore. Cardini sembra ricordarci che molti dei nostri automatismi, delle nostre paure e delle reazioni sproporzionate o dei sensi di colpa che abitano la quotidianità familiare non nascono nel presente, ma affondano le radici in ferite antiche, in bisogni ignorati o in ascolti mancati. Ed è proprio qui che questo testo trova la sua autenticità più profonda.

    L’autrice evita accuratamente il tono giudicante che spesso caratterizza certi manuali dedicati alla genitorialità. Nessuna formula perfetta, nessuna promessa illusoria di equilibrio assoluto. Al contrario, emerge una visione profondamente umana dell’essere genitori: una condizione fatta anche di stanchezza, rabbia, inciampi, contraddizioni. Eppure, proprio dentro questa imperfezione, la Dottoressa individua la possibilità di costruire relazioni più consapevoli e meno fondate sulla paura.

    La scrittura mantiene una chiarezza accessibile senza perdere spessore psicologico. Ogni riflessione sembra nascere dall’esperienza clinica, dall’ascolto reale delle persone, e questo dona al libro una dimensione concreta che arriva immediatamente a chi legge. Non si ha mai la sensazione di trovarsi davanti a una teoria astratta: ogni pagina dialoga con vissuti riconoscibili, con dinamiche familiari comuni, con emozioni che molti adulti faticano persino a nominare.

    Particolarmente prezioso è il modo in cui viene restituita l’importanza della psicoterapia. Non come risposta miracolosa o soluzione rapida, ma come spazio di comprensione, come possibilità di interrompere catene emotive tramandate inconsapevolmente di generazione in generazione. Cardini mostra con grande lucidità quanto un genitore che scelga di guardarsi dentro stia, in realtà, compiendo un gesto d’amore anche verso i propri figli. Perché educare significa inevitabilmente fare i conti con se stessi.

    Una bussola per genitori imperfetti diventa così qualcosa di più di un semplice libro sulla crescita dei figli: è un invito ad abbracciare la propria fragilità senza vergogna, ad accettare che l’equilibrio non coincida con l’assenza di errori ma con la capacità di riconoscerli, comprenderli e trasformarli. E forse è proprio questo il passaggio più potente del volume: ricordare agli adulti che meritano ascolto tanto quanto i bambini che stanno cercando di crescere.

    Carlotta Lini

  • Il finale si scrive da sé

    di Evelyn Clarke

    Mondadori, aprile 2026

    Traduzione di

    pp. 432

    €22

    Se me l’aveste chiesto a metà lettura vi avrei detto che questo giallo è sensazionale, tiene incollati alle pagine, ben studiato e dal ritmo lento ma stimolante. Poi certo, a me, la lentezza piace, non tutto deve essere rapido e immediato. Purtroppo però è mia abitudine volgere al termine delle mie letture e questa, mi spiace dirlo, ma mi ha davvero profondamente delusa…proprio sul finale.

    L’idea di partenza non è originale, ma conserva in sé un fascino suggestivo: un’isola scozzese che ospita la casa di un brillante scrittore di thriller, tale Arthur Fletch, il quale invita misteriosamente sei scrittori sconosciuti e non particolarmente eccelsi, a soggiornare da lui. L’arrivo nell’antica dimora cela però un grande segreto: l’autore è in realtà morto e i sei sono stati chiamati per terminare in sole settantadue ore il suo ultimo manoscritto, rimasto incompleto. Facciamo dunque la conoscenza di questi personaggi, tutti molto diversi fra loro. C’è la timida e promettente ventenne Cate, una scrittrice di thriller che non ha ancora pubblicato nulla ma che vanta di condividere con Fletch la sua stessa agente, Eleanor Vandenberg. Ci sono poi i coniugi Sienna e Malcom, anche loro giallisti. La prima è ambiziosa e risoluta e desidera liberarsi per sempre dal peso di condividere col secondo non soltanto lo pseudonimo di scrittura (Penn Stonely) ma la stessa vita matrimoniale. Il secondo, Malcom, è un fanfarone narcisista e spiantato, che brama solo gloria, senza curarsi dei sentimenti altrui. Tra i sei scrittori vi è anche la giovane Millie, specializzata in Young Adult, un’apparente ingenuotta che nasconde non pochi segreti. L’esperta di romance, Priscilla, stereotipata come colei che si veste sempre di rosa e fucsia, Jaxon, il palestrato specializzato in fantascienza e infine l’esperto di horror, Kenzo. La gara sembra stimolare le menti degli aspiranti scrittori, fino a quando non ci scappa un altro morto…

    Sembrano gli elementi perfetti per un thriller alla Agatha Christie, ma purtroppo siamo molto lontani dalla leggenda britannica. Dietro allo pseudonimo di Evelyn Clarke si nascondono le penne della scrittrice V.E. Schwab e della sceneggiatrice Cat Clarke. Ciò che ho apprezzato ampiamente è la loro pungente e spietata critica al mondo dell’editoria. Perchè dietro a questo ambizioso romanzo si nasconde il mistero più grande di tutti: cosa si è disposti a fare pur di essere pubblicati? Le autrici ben descrivono le dinamiche sociali degli scrittori, mostrando come perfino un mondo come quello editoriale sia in realtà un meccanismo di marketing volto solo a monetizzare, attento più all’apparenza che ai contenuti. Gli autori sono solo pedine di una scacchiera macabra e di un gioco di cui non conoscono le regole: vittime della loro stessa ambizione. Questo aspetto è fresco, ben trattato e mira a punzecchiare un settore che si ritiene sopra le parti, ma che di fatto è allo stesso livello di tutti gli altri.

    Ciò che invece non mi ha proprio convinta è il tipo di scrittura, interrotta e tratteggiata in maniera un po’ troppo marcata e ridondante e soprattutto il finale scelto. L’ho trovato assurdo, poco credibile e incoerente. Non è affrettato ma manca di senso con il resto della narrazione, come se fosse slegato e scritto solo per creare suspense e colpi di scena. La sensazione è che si voglia lasciare una porticina aperta per un capitolo due. Ma se è vero che il finale si scrive da sé, a questo punto era meglio lasciarlo incompiuto. Lo so, Stephen King l’ha definito come uno dei migliori thriller del 2026, e chi sono io dunque per dire la mia? Solo una lettrice delusa. Peccato, davvero un’occasione sprecata.

    Carlotta Lini

  • Ecco venti nuovissime uscite in arrivo a maggio e a giugno.

    1) SHOBA RAO – DONNE DI NESSUNO (NERI POZZA)

    Data di uscita: 1 maggio 2026

    Traduzione di Raffaella Vitangeli

    pp. 352

    €20 (cartaceo)

    È una notte del destino quella del 14 agosto 1947: da un tratto di penna sull’immenso subcontinente indiano nascono due Paesi distinti, India e Pakistan. Ma i confini tracciati sulla carta sono ignari delle vite che travolgono. Così, milioni di uomini, donne, bambini si mettono in marcia in un esodo da Apocalisse, nelle opposte direzioni, esiliati da sé stessi, e da quella che fino al giorno prima era la loro terra. Un’umanità muta e prostrata, da cui affiorano alcuni volti. Sono i volti delle eroine di questi racconti, donne che, in ogni epoca e a ogni latitudine, pagano il prezzo più alto, e qui, seppur oppresse da ruoli millenari, rimangono custodi di una forza sottile. C’è una giovane restituita a un’unione senza amore dopo che il suo sposo, creduto morto, torna da un campo profughi a reclamarla; un’esule trapiantata a New York che, schiacciata dal peso del passato, precipita in una spirale di smarrimento; una ragazzina venduta, che nel silenzio prepara la sua vendetta paziente; una madre bloccata dalla parte sbagliata della frontiera per un gesto d’amore trasformatosi in condanna; una moglie che deve riassemblare i pezzi del suo matrimonio dopo una tragedia da cui è impossibile riprendersi, e un’altra ancora che vende il suo corpo per sottrarre sé stessa e il marito all’inedia. Con uno sguardo che riesce a essere spietato e insieme compassionevole, Shobha Rao racconta di storia in storia uno sradicamento violento che non può ripararsi nell’arco di una sola generazione, e le esistenze strappate e intrecciate di queste donne di nessuno, te spezzate ma mai del tutto vinte.

    2) KEN GREENHALL – L’ACCOMPAGNATRICE (ADELPHI)

    Data di uscita: 12 maggio 2026

    Traduzione di Cristiana Mennella

    pp. 220

    €19 (cartaceo)

    A un primo sguardo, Jillian Cole sembra una donna gradevole ma tutto sommato anonima. E lo stesso si potrebbe dire di suo padre, folti capelli bianchi e un paio di occhiali scuri a nasconderne la cecità. Fitte ombre, tuttavia, si allungano dietro questa facciata rassicurante. Di lui si dice che abbia poteri taumaturgici, che sia capace di guarire i malati con il solo tocco delle mani. Mentre Jillian, che di mestiere fa l’accompagnatrice per donne anziane e fragili, quando è il momento sa prendersene cura fino alle estreme, irreversibili conseguenze – non senza un sinistro piacere. Arrivata a Serena, Iowa, nel cuore dell’America rurale, la coppia non ci mette molto a individuare chi sarà la prossima assistita di Jillian: Mrs. Dobb, «un piccolo spettro pallido sostenuto dalla testiera scura del letto», che subito manifesta un ambiguo attaccamento per la giovane e una malcelata attrazione per il padre. Ma Mrs. Dobb non è sola: attorno a lei, nella grande casa dall’«inquietante mancanza di simmetria», gravitano, come in un morboso valzer familiare, David ed Eva – gli enigmatici figli gemelli, legati solo dalla reciproca avversione – e una nipote «irresponsabile ma non felice». Come se non bastasse, qualcuno riaffiora dall’oscuro passato di Jillian e non sembra intenzionato ad andarsene prima di aver trovato una risposta alle domande scomode che lo hanno portato fin lì. Con questo romanzo cupo e ipnotico, forgiato su un personaggio femminile irresistibilmente torbido e amorale, Greenhall si conferma maestro dell’innaturale, genere letterario che è tutto suo.

    3) JONAS HASSEN KHEMIRI – LE SORELLE (EINAUDI)

    Data di uscita: 19 maggio 2026

    Traduzione di Katia De Marco

    pp. 656

    €24 (cartaceo)

    Le sorelle Mikkola: Jonas le sente nominare per la prima volta dai suoi genitori mentre costruisce il suo castello di Lego, a cinque o sei anni. Il suono di quel cognome è strano, non gli sembra svedese, né francese, la lingua che i suoi usano per le faccende serie. Pare che le sorelle siano figlie di una vecchia amica del padre di Jonas, e che insieme a lei si trasferiscano di continuo per «allontanarsi», non si capisce bene da cosa. Sarà solo sette anni piú tardi che Jonas conoscerà le Mikkola, quando andranno a vivere nel suo quartiere di Stoccolma. Svedesi-tunisine proprio come lui, da ragazzine Ina, Evelyn e Anastasia sono un mondo intero da scoprire. Parlano inglese tra di loro, sono dirompenti, inarrivabili per i coetanei – quindi vittime delle dicerie piú disparate – e tutto tranne che ordinarie: Ina è una fuoriclasse del basket seria e rigorosa, Evelyn una sognatrice che distribuisce aneddoti ipnotici, Anastasia una presenza vulcanica e confusionaria. Le sorelle Mikkola esercitano un fascino irresistibile su Jonas che, a parte alcuni brevi e mai dimenticati momenti, si accontenta di seguirle da lontano fin dal primo incontro, e per i decenni a venire, rincorrendo le loro tracce tra feste di Capodanno, corsi di arabo, crisi esistenziali, amicizie perdute e amori ritrovati, dalla Svezia alla Germania, dalla Tunisia agli Stati Uniti. Mentre cerca di diventare adulto tra un’ingombrante figura genitoriale e mille difficoltà, Jonas si tiene stretta una certezza: qualcosa di molto profondo lo lega alle sorelle Mikkola, forse un’eredità culturale, un percorso comune, un destino. O magari una misteriosa maledizione. Nelle pagine magnetiche e travolgenti di questa saga famigliare contemporanea, Jonas Hassen Khemiri esplora l’enigma dell’identità nelle sue molteplici forme, il segreto delle trasformazioni a cui ci sottopone il tempo, la tenacia dei sogni che non lasciamo andare. Ma soprattutto con Le sorelle Khemiri celebra il potere delle storie che raccontiamo, capaci di cambiare una vita. E di spezzare maledizioni, vere o immaginarie che siano.

    4) AKINARI ASAKURA – GLI ULTIMI SEI (FELTRINELLI)

    Data di uscita: 19 maggio 2026

    Traduzione di Federica Lippi

    pp. 272

    €19 (cartaceo)

    Shōgo Hatano ha ventun anni ed è arrivato dove quasi nessuno riesce: tra i sei finalisti di un processo di selezione che ha eliminato oltre cinquemila candidati. Chi vincerà entrerà alla Spiralinks, la tech company più ambita del Giappone.

    La prova finale, ufficialmente, è semplice: gli ultimi sei devono dimostrare di saper fare gioco di squadra. Se riusciranno a formare un gruppo affiatato, l’azienda assicura un posto a tutti. Poco prima del colloquio, però, le regole cambiano: Spiralinks assumerà solo una persona. E a sceglierla saranno gli stessi candidati. A loro disposizione, una sala riunioni e due ore e mezza di tempo. L’esercizio di team building si trasforma in una guerra psicologica. Tutti ostentano fair play, ma le parole diventano armi e i colpi bassi si moltiplicano.

    Quando inizia la prima votazione, nella stanza compaiono sei buste, una per ciascun candidato, ognuna con un segreto devastante: informazioni capaci di distruggere una reputazione, una carriera… un futuro.

    Mentre la tensione sale e le alleanze cambiano a ogni voto, Shōgo dovrà capire chi ha orchestrato il complotto e convincere gli altri di meritare il lavoro dei sogni prima che qualcuno lo elimini dal gioco. Una mossa sbagliata può trasformare la selezione in un incubo. E non è detto che tutti ne escano vivi.

    Otto anni dopo, una persona indaga su ciò che accadde quel giorno. Chi ottenne il lavoro? E a quale prezzo?

    Finalmente approda in Italia un caso editoriale che in Giappone ha scalato le classifiche: un thriller psicologico sul lato oscuro della competizione nel mondo del lavoro, dove a volte per vincere non basta essere i migliori ma essere disposti a tutto.

    5) ALBA DE CESPEDES – VORREI TRASCORRERE UNA DOMENICA DA UOMO (MONDADORI)

    Data di uscita: 12 maggio 2026

    A cura di Olga Campofreda

    pp. 288

    €14 (cartaceo)

    Elegante, ironica e sommamente intelligente, nella sua lunga e intensa attività giornalistica Alba de Céspedes ha “detto la sua” sulle donne con la stessa lucidità di sguardo con cui ha raccontato le sue protagoniste nella finzione narrativa. Lo ha fatto ritraendo figure come Eleonora de Fonseca Pimentel, Sibilla Aleramo e Marilyn Monroe, auspicando l’indipendenza economica delle donne o discutendo del loro ingresso in magistratura, rispondendo a Natalia Ginzburg sul “pozzo” di depressione in cui talvolta le donne cadono o ragionando sul loro rapporto con la letteratura e la politica. Interventi apparsi soprattutto su «Mercurio» e su «Epoca», dove negli anni Cinquanta la scrittrice rispondeva con arguzia e modernità di vedute alle lettrici del settimanale – che spesso in realtà erano lettori, polemici col titolo apparentemente schierato della rubrica: «Dalla parte di lei» – a proposito di indipendenza e parità economica, matrimonio e divorzio, lavoro professionale e domestico. In equilibrio tra passione e lucidità, Alba de Céspedes registra in presa diretta entusiasmi, dubbi, perplessità, timori di una società scossa da radicali cambiamenti, ma soprattutto sollecita un nuovo, più consapevole e rispettoso equilibrio di rapporti: «come la donna ha imparato a lavorare in fabbrica, a condurre una macchina o un trattore, non si comprende perché, con un minimo di buona volontà, l’uomo non possa imparare a rifare un letto o a cucinare». Con questa scelta di scritti giornalistici, completata da un’intervista del 1990, Olga Campofreda ci fa riascoltare una voce straordinaria che non smette di ribadire che l’emancipazione è «un’eredità che tocca a noi difendere per tutti i cittadini e le cittadine che verranno».

    6) YUKIHISA YAMAMOTO – L’APPRENDISTA DEI FIORI (GARZANTI)

    Data di uscita: 19 maggio 2026

    Traduzione di Laura Solimando

    pp. 272

    €18 (cartaceo)

    La madre di Kikuko le ha dato un nome che significa crisantemo. Insieme, però, le ha lasciato anche il peso di essere perfetta: un bagaglio di aspettative che la costringe a vivere in apnea. Finché, un giorno, Kikuko decide di riaffiorare dal mare d’ansia. A tenderle la mano è Rita, un’elegante fioraia, con le parole giuste per restituirle il respiro. Parole che non hanno suono, ma colori e profumi. È il dono di una magnolia sempreverde: l’augurio discreto di un futuro roseo. Da quel momento, Kikuko inizia a lavorare come apprendista al fianco di Rita. Dopo tante critiche, i fiori le sembrano l’unico linguaggio capace di esprimere ciò che sente. Impara che tre girasoli possono essere una dichiarazione d’amore, che la mimosa può raccontare una relazione clandestina, che il mughetto è una promessa di felicità. Con l’aiuto di Rita, la ragazza inizia a intrecciare steli e foglie, e realizza bouquet che diventano messaggi segreti. I clienti del negozio la ringraziano, ma Kikuko si sente ancora schiacciata dal giudizio altrui. Una voce ostinata le sussurra che non è mai abbastanza. La voce di sua madre. Perché c’è ancora una ferita che i fiori non sono riusciti a rimarginare. Ma ogni fiore ha un significato diverso, persino il crisantemo da cui ha preso il nome Kikuko. Forse il trucco per guarire è proprio accettare che anche noi non siamo una cosa sola, ma mille insieme.
    L’apprendista dei fiori è un esordio da oltre 100.000 copie vendute in Giappone, dove ha scalato le classifiche, ed è ora in corso di pubblicazione in tutto il mondo. Il regalo perfetto per chi ha bisogno di primavera. Perché dietro ogni fiore c’è un significato, e combinare mughetto, fiori di ciliegio, girasoli, garofani e crisantemi può cambiarlo radicalmente. Proprio come la vita: imprevedibile, sorprendente e, per questo, semplicemente bellissima.

    7) REBECCA HANNIGAN – CAMERE OSCURE (BOMPIANI)

    Data di uscita: 10 giugno 2026

    pp. 400

    €20 (cartaceo)

    Irlanda, solstizio d’estate 1999. Due ragazzine sono entrate insieme nel bosco dietro casa, Hanging Woods. Solo una ha fatto ritorno. Vent’anni dopo, il mistero è ancora irrisolto e due giovani donne che non hanno mai smesso di cercare la verità si ritrovano. Deedee, sorella di Roisin, la bambina scomparsa, è una poliziotta alle prime armi; Caitlin, ultima a vedere Roisin, torna in Irlanda col carico di una vita allo sbando e troppi ricordi rimossi. Quando le loro strade si incrociano di nuovo, i dubbi sul caso si riaccendono e si trasformano in ossessione. Forse la verità è sempre stata lì, a due passi da casa, nel profondo del bosco e in un mazzo di fotografie ritrovato per caso. E il male può annidarsi nelle viscere della piccola comunità dove nulla può rimanere nascosto per sempre. Un thriller cupo e carico di tensione, che riporta in vita un cold case rivisitato con finezza d’indagine e con il gusto per la presa diretta che negli ultimi anni abbiamo imparato ad apprezzare nella narrativa irlandese.

    8) GIOVANNA POTENZA – MALEFICHE (PONTE ALLE GRAZIE)

    Data di uscita: 8 maggio 2026

    pp. 272

    €19 (cartaceo)

    Tra il Trecento e il Settecento, l’Europa fu attraversata, a ondate, dai fuochi dei roghi a cui erano condannate le streghe. L’Italia, pur con tratti suoi peculiari, non fece eccezione: nelle vallate alpine, nei borghi del Nord, nei margini rurali della penisola, antichi saperi femminili divennero una colpa. Guarire, conoscere le erbe, assistere alle nascite, interpretare i segni della natura: ciò che per secoli era stato necessario alla sopravvivenza delle comunità si trasformò in minaccia all’ordine costituito.
    Questo libro attraversa quattro secoli di caccia alle streghe nel nostro paese, dimostrando come l’accusa di stregoneria sia stata uno strumento di controllo sociale, politico e simbolico. Un’accusa usata per disciplinare i corpi, silenziare il dissenso, contenere l’autonomia femminile e riaffermare un ordine patriarcale fondato sulla paura e l’obbedienza.
    Dai primi processi medievali alle ultime fiamme del Settecento, Malefiche presenta al lettore una messe di informazioni, frutto di un lavoro di ricerca minuzioso su fonti d’archivio, atti inquisitoriali e testi demonologici, riuscendo a estrarre da quelle carte le storie vivissime di donne perseguitate. Storie di violenza, certo, ma anche di resistenza a un potere che sempre tenta di controllare e punire ciò che non riesce a governare.

    9) ALICE BASSOLI – IL BOSCO OBLIQUO (CORBACCIO)

    Data di uscita: 19 maggio 2026

    pp. 272

    €19 (cartaceo)

    Nel cuore selvaggio dell’Appennino emiliano, il piccolo paese di Rocchelle viene sconvolto da un omicidio raccapricciante: Francesco, giovane spacciatore dal passato tormentato, viene trovato decapitato nel bosco, con una testa di bambola al posto della sua. Gli abitanti, già segnati da antichi segreti e rancori mai sopiti, sprofondan onella paura e nei sospetti. Daniele, fratello della vittima, e Chiara, la giovane fidanzata, cercano disperatamente la verità, mentre il parroco don Giacomo si scontra con i limiti della redenzione e del perdono. Tra croci rovesciate, rituali inquietanti e una rete di tradimenti, il bosco diventa teatro di una spirale di violenza che travolge ogni certezza. Nessuno è innocente a Rocchelle: ogni personaggio porta con sé un frammento di verità, un dolore nascosto, una colpa da espiare.
    Il bosco obliquo è un thriller psicologico dove la suspense si intreccia con il dramma umano, e la verità si nasconde tra le ombre di una comunità pronta a tutto pur di proteggerei propri segreti.

    10) LEONARDO GLIATTA – HOTEL CAMELOT (LES FLANEURS EDIZIONI)

    Data di uscita: 15 maggio 2026

    pp. 262

    €18 (cartaceo)

    Alex, ventenne milanese di origini marocchine e portoghesi, vive con la madre e lavora all’Euronics mentre studia Scienze Politiche. La sua vita cambia quando un uomo misterioso lo scambia per il figlio di un certo “Maestro”, figura carismatica legata a un luogo segreto chiamato Camelot. Quel nome risveglia in Alex un sogno infantile ricorrente e la sensazione che suo padre, creduto morto da anni, non sia mai davvero scomparso. Mentre recupera la lingua portoghese e scava nel proprio passato, Alex affronta il rapporto complesso con la madre Hasna, l’amicizia ambigua con il Toso e l’amore nascente per Viola. La ricerca di Camelot diventa un viaggio identitario che mette in crisi ogni certezza: chi era davvero suo padre? Cosa nasconde quella comunità segreta? Hotel Camelot è un romanzo di formazione teso e ipnotico sulla memoria, sulle radici, sui segreti familiari e sul confine sottile fra realtà e mito.

    11) TOYAMA SHIGEHICO – L’ARTE DI METTERE IN ORDINE I PENSIERI (RIZZOLI)

    Data di uscita: 26 maggio 2026

    pp. 272

    €18 (cartaceo)

    Pubblicato per la prima volta nel 1983, L’arte di mettere in ordine i pensieriè un classico della saggistica giapponese, e come tutti i classici riesce a parlarci con forza immutata anche a distanza di tempo: decenni dopo, nell’era del sovraccarico informativo e dell’intelligenza artificiale, è utile più che mai a ricordarci che la conoscenza, da sola, non equivale alla saggezza; anzi, più accumuliamo nozioni, più è facile smettere di pensare veramente.
    Se infatti siamo stati educati a essere alianti, addestrati cioè a seguire le istruzioni ma incapaci di sollevarci senza un traino esterno, oggi la sopravvivenza intellettuale e professionale appartiene agli aeroplani, ossia a coloro che sanno generare una spinta autonoma, trasformando la conoscenza passiva in una creazione autentica, personale e libera. In un panorama dominato da macchine che archiviano e riproducono dati con una velocità e una precisione che non potremo mai eguagliare, la vera sfida risiede nel rivendicare il valore dell’originalità. Toyama mostra come coltivare questa spinta propulsiva attraverso semplici pratiche: lasciare che le idee «fermentino» nel tempo con il coraggio della pazienza, imparare quando prendersi una pausa da un problema e usare l’oblio selettivo come strumento per sbarazzarsi del superfluo e mantenere la mente lucida e creativa.
    In parte manuale pratico e in parte saggio filosoficoL’arte di mettere in ordine i pensieri è una cassetta degli attrezzi per nutrire il pensiero indipendente e insieme un invito a riscoprire la «realtà primaria» dell’esperienza lontano dalla cultura della produttività, a ritornare alle abitudini analogiche e all’attenzione profonda: non per fare di più, ma per pensare meglio e vivere con maggiore chiarezza.

    12) GABRIELLA DAL LAGO – GIORNI FUTURI (EINAUDI)

    Data di uscita: 26 maggio 2026

    pp. 288

    €19.50 (cartaceo)

    La fine di un’amicizia può far tremare il mondo anche più della fine di un amore: almeno, per Irene e Ottavia è andata così. La loro è sempre stata una simbiosi giocata sugli opposti: una al liceo si nascondeva, l’altra era la più popolare; una è cresciuta con una madre molto ingombrante, l’altra con una madre molto assente; a una piaceva Pietro, ma a Pietro piaceva l’altra. Perché adesso non si parlano più? Con una scrittura contemporanea e letteraria, Gabriella Dal Lago ci trascina tra i non detti e i giochi di specchi di un’amicizia tra due millennial a partire da una domanda: provare a tenere in vita un rapporto finito è un gesto di speranza o di paura? La nuova, potentissima voce di una giovane autrice italiana: la voce che mancava a una generazione.

    Dopo dieci anni passati in giro per il mondo a costruire una carriera accademica che non la soddisfa, Irene torna a Torino e non riconosce più nulla. Nei giorni galleggianti delle vacanze natalizie prova a innamorarsi, va alle feste degli ex compagni di liceo e si intrufola nella quotidianità di chi è rimasto, cercando di riallacciarsi alla sua vita di prima e di prendere le misure alla malattia della madre. Ma quella vita sembra sfocata senza Ottavia. Tra di loro è successo qualcosa per cui non si parlano da due anni – anche se forse sarebbe più onesto dire che Ottavia non le risponde più. E Irene non può far altro che spiarla attraverso i social, seguendo i suoi popolarissimi canali dove carica meditazioni ed esercizi di yoga. Che fine hanno fatto Irene e Ottavia? Alternando i loro punti di vista, muovendosi avanti e indietro per l’Europa e spostandosi lungo un arco temporale di vent’anni, Giorni futuri tiene insieme molte questioni centrali del contemporaneo: il precariato culturale e la pressione performativa, i ritorni e le partenze degli expat, il tentativo di costruire nuove forme di famiglia, il rapporto genitori-figli dalla prospettiva di una generazione che fatica a pensarsi adulta. Gabriella Dal Lago ha scritto un romanzo di relazioni che funziona come un romanzo di trama, la storia di un’amicizia che si sfilaccia e si riacciuffa, e che nel tempo, per non morire, fa quello che di solito le amicizie non riescono a fare mai: si trasforma.

    13) KEIGO HIGASHINO – DELITTO AL MERCATO DEI FIORI DI TOKYO (PIEMME)

    Data di uscita: 12 maggio 2026

    pp. 352

    €12.90 (cartaceo)

    IL MAESTRO DEL THRILLER ORIGAMI GIAPPONESE BESTSELLER INTERNAZIONALE PUBBLICATO IN OLTRE 40 PAESI Dopo il suicidio del cugino, la giovane Lino cerca rifugio nel giardino del nonno, tra coltivazioni di fiori rari e profumi familiari. Affascinata dal suo mondo, gli propone di creare un blog per raccontarlo. Il nonno accetta, ma con un’unica condizione: non pubblicare nulla su un certo fiore giallo che Lino ha notato in casa sua. Pochi giorni dopo, il nonno muore. E il fiore è sparito. Spinta da un’ossessione crescente, Lino infrange la promessa e pubblica una foto del fiore. Poco dopo, un uomo di nome Gamo Yosuke la contatta: si presenta come botanico, le chiede di rimuovere la foto e insiste per incontrarla. Ma quando Lino arriva da lui, ad aprire la porta è il fratello minore, Sota. Il suo sguardo è incerto, quasi sospettoso. Anche perché Gamo Yosuke di botanica non sa nulla; a dirla tutta, è un poliziotto. Silenzio. Un dettaglio fuori posto. E, all’improvviso, quel fiore scomparso sembra molto più pericoloso di quanto Lino avesse mai immaginato.

    14) LEA SIMON ALLEGRIA – IL QUADRO NASCOSTO DI CARAVAGGIO (TRE60)

    Data di uscita: 1 maggio 2026

    Traduzione di Valentina Russo

    pp. 224

    €18 (cartaceo)

    Roma, oggi. Nino Malaval, rinomato scrittore francese, arriva in Italia per presentare il suo nuovo romanzo. Lo raggiunge Alba, anche lei francese e scrittrice, ma soprattutto appassionata d’arte. I due sono legati da un amore segreto, che trasforma la presentazione in una fuga romantica nella Città Eterna.
    Alba ha acquistato da un antiquario un regalo per Nino: un dipinto enigmatico che rappresenta un giovane Bacco, pallido e sofferente. Sul retro della tela, un vecchio timbro rivela qualcosa di sorprendente: potrebbe trattarsi di un’opera giovanile di Caravaggio, il Bacchino malato. Cinque secoli prima infatti, Michelangelo Merisi giungeva a Roma da Milano, provato dalla povertà e dalla malattia. Proprio in quel momento difficile avrebbe realizzato il suo primo autoritratto nelle vesti di Bacco…
    Affascinati e turbati al tempo stesso da quel dettaglio, Alba e Nino si trovano coinvolti in un mistero che li ossessiona sempre di più, soprattutto quando scoprono che un dipinto identico è esposto alla Galleria Borghese. È possibile che esistano due versioni autentiche della stessa tela? E se invece fosse un falso, quale potrebbe essere l’originale?
    Dalla Roma di Caravaggio, tra botteghe, postriboli e dimore nobiliari alla città contemporanea, vibrante e mondana, il romanzo di Léa Simone Allegria intreccia la Storia a un amore tormentato dove, tra passioni segrete e capolavori immortali, l’Arte diventa protagonista assoluta.

    15) FRANCESCO RECAMI – I KILLER NON MANGIANO LA PIZZA AI FUNGHI (SELLERIO)

    Data di uscita: 16 giugno 2026

    pp. 546

    €18 (cartaceo)

    Dopo i turbolenti e incredibili fatti di Treviso del 2015, di Walter Galati si sono perse le tracce. Negli uffici inps dove lavorava non ne sanno nulla, come non sa nulla la moglie Stefania. Forse è in Vietnam, forse altrove. L’ultimo omicidio commissionatogli dall’Agenzia di Londra era infatti una trappola: essendo a fine carriera, e conoscendo troppi dettagli, Galati temeva fosse arrivato il suo momento, anche perché per i killer andare in pensione equivale a morire. Sulle sue tracce, l’oscura figura della Colomba, killer che tutti i professionisti del settore temono ma di cui nessuno conosce la vera identità. A quattro anni di distanza, però, l’ombra della Colomba si allunga ancora minacciosissima, mentre l’Agenzia di Londra è ormai in guerra aperta con la concorrenza parigina. L’attentato terroristico alla Grattugia, l’imponente grattacielo londinese, è il segnale dell’inizio delle ostilità e Galati, dal suo rifugio sicuro, è costretto ad affilare i ferri del mestiere e a tornare in scena. Marta Coppo, sopravvissuta miracolosamente ai tentativi di omicidio del 2015, è suo malgrado ancora coinvolta, forse perché non è chi dice di essere. Come l’agente Barbato, l’unico ad aver visto in Galati qualcosa di molto più pericoloso di un semplice impiegato inps. Mentre l’Italia intera se ne sta imbambolata davanti alla tv ad assistere a un reality show surreale – Il gioco delle Moire, dove nove concorrenti si sfidano a chi ha la storia personale più disastrata –, tra killer professionisti è guerra, e capire da che parte stanno gli altri è sempre più complicato. Ironico, coinvolgente, imprevedibile, I killer non mangiano la pizza ai funghi gioca con l’hard-boiled e con il feuilleton, creando un mondo in cui i lettori, pur minacciati da killer professionisti e Agenzie senza scrupoli, si sentono a casa.

    16) GIULIA VITTORIA FRANCOMACARO – LA SORELLA MAGGIORE (PIEMME)

    Data di uscita: 5 maggio 2026

    pp. 320

    €19.90 (cartaceo)

    Napoli 1942. Le bombe alleate cadono com’ ‘a pioggia e nelle case si parla sottovoce. Lidia trattiene il respiro. Ha le mani immerse nella mollica per le polpette – se la carne è poca, si allungano con tanto pane – quando mamma raduna lei e i fratellini in cucina, lo sguardo fermo e il cuore pesante. La città non è più un posto per bambini, dice. In montagna, invece, la guerra non arriva. Così insieme a Nicola, Salvo e Nello, Lidia raggiunge Roccasanta, un pugno di case ai piedi della Maiella dove il vento soffia forte e tramanda antiche leggende. Il paese si è radunato in piazza per celebrare il rito del ceppo: ognuno esprime un desiderio e lo affida al fuoco. Anche i ragazzi si fanno avanti e per un momento sembra che la montagna possa proteggerli davvero. Poi il vento cambia. Una pioggia torrenziale spegne il falò. Qualcuno si fa il segno della croce. Tra fughe nei boschi, incontri segreti e missioni strabilianti, la vita insiste a ritrovare un fragile equilibrio. Nicola, Salvo e Nello saltellano tra i sentieri come piccoli pirati; un giuramento sussurrato li protegge dalla guerra degli adulti. Mentre Lidia – sorella e madre insieme – sulle montagne scopre l’amicizia, il coraggio, l’amore. E il sapore dolceamaro dell’infanzia perduta. La sorella maggiore è un romanzo luminoso e pieno di vita. La guerra e la Resistenza restano sullo sfondo: nei rumori lontani, nei rastrellamenti che risalgono i sentieri, nei covi dei partigiani. In primo piano ci sono i bambini, con la loro fantasia ostinata, e le donne, pronte a sacrificare tutto tranne la libertà.

    17) GIULIANA SALVI – IL DOLORE DELL’OCA (EINAUDI)

    Data di uscita: 12 maggio 2026

    pp. 176

    €17 (cartaceo)

    Dall’autrice di Clementina un ipnotico thriller psicologico.

    Nikita si chiama così perché si agitava molto nella pancia della madre, la sera in cui proiettavano il film di Besson. Adesso è una giovane poliziotta che fuma e beve troppo. Ha una gatta di nome Susanna a cui si rivolge con modi ruvidi ma che ama moltissimo, e un amante occasionale che tratta con modi altrettanto ruvidi senza amarlo moltissimo. La sua vita procede sui binari consueti, fino a quando, una mattina, nota una ragazza su un cavalcavia pronta a suicidarsi. E tutto precipita insieme a lei. Facendo sua la lezione dei grandi maestri del thriller psicologico, Giuliana Salvi confeziona un romanzo teso e avvincente con una protagonista diversissima dalla Clementina del suo romanzo d’esordio, ma altrettanto forte. Perché gli scrittori sono fatti anche per spiazzarci.

    Nikita è una giovane poliziotta che vive con la sua gatta nella villa ereditata dall’amata nonna Viola sul litorale romano. A parte la madre e l’ex fidanzato non frequenta nessuno, fa una vita tutta casa e ufficio. Cioè: in ufficio vivacchia tra i suoi lavori di scartoffie, e a casa si lascia andare, più che altro. Ma poi una mattina, mentre sta correndo in auto per non arrivare tardi al lavoro, nota una ragazza su un cavalcavia pronta a suicidarsi. «I piedi penzolano scalzi, le gambe bianche e nude. Ha una felpa gialla col cappuccio e fissa il vuoto e le poche macchine che sfrecciano sotto di lei». Nikita cerca di dissuaderla e la ragazza, che si chiama Fresia, sulle prime sembra collaborare. Poi però le confida di sentire delle voci e in un momento tutto cambia. «Nikita è certa, assolutamente certa, di averla sentita bisbigliare qualcosa prima di cadere. Un sussurro o un grido. Non lo ricorda. Eppure a ricordare è brava». Da quel giorno Nikita è ossessionata dall’accaduto. Chi era, Fresia, e perché ha compiuto quel gesto? Cercava pace o giustizia? Qualunque fosse il suo intento, ha lasciato a chi resta un’eredità da maneggiare con cura. Nikita comincia a indagare a modo suo, andando a casa di Fresia e cercando di entrare in contatto con la nonna e lo zio. Poi compare Erica, la sorella di Fresia, con i suoi misteri e i suoi segreti. E tutto sembra assumere un senso diverso. Quando all’indagine informale di Nikita si aggiungono le incursioni della madre Ada e di Giulio Drago, vecchio amico e collega di suo padre, Nikita si ritrova al centro di un labirinto in cui il Minotauro potrebbe nascondersi ovunque. Ma la preda, questa volta, è lei. Giuliana Salvi ci trascina in un mondo radicalmente diverso da quello di Clementina, romanzo d’esordio amato da critica e lettori. Ma grazie alla forza della scrittura e del personaggio femminile, i confini del genere vengono trascesi, portando Il dolore dell’oca su un piano dove l’intrattenimento e la profondità si intrecciano fino alla fine.

    18) ADELE YON – IL MIO VERO NOME E’ ELISABETH (NERI POZZA)

    Data di uscita: 9 giugno 2026

    Traduzione di Sonia Folin

    pp. 384

    € (cartaceo)

    Una ricercatrice, ossessionata dalla paura di impazzire, intraprende un’indagine per rompere il silenzio che avvolge la storia della sua bisnonna Elisabeth, detta Betsy ― una donna dichiarata schizofrenica e sottoposta a lobotomia negli anni ’50, una delle prime in Francia. Di lei nessuno parla: i figli hanno sempre taciuto, i nipoti ignorano quasi tutto di lei. Attraverso lettere, archivi ospedalieri e interviste ai discendenti, Adèle Yon ricompone l’esistenza di una donna brillante e ribelle, troppo viva per il suo tempo. Andata in sposa a un uomo rigido, autoritario e crudele, che mal sopporta la sua indipendenza, Betsy viene prima sottoposta a una serie di elettroshock, poi lobotomizzata e infine rinchiusa in un istituto psichiatrico, dove trascorre diciassette anni tentando invano di fuggire. Un libro sul peso dell’eredità, le violenze subite dalle donne, la psichiatria nella seconda metà del Novecento e la realtà di una famiglia borghese apparentemente ordinaria, ma piena di segreti.

    19) ANDREA ESPOSITO – INNOCENZA (PONTE ALLE GRAZIE)

    Data di uscita: 22 maggio 2026

    pp. 208

    €18 (cartaceo)

    Preoccupata per il padre anziano, Caterina lascia Roma e torna nel paese dove è nata, attorniato dalla Sila intatta e lussureggiante, che contiene tracce di antichissimi insediamenti. Trova il cadavere di un altro uomo e una donna sconvolta; il padre di Caterina è scomparso e con lui un bambino. Per dimostrarne l’innocenza (o confrontarsi con l’orrore?), Caterina si addentra nella montagna assoluta, dove il silenzio diventa voce: il senso della realtà prende sfaldarsi, lasciando il posto a superstizioni, visioni, credenze di un mondo arcaico, come la leggenda della lupa rossa, che sembra tornare a intrecciarsi con un male molto più vero.
    Con Innocenza Andrea Esposito firma un romanzo che cattura il lettore fino all’ultima parola: un viaggio iniziatico alle radici del male che diventa conoscenza di sé e degli affetti più profondi, tentativo di sconfiggere la violenza e dare un senso al dolore.

    20) ALCIDE PIERANTOZZI – L’INCONVENIENZA DI ESSERE AMATI (BOMPIANI)

    Data di uscita: 27 maggio 2026

    pp. 256

    €15 (cartaceo)

    Vivere in provincia è come vivere su un ottovolante emotivo: gesti, atteggiamenti, sguardi, soprattutto gli sguardi… ogni cosa oscilla inesorabile tra una dolcezza semplice, quasi struggente, e una violenza carica di rabbia e frustrazioni. Tutti sanno tutto di tutti, ma che cosa sanno? Quando Paride lascia Milano per tornare a Calanchi, sulla Riviera delle Palme, è in fuga da una relazione distruttiva con il suo produttore musicale: cerca un posto per rimettersi in sesto, per tornare a scrivere canzoni. Cerca casa. E risale sull’ottovolante. A casa infatti trova lo zio Beppe, un uomo insoddisfatto e violento che trascura la moglie ed è un pessimo padre. Ma soprattutto trova Sonia, la zia, una donna bellissima – e come sempre nei piccoli paesi la sua bellezza è la sua colpa – e se ne innamora contro ogni logica e previsione. Poi trova il cuginetto Gianmaria, ostile al mondo, e a ragione; trova l’amica d’infanzia con la nonna malata che crede di avere ancora ventun anni e fugge di casa; trova Margherita, ragazzina polemica e spiccia armata della sua sedia a rotelle; trova Manolo, che tra codino, Harley Davidson e palestra sembra incarnare un cliché ma invece rivela un’umanità onesta e profonda. Il respiro di un romanzo d’amore che si legge come un film, disarmante e doloroso, pure molto intimo, che ci racconta com’è complicato capire da cosa siamo attratti e fino a dove può spingersi la nostra lotta quotidiana per amare ed essere amati.

  • …dal mare. Nero di Odessa

    di Marco Cardetta

    Les Flaneurs edizioni, aprile 2026

    pp. 94

    €12

    In un contesto editoriale in cui anche la scrittura poetica tende sempre più spesso a privilegiare forme di immediata accessibilità, per nostra fortuna esistono opere che seguono una traiettoria più esigente e rigorosa come la raccolta di Marco Cardetta, ultima novità proposta dalla casa editrice Les Flaneurs edizioni.

    Dal mare. Nero di Odessa si organizza come un insieme di testi attraversati da un medesimo orizzonte: il mare come luogo di transito e Odessa come spazio di approdo. Tra queste due coordinate si muovono figure, voci e presenze che emergono e si dissolvono, restituendo l’idea di un’umanità in continua oscillazione. Il mare è indubbiamente tema centrale attorno cui ruota l’intero poema corale, che dà spazio a voci che insieme diventano così tanto assordanti da annullarsi. Tutto e niente, un universo fatto di assoluti e dissolvenze che cancellano ogni certezza e restituiscono al lettore un piacevole effetto di squilibrio. Lo stesso effetto che si ha quando si beve più di un calice di vino e i confini iniziano a sfocarsi, e la mente è libera di navigare verso nuovi orizzonti. Così descriverei l’opera di Cardetta. Questo, per me, è saper fare poesia.

    Il mare costituisce dunque l’asse portante dell’intera raccolta. È un principio dinamico che organizza il movimento interno del testo: spazio di emersione e dispersione, matrice di una pluralità di voci in trasformazione continua. Odessa, a sua volta, assume la funzione di soglia: un punto di contatto tra lingue, memorie e appartenenze che sembrano arrivare lentamente, sostare e poi subito ripartire velocemente. Proprio come le onde.

    “Cosa viene dal mare?

    Eh Elia – rispondi!”

    “Viene… viene…”

    E schiaffi in faccia.

    “Cosa viene dal mare?”

    “Viene…”

    E schiaffi in faccia

    assestava –

    lo zio, schiaffeggiava.

    E là restavamo, io, e Nicolaj,

    e la madre di Nicolaj e…

    e il padre, e Natasha

    così gli altri, con Pesja –

    con l’acqua del mare.

    al bacino

    a bagnare la vita –

    nel mare del mare,

    nel mare blu kobalto –

    nel mare del mare,

    Nero. (p.83)

    La scrittura si presenta ben stratificata e costellata di piani di lettura che invitano all’interpretazione. Ne deriva una lettura che richiede attenzione e tempo, perché ogni componimento, pur essendo legato al precedente e al successivo, è comunque un prodotto a sé, dotato di un suo scheletro narrativo che lo sorregga senza bisogno di supporto esterno. In alcuni passaggi il peso della stratificazione incide sul ritmo, eppure questa stessa densità sostiene l’impianto complessivo dell’opera, rafforzandone la coerenza e la liricità.

    Ciò che emerge è una riflessione costante sull’identità come processo mobile, esposto a continue ridefinizioni, e sull’appartenenza come esperienza parziale della nostra esistenza, ma estremamente significativa proprio nella sua instabilità. La raccolta si configura, in ultima analisi, come uno spazio aperto all’interrogazione, capace di prolungare i propri effetti ben oltre il momento della lettura. Una lettura che consiglio a tutti coloro che vogliano uscire dall’abisso della banalità.

    Carlotta Lini