Il romanzo inizia con una frattura molto forte: un figlio fugge di casa a seguito di un litigio coi genitori, soprattutto col padre, perché la madre non fa nulla, piange, e quindi è complice. Volano parole forti dal padre, «Dove credi di andare, stronzetto» (p. 10) e volano pugni in pancia da parte del figlio in risposta a quella rabbia che emerge forte e implacabile fin dalle prime righe. Il ragazzo scappa da casa perché in quella cazzo di casa non ci vuole stare se non lo vogliono.
La mia visuale si allarga, come entrare in una lente fisheye. Sui corpi dei suoi amici intorno brillano gocce di sudore. Sono lì con loro ma sto anche correndo giù per quelle scale, sto correndo e quello che mi insegue è l’urlo di mio padre che si manifesta come un drago enorme che gli esce dalle labbra e viene scagliato giù contro di me […] (p. 102)
L’adolescente, che scopriremo chiamarsi Pietro e avere diciassette anni, si precipita giù dalle scale e come in un incubo distopico viene assorbito da esse, dai ricordi e dall’altalenarsi tra realtà narrata e realtà percepita. Fuori, c’è un’altra grande protagonista ad accoglierlo: c’è lacittà di Roma, imponente e caotica, che come un vulcano fa esplodere le sue fragilità.
Becco Sandro in fermata, a Ponte Lungo, busta di spray alla mano. […] Dove mi sta portando? Sandro io non la conosco questa parte della città, i miei non mi vogliono qui. Sandro io vengo da via Nazionale e questi posti non giusti per uno come me. Sandro mi senti? Io devo andare bene a scuola, prendere buoni voti perché così posso andare all’università. (p. 15)
Roma assorbe tutto. Roma è viva, una divoratrice che, insaziabile e golosa, assimila i desideri e le paure della città, di giovani e di adulti, di chiunque sia schiacciato dal peso delle responsabilità, delle aspettative che la società e la vita stessa impongono. Ma quanto impattano le ambizioni dei grandi sui figli? Quanto le scelte sono dettate dal senso ingombrante del dover sempre essere all’altezza, senza mai deludere nessuno?
«Tutto questo per arrivare a te. Tu che di problemi ne hai zero. Ti abbiamo dato tutto, tutti gli strumenti per fare bene nella vita. Parli inglese, hai un padre che ti può spiegare la matematica quando non la capisci… e tu cosa fai? Al tuo ultimo anno di liceo, al primo compito in classe di matematica, con i professori che già ti hanno detto che sei a rischio dall’anno scorso, metti i risultati a caso. Io penso a mio padre e mi vergogno». I miei pugni fremono al lato del piatto. (p. 23 )
Come sopravvivere a un’età così delicata, così difficile da far capire agli adulti ma così dannatamente bella proprio per le sue insidie che sembrano insormontabili? Con l’evasione dalla realtà. Rifugiarsi nel proprio mondo è uno strumento comune non soltanto ai giovanissimi, ma anche agli artisti, che comunicano attraverso il corpo. Pietro lo fa anche tramite le scritte sui muri, infatti, perché non sa come gestire le sue emozioni, ma non può tenere tutto dentro di sé.
L’esordio di Alessandro Pozzolo è potente e delicato allo stesso tempo. La storia narrata non è raccontata attraverso gli occhi dei genitori ma è filtrata dalla percezione del giovane protagonista, un ragazzo che non sa ancora quale sia la sua identità e ha un disperato bisogno di trovarla e di comprendere il suo ruolo nel mondo. Leggendolo mi sono venuti in mente altri giovani protagonisti come Chiara di Antonella Lattanzi (Einaudi) o la rabbiosa Lucia di Col buio me la vedo io (sempre edito Einaudi). Il fardello che devono portare i giovani non è visibile a tutti gli adulti, e, cosa ancor più grave non è compreso e riconosciuto dai grandi. Ma Pozzolo, da docente umano, ben tratteggia i suoi personaggi, dimostrando di capirli davvero.
L’uso ben miscelato dei dialettismi alla lingua italiana suscita in me, da sempre, un grande fascino e non è semplice amalgamare bene i due registri linguistici, ma l’autore ci riesce abilmente, regalandoci un romanzo breve caratterizzato da innumerevoli sfumature. La sua stratificazione delle scene e del protagonista restituisce una chiave di lettura fortemente identitaria: seppure suoni paradossale perché il giovane della storia è, come detto, alla ricerca della propria identità, il lettore, se adulto, si ritroverà con facilità in quel vortice di pensieri e di insicurezze che costellano la mente di un adolescente. Lo siamo stati tutti e tutti abbiamo, talvolta, smarrito la retta via per ritrovarci dinanzi a un grande dilemma: chi siamo noi veramente? La risposta, è tra le pagine.
Mi sono allontanato solo per poter mettere insieme con più consapevolezza i pezzi di quello che mi hai donato. Quindi fammi andare via, fammi dimenticare chi sono ancora una volta. Sono abituato a cercarmi nelle crepe. (p. 120)
Nella sua burrascosa carriera, Philip Roth ci ha abituato alle più spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in Operazione Shylock, dove, per dire e fare tutto ciò che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo più temibile avversario: un altro Philip Roth – stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo Moishe Pipik a distinguerlo da sé. Mai il tema del Doppio è stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo. Roth azzanna sé stesso come essere umano, come ebreo, come Philip Roth, e non si accontenta di una libbra di carne. Come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l’incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme pattugliata dall’esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l’altro Philip Roth – un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d’origine – e con la sua procace, concupita compagna? Sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, Roth combina in queste pagine la più spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a Gerusalemme che – incredibile a dirsi – fa anche ridere.
2) “Il rosso del re” di Marina Marazza (Solferino)
Data di uscita: 8 aprile 2026
pp. 544
€23 (cartaceo)
Fare sempre di più per la città di Torino, per i suoi miserabili, per le carcerate, per i bambini abbandonati a se stessi: nei primi decenni dell’Ottocento Giulia, marchesa di Barolo, assieme al marito Tancredi, allarga il raggio delle sue attività benefiche. Ma oltre all’impegno e al tempo occorrono sempre più soldi, che possono venire dalle vigne della loro tenuta, dove stanno sperimentando metodi innovativi per produrre finalmente un vino «serbevole», capace di invecchiare, pregiato e dunque redditizio. Un vino che deve conquistare innanzitutto il re Carlo Alberto, l’unico che può davvero decretarne il successo. Certo, il giovane sovrano è distratto da molti altri eventi: un incendio a corte che mette a rischio la vita del suo erede, una presunta medium che sostiene di poter comunicare con la sua defunta madrina e non ultimo i moti e gli attentati dei carbonari, decisi a costruire l’Italia unita, con o senza i Savoia. Giulia e Tancredi rischiano di venir travolti dai venti di libertà e salvano Silvio Pellico, uscito spezzato dallo Spielberg, assumendolo come loro bibliotecario. Ma il caso più caro al cuore di entrambi rimane quello di Angela Agnel, la popolana detenuta per l’assassinio del marito violento: mentre lei è chiusa in carcere, le sue figlie crescono tra amori, ambizioni, tormenti e vere e proprie tragedie. Giulia resta sempre loro accanto, instancabile sostenitrice del diritto di tutte le donne a essere realizzate e felici. La saga di successo dei Barolo continua con un movimentato romanzo corale e ricco di sfumature: amori proibiti, passioni politiche, efferati omicidi, intrighi di corte. Al centro di un’epoca turbinosa, la figura della marchesa di Barolo risalta con tutta la sua forza, la sua modernità e la sua eccezionale umanità.
3) “Il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli (Fazi editore)
Data di uscita: 10 aprile 2026
pp. 180
€17.50 (cartaceo)
Libro originale, dallo stile raffinato, Il letto cinese racconta il difficile rapporto tra un vecchio professore ormai al tramonto e un giovane in cerca di sé durante gli anni di piombo.
Uno stimato accademico, sinologo di fama, chiama suo nipote, un giovane inconcludente e un po’ sconclusionato, ad aiutarlo nella stesura di un testo sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing. Zio e nipote appartengono a due mondi diversi: il primo è dedito alla carriera, ligio e ambizioso, mentre il secondo è ancora uno studente, sognatore e romantico. Il professore cerca di portare il ragazzo sulla propria strada, facendogli battere a macchina i suoi scritti e trasformandolo nel suo assistente. Durante le lunghe sedute di dettatura, lo studioso ha modo di ripercorrere le vicende del tormentato regno dell’imperatrice madre Tzu Hsi e le tragiche circostanze che portarono alla morte del sovrano Kuang Hsu, con il quale il nipote si identifica. Quando la vita, con i suoi drammi, farà irruzione nell’esistenza monotona del giovane, lo zio non lo aiuterà e, anzi, si rivelerà in tutto il suo egoismo. Un evento inaspettato, però, consentirà al nipote di riflettere meglio su quel legame e il ragazzo capirà di aver ricevuto più di quanto abbia realizzato. Si renderà conto che quell’uomo, così diverso, è riuscito a infondergli la passione per lo studio grazie alla sua immensa cultura: un lascito essenziale, che gli permetterà di seguire le sue orme dando finalmente un senso alla propria esistenza.
Un racconto profondo che mette a confronto due mondi apparentemente inconciliabili con un unico, grande punto di contatto: l’amore per la vita, per se stessi e per quello che si sceglie di essere. Un romanzo appassionante, scritto con la maestria di un’autrice di talento apprezzata per il suo stile asciutto e oltremodo incisivo, per una storia potente di scontro tra generazioni.
4) “Anima amante” di Raffaello Mastrolonardo (TRE60)
Data di uscita: 14 aprile 2026
pp. 612
€20 (cartaceo)
È Tosca a raccontare in prima persona la propria storia. Giunta a un momento cruciale della sua vita, Tosca si volta indietro e, rivolgendosi direttamente a noi lettori, ricorda e racconta la sua vita di bambina, di adolescente e di donna, nella Bari dagli anni Settanta a oggi. Ogni cosa trova il suo spazio nella sua fluviale confessione, dagli aspetti più intimi a quelli collettivi: il rapporto con una madre triste e anaffettiva e con un padre dolce e rassegnato, la determinazione a sganciarsi dalle origini povere, la scoperta del corpo e del proprio irresistibile potere di seduzione, i rapporti con gli uomini, così insicuri e manipolabili, le amicizie perdute e ritrovate, il matrimonio, i figli… E ancora le trasformazioni tumultuose della società, le battaglie per rivendicare il proprio diritto all’ambizione, il mondo del lavoro, i compromessi, i sogni, le fughe, la costante irrequietezza… la solitudine e la fatica di essere se stessa e di decidere per sé contro tutto e tutti. Come se ci guardasse negli occhi, Tosca ci sbatte in faccia le sue verità, offrendoci lo spettacolo affascinante e coinvolgente di un’anima infiammata in lotta con la vita.
5) “Gran galà con delitto” di Simone Tempia (Garzanti)
Data di uscita: 28 aprile 2026
pp. 272
€16.90 (cartaceo)
Quanto può essere misterioso un invito a cena? Se arriva dalla contessa Mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. Soprattutto quando il destinatario è uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobiltà. Perché sì, a metà degli anni Sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. Eppure eccolo lì, seduto alla stessa tavola con un commendatore, un principe, un uomo dall’accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. Gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo più cordiali. Forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro. In realtà, se lo chiede anche lui. Lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia lì per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. Di una cosa è certo: è la cena più strana a cui abbia mai partecipato. Prima ancora che arrivi l’hors d’œuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. Tra gli invitati si nasconde un assassino. E nessuno può andarsene: la villa è isolata dalla neve, il telefono è fuori uso. La polizia non può intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade. A poco a poco, tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso lo scrittore. O forse qualcuno vuole che sia così: in fondo è la pedina più debole, almeno in apparenza. Ma chi sa usare bene le parole sa anche far parlare gli altri. Di ciò che non avrebbero mai voluto dire. Di segreti che il tempo non è riuscito a seppellire. Simone Tempia, autore da oltre 200.000 copie alla sua prima prova di narrativa, ci conduce con ironia e mistero al cuore di un giallo dal gusto classico: una villa isolata, una sola lunga notte, un gruppo di personaggi tutti potenziali colpevoli. Le risposte sono già tutte lì, sotto gli occhi del lettore. Non di ogni lettore, però: solo di quello più attento e più scaltro.
6) “Giùnapoli” di Silvio Perrella (Neri Pozza)
Data di uscita: 17 aprile 2026
pp. 208
€16 (cartaceo)
Chi sì, che vvuò, comme te sì ppermìso. Queste domande gridate in faccia da un gruppo di giovani motociclisti segnano l’esordio napoletano del giovane Silvio Perrella nel lontano 1973. Per il ragazzo palermitano è un inizio «violento, rumoroso, inquietante». La città colorata che avrebbe dovuto accoglierlo, secondo i racconti del padre che lì aveva trapiantato la famiglia, appare grigia, diffidente, puzza di varechina per la paura del colera. Lo fa sentire estraneo, solo. Sulle sue strade «piove anche quando non piove». Sono gli incontri, la musica prima, i concerti, le serate folli e giovani da cui si torna diversi, la letteratura poi, Raffaele La Capria, Anna Maria Ortese, Gustaw Herling, a fargli assaporare, senza forse mai davvero comprendere, la bellezza contraddittoria e incostante di quell’universo che è Napoli. È buia e irrisolta, generosa e schiva, mistica e carnale; è suono ed è silenzio, è incontro e solitudine. Luce e buio, acqua e roccia. Non ha un solo colore, Napoli. È come il mare che la bagna, l’acqua cambia colore seguendo «i rapporti del fondo con la corrente, le nuvole, lo sparire delle nuvole, il succedersi degli astri, il variare o cadere del vento». A vent’anni dalla sua pubblicazione, Giùnapoli ha ancora, e forse più di allora, uno sguardo lucido e attualissimo su quel luogo magico che sfugge a ogni definizione e riduce puntualmente a cenere ogni tentativo di rappresentazione. Ed è la lettera d’amore dello straniero che non potrebbe vivere da nessun’altra parte. Prefazione di Antonio Franchini.
7) “La morte non sa leggere” di Ruth Rendell (66thand2nd)
Data di uscita: 17 aprile 2026
Traduzione di Marina Calvaresi
pp. 240
€19 (cartaceo)
È la sera di San Valentino quando i proprietari di Lowfield Hall si riuniscono davanti al televisore per seguire una rappresentazione del Don Giovanni. La famiglia Coverdale – George, Jacqueline, Melinda e Giles – non sospetta affatto che quell’idillio sia lì lì per essere infranto: a pochi passi da loro, infatti, c’è Eunice Parchman, la governante, in compagnia di una pazza approdata al fanatismo religioso. Ammazzano i Coverdale uno dopo l’altro, a colpi di fucile. Sarà l’ispettore capo William Vetch a risolvere il caso e a scoprire l’incredibile ragione di quel massacro, nascosta nell’umiliazione segreta che Eunice custodisce gelosamente da una vita. Cresciuta in povertà e da sempre costretta a farsi carico degli altri, non ha mai imparato a leggere né a scrivere, ed è disposta a tutto pur di difendere quel suo mondo privato, un dedalo in cui ogni svolta minaccia costantemente di smascherarla, di renderla lo zimbello di tutti. Ruth Rendell, grande maestra del giallo e del thriller psicologico, firma con La morte non sa leggere il suo capolavoro, che ha ispirato anche il film di Claude Chabrol Il buio nella mente (1995) con Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert. Un’eccezionale ricostruzione del tortuoso percorso di un’ossessione che cresce culminando nella follia omicida, e trasforma il quotidiano in incubo.
8) “L’aneddoto dei calchi” di Maria Teresa Rovitto (TerraRossa)
Data di uscita: 14 aprile 2026
pp. 178
€16 (cartaceo)
La vita di Livia inizia a sfaldarsi in seguito alla performance VB66 di Vanessa Beecroft, nella quale vengono simulati i corpi carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Perso il lavoro e finita la relazione con Bruno, stringe amicizia con la drag queen Patty e fa i conti col vuoto lasciato da Zoa, tornata in Grecia per fare l’artista. La partecipazione delle due amiche al tableau vivant segna dunque uno spartiacque per entrambe: Zoa radicalizzerà il suo modo di stare al mondo, Livia ridefinirà il rapporto con il proprio corpo e con la malattia del padre. L’esordio di Maria Teresa Rovitto è una riflessione sull’arte e sulla sua incidenza nella vita delle persone, sulla ricerca del proprio sé in relazione alle aspettative proprie e altrui, e colpisce per la maturità di pensiero tanto quanto per lo stile ellittico, letterario e libero.
9) “Café Royal” di Marco Balzano (Einaudi)
Data di uscita: 2 maggio 2026
pp. 128
€14.50 (cartaceo)
Dal Café Royal prima o poi ci passiamo tutti: genitori e figli, donne indaffarate, coppie di amanti e adolescenti spaesati. Davanti al bancone si srotolano relazioni da aggiustare e nuovi incontri, una galleria degli specchi in cui ciascuno può sorprendersi riflesso. Come spesso accade nelle grandi città, i personaggi di questo imprevedibile romanzo corale s’incrociano ogni giorno, si salutano, a volte si confidano e altre si ignorano. Forse non ne sono consapevoli, ma insieme formano una comunità. Marco Balzano ha scritto un libro fresco, vivo, incredibilmente contemporaneo, pieno di snodi, inciampi e possibilità. Storie che corrono a perdifiato, dove le traiettorie della vita s’intrecciano con i capricci del destino: un bar di Milano come il centro del mondo. Via Marghera è una zona elegante e vivace di Milano, affacciata su un’infilata di negozi e boutique. Le giornate nel quartiere scivolano via in fretta: la gente cammina, corre o si ferma al Café Royal. Federico è un medico di base disilluso, che durante la seconda ondata della pandemia vorrebbe solo del tempo per sé; Serena combatte con il trascorrere degli anni e per non pensarci esce con le amiche a mangiare il sushi, mentre sua figlia Noemi diventa ogni giorno più bella, cinica e indipendente; Giuliano è un prete che sogna di tornare a fare il missionario in Africa; Ahmed è a Milano di passaggio e coglie l’occasione per provare a riallacciare i rapporti con Barbara… Un filo invisibile li lega l’uno all’altro e li rende protagonisti o semplici comparse della commedia umana che ogni giorno va in scena al Café Royal. La limpidezza dello sguardo di Marco Balzano illumina le vite dei suoi personaggi – diversissimi per età, carattere, professione, aspirazioni. Tutti loro però condividono una ferita, più o meno scoperta, da cui provano a spensierarsi. E così li osserviamo da vicino, quasi li spiamo, ci immedesimiamo e a volte facciamo persino il tifo. Fino a quando la serranda del bar cala lentamente come un sipario sulla via, sulle incertezze e le felicità che ci rendono umani. Dopo “Resto qui” e “Quando tornerò”, Marco Balzano continua a fare quello che gli riesce meglio: ci convoca, mostrandoci come siamo davvero.
10) “Lupo giù per terra” di Barbara D’Acierno (Bompiani)
Data di uscita: 5 maggio 2026
pp. 288
€16 (cartaceo)
Francesca, primogenita di una coppia che vive sulle montagne della Campania, nasce coperta di peli neri, come un cucciolo di lupo. Passa la prima infanzia in una casa da cui sono stati rimossi gli specchi, ma il confronto con gli altri bambini diventa inevitabile al tempo della scuola. Ferita dalla crudeltà altrui ma forte delle proprie risorse e di un’acuta intelligenza, Francesca crescendo si arma contro il mondo: sempre vestita di nero, dolcevita e maniche lunghe, affronta le complicazioni del liceo – siamo nel tempo esibizionista e sovraccarico dei paninari – con tenacia e ingegno. Andrà a studiare a Roma e nella città in movimento degli anni novanta, tra scoperte, legami e dolori, inventerà la sua nuova famiglia. Un romanzo di crescita che a tratti sembra fuori dal tempo ma è sorretto da grandi eventi reali – il terremoto in Irpinia del 1980, la caduta del Muro di Berlino, il primo Pride italiano a Roma nel 1994. Francesca soffre e cresce, disegna la sua strada nel mondo, si sceglie gli eroi più giusti per lei – Lady Oscar, Freddy Mercury, Luxuria – e va dritta alla ricerca della sua libertà.
11) “Io sono Adele” di Csaba dalla Zorza (Marsilio)
Data di uscita: 5 maggio 2026
pp. 257
€18 (cartaceo)
Adele Casagrande ha sessant’anni, un passato di cui non vuole parlare e un lavoro tutto nuovo. Si è trasferita da Milano in Provenza, a Villeneuve-lès-Avignon, come governante in una casa privata. Qui si trova da sola a ricucire i pezzi di una famiglia che non è la sua, ma anche a fare i conti con i motivi che l’hanno spinta a tagliare di netto con la vita precedente, mentre tutti vorrebbero sapere ciò che lei protegge con il silenzio. Csaba dalla Zorza, con passo certo e delicato, rivela poco alla volta la parte privata della vita di una donna che, vista da fuori, sembra avere tutto. La separazione dei genitori, la volontà di costruirsi un’indipendenza economica, la maternità e la fatica di conciliare famiglia e lavoro, il dolore per un matrimonio finito e il peso di un segreto che non vuole svelare. Cosa succede, quando capisci che l’unica cosa che ti manca ti è stata negata dal tuo stesso senso del dovere? Come si affronta la necessità di essere amata in quella fase della vita che tutti pensano coincida con il tramonto? Io sono Adele è il racconto intimo di una donna che sfida continuamente se stessa, alla ricerca dell’unico coraggio che non ha mai avuto: essere felice. Sapendo che per farlo dovrà infrangere le sue stesse regole.
12) “Joanna degli Incanti” di Simona Lo Iacono (Guanda)
Data di uscita: 21 aprile 2026
pp. 256
€18 (cartaceo)
Palermo, 1640. Una monaca carmelitana è rinchiusa nelle prigioni della Santa Inquisizione in attesa di conoscere il motivo del suo arresto. Per rassicurare un misterioso compagno di cella, inizia a raccontare, perché «una buona storia svia la solitudine e ingannala morte». Joanna De Austa, questo il suo nome, ha avuto un’infanzia segnata dalla perdita di un padre avventuriero e dalla presenza di una madre afflitta dalla vedovanza e priva di slanci. Ma lo zio vescovo è stato per lei un mentore straordinario: di mente aperta e anticonformista, conoscitore dei libri proibiti, le ha trasmesso l’amore per la poesia ,le arti e le lingue straniere. E ha protetto la sua amicizia con Nucidda, la figlia della governante, una bambina cieca da cui Joanna ha imparato un nuovo modo di vedere, che non ha bisogno dello sguardo. Questa profonda sapienza la guiderà in un’impresa capace di riscattarla da una vita difficile e dalla gabbia di un matrimonio imposto. Con un’intuizione del tutto innovativa per il suo tempo, Joanna fa della cartiera di famiglia una piccola casa editrice, dimostrando di saper unire la passione per i libri al talento imprenditoriale. Il primo volume dato alle stampe sarà il Don Chisciotte. «Diventammo famosi» dirà «per aver fatto due cose impossibili. Far scrivere i ciechi. Pubblicare la storia di un pazzo.» Ancora una volta, Simona Lo Iacono trasforma in romanzo una storia vera di lutti e rinascite, rovesci economici e incontri cruciali, tenebre e luce: quella luce che brilla nel cammino delle donne verso la libertà.
13) “La notte di David” di Abigail Assor (Marsilio)
Data di uscita:10 aprile 2026
Traduzione di Luciana Cisbani
pp. 160
€17 (cartaceo)
David e Olive hanno dieci anni e sono gemelli. Si assomigliano, sono cresciuti insieme, insieme hanno imparato ad amarsi, ma agli occhi del mondo non potrebbero essere più diversi. O meglio: David è diverso. David urla, si lamenta durante il sonno, nei momenti di rabbia colpisce qualunque cosa o persona gli capiti a tiro, e poi cerca costantemente di scappare dalla grande casa di famiglia dove lui e Olive abitano con i genitori. Nonostante la malattia di David, la simbiosi tra i gemelli è totale, la loro complicità resiste ostinata all’intervento di adulti che non capiscono quel rapporto: non capiscono David, ma non capiscono nemmeno Olive, che di questo gemello “difettoso” è lo specchio. Finché una notte tutto cambia. L’ossessione di David per i treni, che per lui sono giocattoli, fonti di strani rumori e forse, soprattutto, mezzi per andarsene finalmente via, assume una tragica concretezza, mettendo in pericolo non solo la relazione tra i due fratelli, ma la loro stessa vita. Da una delle giovani voci letterarie più apprezzate di Francia, una storia di formazione poetica e intensa, un romanzo che interroga i confini della cosiddetta “normalità” e ci regala una preziosa lezione sulla salute mentale vista con gli occhi dei ragazzini.
14)
Data di uscita: 21 aprile 2026
pp. 240
€15 (cartaceo)
Nel giugno 1944, in una Roma appena liberata, un gruppo di amici inizia a ritrovarsi la domenica in casa di Maria e Goffredo Bellonci: Piovene, Gadda, Longhi, Banti, de Céspedes, Moravia, Morante e tanti altri. Discutono di politica, arte, letteratura, filosofia. E ispirano alla padrona di casa l’idea di «un premio che nessuno ancora avesse mai immaginato», che riflettesse il desiderio di rinascita dell’intera società. Nasce così il premio Strega. Questo arguto memoir ripercorre, con l’inconfondibile grazia e la passione di Bellonci, trent’anni di questa avventura umana e letteraria, portandoci “dietro le quinte” del riconoscimento letterario italiano più prestigioso, tra gustosi aneddoti e illustri protagonisti. Una «storia fatta di libri, e di buoni libri», di incontri, speranze e dibattiti che hanno plasmato la storia recente del Paese, come racconta Giovanni Solimine nel suo illuminante saggio introduttivo.
15) “La scatola delle lacrime” di Han Kang (Adelphi)
Data di uscita: 14 aprile 2026
Traduzione di Lia Iovenitti
pp. 68
€12 (cartaceo)
C’era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. Come «due ciottoli sott’acqua», i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un’ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. Poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. Era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell’esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata «per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo». Incuriosita dalle storie di quell’uomo misterioso e ammaliata dalla «forza strana» dell’uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. E durante il cammino – come narra Han Kang in questo racconto delicato e visionario, che ricorda una fiaba di Miyazaki – il mondo intero iniziò a mutare dentro e fuori di le
16) “Confessioni di una maschera” di Yukio Mishima (Feltrinelli)
Data di uscita: 5 maggio 2026
Traduzione di
pp. 192
€12 (cartaceo)
Da sempre privo d’interesse per l’altro sesso, Kochan è cresciuto imparando a celare le sue inclinazioni, inammissibili nel Giappone imperiale. È così che, in pagine intrise di sensualità e tormento, il protagonista si trova a mettere in piedi una “recita”, attraverso la quale ci racconta le esperienze cruciali che lo hanno portato a prendere consapevolezza delle sue passioni: dall’“adorazione indicibile” per un paio di calzoni azzurri all’ammirazione estatica per i corpi dei compagni, così robusti rispetto al suo. E poi la folgorante visione del San Sebastiano di Guido Reni, che lo porterà a considerare la virilità e la morte in modi inaspettati. Ma l’accettazione di se stesso come diverso dagli altri non si attua senza una lotta per conquistare la “normalità”. In un mondo in cui i sentimenti reali rimangono tenacemente nascosti dietro lo schermo di una presunta “correttezza” ufficiale, la storia della maturazione emotiva di Kochan non è il semplice “resoconto clinico di un caso particolare”, ma è il ritratto di una gioventù che esplode, di una generazione che si mette in discussione, di una necessità forte di dire la propria verità senza timore.
17) “Resistere ai tempi oscuri” di Asma Mhalla (Einaudi)
Data di uscita: 21 aprile 2026
Traduzione di Christian Delorenzo
pp. 152
€17.50 (cartaceo)
Guardatevi attorno. Non avete la vaga impressione di vivere un momento di dissociazione collettiva? Vediamo che tutto sta crollando, eppure andiamo avanti come se niente fosse. Questa non è una crisi della democrazia ma lo smottamento verso un nuovo regime. Scrolling infinito, dopamina sotto controllo. Quando dubiterete di voi stessi, ricordatelo: questo secolo non vi impedisce di pensare, vi tiene occupati finché non saprete più come fare. Il XXI secolo non vi governerà, vi programmerà. Il futuro è dietro di noi. Nei momenti torbidi della storia, spesso ci rendiamo conto troppo tardi degli smottamenti, dei capovolgimenti. Non sempre misuriamo la distanza che separa la nostra epoca dalla comprensione che ha di sé. Questo perché il futuro, temuto o sperato, si è accartocciato su sé stesso. La prova ce l’abbiamo sotto gli occhi: la distopia, come quella dei romanzi di fantascienza, non è una proiezione, è ovunque attorno a noi. È già qui: viviamo nel mondo che temiamo subendone l’incanto. Il fascismo della prima ora è stato anche una reazione alla sofferenza psicologica, alla brutalità esistenziale di esseri che si sentivano privati di qualcosa di cui ancora oggi è difficile cogliere i contorni. Una rabbia del genere non deriva dalla percezione della disuguaglianza sociale in sé o dalla guerra in sé, ed è per questo che riemerge a intervalli regolari fino ai giorni nostri. Deriva da promesse di progresso non mantenute, da questa terribile sensazione di non essere mai padroni di sé stessi, di non essere altro che i depositari di esistenze vaghe e fluttuanti, senza alcun interesse, vite che non contano, a forza di sentir ripetere che contano. Questa dissonanza ci ha uccisi mille volte, in mille modi diversi. Continua a ucciderci a fuoco lento e, per lo stesso meccanismo, siamo costretti ad accettare di vivere malati, senza avere la forza di guarire. Ipermodernità urbana, mondo in multicrisi, onnipresenza delle interfacce, potenza sfrenata dei BigTech, tecnologie di controllo camuffate in nome della sicurezza, senso di solitudine, saturazione cognitiva. Ciò che chiamiamo «realtà» è già un’interfaccia. Quella che crediamo «libertà» forse non è altro che un parametro di comfort in un sistema di controllo invisibile a occhio nudo. Questo non è il futuro, ma solo la quotidianità di un mondo che non sa più dire come si chiama. Benvenuti nel reale. Benvenuti nella Cyberdistopia. “No Future? Hyper-Future!” Byung-chul Han incontra Mark Fisher in questo fondamentale manuale di lotta cognitiva. «Un testo appassionante, che dà un nome alla ferita della nostra comune umanità» («Les Inrocks»).
18) “La notte nel cuore” di Natacha Appanah (Einaudi)
Data di uscita: 21 aprile 2026
Traduzione di Cinzia Poli
pp. 232
€19.50 (cartaceo)
Nathacha, Emma e Chahinez hanno attraversato la notte più nera, quella in cui l’amore diventa controllo, possesso, annientamento. Tutte e tre hanno provato a fuggire dai loro compagni violenti, per salvarsi. Solo una può raccontarlo. “La notte nel cuore” ci parla con una voce piena di forza, urgenza e poesia. Una voce che è necessario ascoltare. «Nathacha Appanah ha trovato le parole per dire l’impronunciabile, mostrando così la forza della letteratura» («Elle») Nel maggio 2021 Nathacha Appanah apprende dell’omicidio della giovane Chahinez Daoud, avvenuto a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L’ex marito l’ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l’ha bruciata viva in strada, a pochi metri da casa sua. La morte di Chahinez risveglia in Appanah un dolore che viene da lontano: la perdita della cugina Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. E riapre una ferita personale, profonda. È una storia che l’autrice non ha mai raccontato, a cui ha evitato di pensare a lungo. Una storia che adesso bisogna scrivere. Perché per poter restituire la voce a Emma e Chahinez, condannate per sempre al silenzio, Appanah deve partire da sé stessa, da quella ragazza che dai diciassette ai venticinque anni ha avuto una relazione con un uomo geloso, possessivo, violento, che l’ha abbindolata, isolata da tutti, piegata, asservita. E quasi uccisa. Appanah si affida a queste pagine ripercorrendo la propria esperienza, mentre ricostruisce le esistenze di Emma, moglie e madre imprigionata in un matrimonio senza via d’uscita, e di Chahinez, che aveva avuto la forza di divorziare, di ricominciare, di lasciare l’Algeria sperando in un futuro migliore per sé e i figli in Francia. A queste donne, oppresse dal controllo di uomini incapaci di rispettare le loro scelte e la loro indipendenza, Appanah dedica la sua lotta contro l’oblio che troppo spesso circonda i femminicidi. Capitolo dopo capitolo, esamina le narrazioni della stampa, della giustizia, dei colpevoli, riferisce i ricordi di famigliari e amici, analizza le dinamiche della violenza cercando di portare alla luce il meccanismo fatale in cui sono rimaste intrappolate Emma e Chahinez. Con parole limpide, precise, di una bellezza struggente, Nathacha Appanah intreccia la sua verità a quella di Emma e Chahinez, attraversando la notte che nei loro cuori ha preso il posto dell’amore.
19) “L’Ammiraglio” di Giosuè Calaciura (Sellerio Editore Palermo)
Data di uscita: 28 aprile 2026
pp. 240
€16 (cartaceo)
Il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura ha al centro Cristoforo Colombo, l’Ammiraglio, una figura storica colossale e discussa, un eroe dell’esplorazione e l’iniziatore dell’oppressione coloniale, il portatore della civiltà occidentale nelle Americhe e al tempo stesso colui che avvia un genocidio, sancendo l’imperialismo, il razzismo e la soppressione culturale. Nel romanzo la fedeltà ai fatti e alle cronache colombiane – fondata sul diario di bordo, sugli atti del processo a Colombo dell’inquisitore Bobadilla – è infiltrata da ammiccamenti letterari, evangelici, fantascientifici che distorcono la realtà storica portandola altrove. Vi si racconta l’organizzazione del viaggio, la ferocia della conquista, la superiorità tecnica, la tecnologia come scelta di sopraffazione, lo schiavismo, la violenza come strumento esclusivo e definitivo del rapporto dell’Occidente verso gli «altri», sia indios che europei non maggiorenti. E poi c’è un’altra vicenda, picara, stracciona, ironica e irriverente, come dei sipari tra un capi- tolo e l’altro della conquista. La traversata epica, temeraria, pazza, sostenuta senza controprova da ipotesi e vaghe congetture, da pratiche magico-religiose, dalla folle immaginazione dell’Ammiraglio come un Don Chisciotte oceanico infarcito di troppe letture. Ma la conquista delle Indie rimane una sorta di «manuale» aggiornatissimo sulla violenza dell’oggi, sulla perdita di ogni sentimento della giustizia (umana e giurisprudenziale) e della pietà; è il prototipo della prepotenza perenne che regola i rapporti tra paesi ricchi e paesi poveri, tra i ricchi e i poveri. L’Ammiraglio è anche un romanzo sulle illusioni, la speranza di un mondo per tutti, migliore, che s’infrange a ogni sbarco.
20) “Città d’ombre” di Aro Sainz de La Maza (Bompiani)
Manca poco al sorgere del sole. È il 4 luglio e Barcellona, di giorno travolta dal caldo e dai turisti, è immersa nel silenzio e nell’oscurità. Ma una luce improvvisa illumina la facciata della Pedrera. Qualcuno ha trasformato l’opera di Gaudì nella scenografia di un macabro delitto: un uomo appeso a uno dei balconi sta bruciando. Quando arrivano i soccorsi è troppo tardi: per Eduard Pinto, personaggio di spicco della società catalana, non c’è più nulla da fare. Entra in gioco l’ispettore Milo Malart: uomo tormentato, refrattario alle regole ma dotato di un intuito che gli consente di entrare nella mente dei criminali e capire le loro prossime mosse. Con un assassino come il Boia di Gaudì (così l’ha battezzato la stampa) l’intuito però non basta: servono colleghi altrettanto determinati e capaci, come l’ispettrice Rebeca Mercader e il sergente Toni Crespo. Al trio tocca il compito di individuare il disegno di sangue dietro la scia di delitti che sconvolgono Barcellona: una città protagonista quanto gli esseri umani, lo scenario perfetto per un thriller dalle tinte nerissime.
Mercoledì 1º aprile, alle ore 11.30, sono stati annunciati i dodici libri candidati alla LXXX edizione del Premio Strega 2026 e alla XIII edizione del Premio Strega Europeo.
Ecco la dozzina candidata alla LXXX edizione del Premio Strega 2026:
Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo.
Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia(Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli.
Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), proposto da Roberto Saviano.
Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi.
Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi.
Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo.
Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio.
Bianca Pitzorno, La sonnambula(Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti.
Christian Raimo, L’invenzione del colore(La nave di Teseo), proposto da Luciana Castellina.
Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), proposto da Lisa Ginzburg.
Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca(Einaudi), proposto da Gaia Manzini.
Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda), proposto da Laura Bosio.
Ed ecco anche la cinquina finalista alla XIII edizione del Premio Strega Europeo:
Natacha Appanah, La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi)
Leila Guerriero, La chiamata, tradotto da Maria Nicola (SUR)
Tonio Schachinger,In tempo reale,tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio)
Isabella Hammad, Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio)
Yael Van der Wounden, Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti)
Cosa ne pensate? Chi è il grande escluso che secondo voi invece meritava di accedere alla dozzina o alla cinquina?
Non devi piacere a tutti. Come smettere di preoccuparsi di quel che pensano gli altri e vivere felici.
di Meg Josephson
Corbaccio, marzo 2026
Traduzione di Maria Olivia Crosio
€19.90 (cartaceo)
Può sembrare strano che oggi che viviamo in costante comunicazione con gli altri, ci preoccupiamo ancora tanto di come veniamo percepiti. Invece è proprio a causa di questo incessante dare e ricevere conferme e rassicurazioni esterne – i messaggi, i cuoricini messi ai messaggi altrui, i Like sui post, FaceTime, i video inviati come messaggi diretti – che ci ritroviamo in una spirale di insicurezza. Ci sono molti modi per dire a una persona che la stai pensando, ma proprio per questo ci sono anche molte occasioni in cui ci sentiamo dimenticati. (p. 11)
Dalle parole dell’autrice, la Dott.ssa Meg Josephson, che è anche psicologa e psicoterapeuta, capiamo quanto questo suo testo, seppure non accademico, sia uno specchio riflesso del suo vissuto. Una terapia su cui lei stessa ha lavorato costantemente e che le ha permesso di affrontare il tema del “compiacimento” come approccio relazionale.
La tesi che sostiene Josephson è infatti l’importanza di accompagnare i lettori (e i suoi stessi pazienti) nel processo di riconoscimento del trauma, partendo dall’interno dell’individuo. La storia riportata nel testo rispecchia la sua esperienza personale ma vuole anche essere una guida, secondo l’autrice, non ancora esistente, di come gestire e affrontare il peso di “dover pensare di piacere sempre a tutti”. Non esteticamente, ma di andare a genio, essere in sostanza, accettati.
Se l’assunto può sembrare semplicistico o banale, è chiaro che vivere con questa necessità, se non si interviene per tempo, logori, e possa generare una facile crisi d’identità: “Se non piaccio, allora chi sono io?”. Viviamo in una società che sta demolendo sempre più le relazioni sociali in favore di quelle virtuali, e che vede nell’altro uno specchio giudicante e determinante per il proprio valore di essere umano. Se ho tanti followers, allora è perché piaccio. Se alla mia festa vengono tutti miei compagni è perché sono popolare e così via. Ma cosa succede se mando un whatsapp all’amico e non mi risponde? Sarà arrabbiato con me? Avrò detto qualcosa di sbagliato? Perché non mi vuole? Questa è forse un’esasperazione, ma trovare il modo di gestire questo approccio alla vita e di conseguenza imparare ad autoregolarsi per vivere meglio, sono sicuramente strumenti utili a tutti, anche a chi sta intorno.
L’obiettivo di questo libro non è quello di farvi rimanere bloccati all’infinito in uno stato di biasimo e amarezza nei confronti dei vostri genitori o del passato in generale, ma di prendere atto e capire con realismo in che modo vi hanno influenzato le esperienze infantili, in modo che possiate iniziare a guarire da lì. Lo scopo è concedervi finalmente di riconoscere le emozioni che gli altri non hanno voluto vedere, capire che le azioni e reazioni dei vostri genitori non erano colpa vostra, […]. (p. 37)
Josephson risponde a questa riflessione con innumerevoli e precisi esempi di vissuto. Ispirandosi alla sua vita ma anche a quella dei suoi pazienti, naturalmente proteggendoli dal patto di riservatezza e non rivelando mai elementi che siano riconducibili alla realtà. Il suo linguaggio è tecnico ma facilmente fruibile per chi non è del settore e offre innumerevoli spunti e soluzioni, sulla gestione del tema.
Quando qualcuno ce l’ha con me, perché la situazione migliori devo chiedere immediatamente scusa.
Per adattarsi, Brianna ha assunto il ruolo di Custode della pace. Questa è stata la sua strategia per sentirsi al sicuro […]. (p. 41)
Un argomento centrale nell’intero volume è il cosiddetto fenomeno del fawning. Il nostro corpo manifesta quattro possibili reazioni a una minaccia: la prima è la fuga, la seconda la lotta, la terza il congelamento (quando ci si immobilizza dalla paura) e la terza è il compiacimento, inteso come sottomissione.
Di libri sul self-care, sull’auto-aiuto ce ne sono tantissimi, questo però sembra davvero offrire una chiave di lettura interessante e, se accompagnato a una vera terapia reale, può senz’altro essere un punto di partenza stimolante, volto ad affrontare la tendenza cronica di compiacere sempre gli altri, rimettendo al centro se stessi e i propri bisogni.
Quest’anno si celebrano gli ottant’anni del più prestigioso premio letterario italiano, nato dalla mente di Maria Bellonci e di Guido Alberti, ed è così chiamato, in onore del celebre liquore prodotto dalla famiglia di quest’ultimo. Il premio nasce soprattutto come riscatto morale ed emotivo agli anni della guerra, in un’epoca in cui i libri erano la sola via di fuga possibile dalla realtà. Per me, tuttavia, lo sono ancora adesso.
Mercoledì 1° aprile scopriremo finalmente la dozzina candidata all’ambito premio, sempre nella speranza che il potere ingombrante delle grandi case editrici non ne comprometta la scelta qualitativa. A furia di spingere, si sa, si finisce per ruzzolare giù. Gli Amici della domenica (la giuria di 400 menti illustri che determina i più meritevoli di nomina), hanno proposto, per questa edizione ben 79 titoli che trovate qui elencati in ordine alfabetico:
Andrea Alba con L’ombra di Kafka (Arkadia), proposto da Claudio Strinati;
Giovanna Albi con Il castello di carte (Di Felice Edizioni), proposto da Francesca Pansa;
Fabio Andina con L’interno delle nuvole (Rubbettino Editore), proposto da Gianpiero Gamaleri;
Maria Attanasio con La rosa inversa(Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo;
Lavinia Bianca con La vita potenziale (Gramma Feltrinelli), proposto da Fulvio Abbate;
Graziella Bonansea con Tu che non parli (Vanda Edizioni), proposto da Paolo Ferruzzi;
Ilaria Bernardini con Amata(HarperCollins), proposto da Simonetta Sciandivasci;
Aldo Boraschi con Diamante(Altre Voci edizioni), proposto da Saverio Simonelli;
Nicola Bottiglieri con Recitare L’Infinito a Capo Horn (Bertoni Editore), proposto da Mariù Safier;
Davide Bregola con Lezioni dalle rovine(leggere, scrivere, vivere) (Avagliano), proposto da Emanuele Trevi;
Edith Bruck con L’amica tedesca (La nave di Teseo), proposto da Aldo Cazzullo;
Enrico Bruschi con Riflessi inversi. Nella mente di Mariù Pascoli (Maschietto Editore), proposto da Maria Concetta Mattei;
Valerio Callieri con AS3 (Fandango Libri), proposto da Paolo Di Paolo;
Ilaria Camilletti con Ilaria nella giungla (Accento), proposto da Fabio Geda;
Enzo Fileno Carabba con L’arca di Noè(Ponte alle Grazie), proposto da Antonio Riccardi;
Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli;
Gaja Cenciarelli conIl rivoluzionario e la maestra (Marsilio), proposto da Serena Dandini;
Marcello Cantoni con Vento in faccia (La Corte Editore), proposto da Ignazio R. Marino;
Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), proposto da Roberto Saviano;
Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte(Mondadori), proposto da Alessandro Piperno;
Mauro Covacich con Lina e il sasso (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi;
Isabella Delle Monache con Il compagno(Serradifalco Editore), proposto da Lidia Ravera;
Vito di Battista con Dove cadono le comete(Feltrinelli), proposto da Maria Ida Gaeta;
Cosimo Damiano Damato con Nessuna grazia. Gramsci e Pertini, una storia di prigionia e resistenza (Rai Libri), proposto da Raffaele Nigro;
Bruno Damini con Il primo a prender fuoco fu Totò. La Grande Storia di monsù Peppino cuoco errante (Minerva Edizioni), proposto da Roberto Barbolini;
Paola Dell’Erba con Penultimo desiderio (Graus Edizioni), proposto da Maria Cristina Donnarumma;
Mario De Quarto con Libero nella città dei papi (Marlin), proposto da Rosa Maria Grillo;
Baldissera Di Mauro con Ugo(Elliot), proposto da Filippo La Porta;
Marcello Fois con L’immensa distrazione (Einaudi), proposto da Helena Janeczek;
Francesco Forlani con L’amico spagnolo (Exòrma), proposto da Giulio Marcon;
Mara Fortuna con La Canaria(Les Flâneurs Edizioni), proposto da Antonella Cilento;
Saverio Gangemi con Calùra(Rubbettino), proposto da Massimo Onofri;
Nicola Gardini con Daddy(Mondadori), proposto da Renata Colorni;
Massimo Gezzi con Adriatica(Gramma Feltrinelli), proposto da Laura Pugno;
Tommaso Giagni con La fabbrica e i ciliegi (Ponte alle Grazie), proposto da Gioacchino De Chirico;
Vittorio Giacopini con Ogni altro tempo è Pace (Nutrimenti), proposto da Alberto Rollo;
Roberto Ippolito con Wilde come se (Sem), proposto da Elisabetta Mondello;
Orazio Labbate con Chianafera(NN Editore), proposto da Alberto Casadei;
Elisabetta Liguori con Il figlio ostinato (Piemme), proposto da Francesco Caringella;
Simone Lisi con Le interruzioni. Romanzo provvisorio su mia madre (effequ), proposto da Gabriele Ametrano;
Giulia Lombezzi con L’estate che ho ucciso mio nonno (Bollati Boringhieri), proposto da Alessandra Tedesco;
Fabio Macaluso con Volevo un tè al limone. La mia vita da bipolare(Marsilio), proposto da Daniele Rielli;
Roberto Maggiani con Un uomo in Argentina (Il ramo e la foglia edizioni), proposto da Franco Buffoni;
Anna Mallamo con Col buio me la vedo io (Einaudi), proposto da Marina Valensise;
Sebastiano Martini con Il frastuono del mondo (Voland), proposto da Dario Buzzolan;
Michele Mari con I convitati di pietra(Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi;
Massimo Maugeri con Quel che facciamo dell’amore (La nave di Teseo), proposto da Giorgio Nisini;
Mota con La luce inversa (Wojtek), proposto da Silvio Perrella;
Laura Marzi con Stelle cadenti (Mondadori), proposto da Paolo Mieli;
Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo;
Laura Pariani con Primamà (La nave di Teseo), proposto da Francesca Serafini;
Lorenzo Pavolini con Mille (Marsilio), proposto da Giorgio van Straten;
Francesco Pecoraro con La fine del mondo(Ponte alle Grazie), proposto da Gianluigi Simonetti;
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio;
Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti;
Antiniska Pozzi con Tanto domani muori (HarperCollins), proposto da Lia Levi;
Christian Raimo con L’invenzione del colore(La nave di Teseo), proposto da Luciana Castellina;
Nicola Ravera Rafele con Nubifragio(HarperCollins), proposto da Sandra Petrignani;
Cecilia Rita con Mantide(NN Editore), proposto da Ludovica Jaus;
Pucci Romano con La soluzione(Love Edizioni), proposto da Riccardo Cavallero;
Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), proposto da Lisa Ginzburg;
Irene Salvatori con Non ancora 101 (Marcos y Marcos), proposto da Daniele Mencarelli;
Piero Salabè con Mortacci mia (La nave di Teseo), proposto da Claudia Durastanti;
Vanni Santoni con Il detective sonnambulo (Mondadori), proposto da Marco Cassini;
Mariù Safier con La steccaia(FUIS edizioni), proposto da Massimiliano Kornmüller;
Lodovica San Guedoro con Il giardino chiuso (Effigi), proposto da Marcello Rotili;
Eduardo Savarese con Una piccola luce (Alter Ego), proposto da Simona Cives;
Gianluigi Schiavon con Parlami morte. Il libro segreto dell’Archiginnasio(Giraldi Editore), proposto da Simonetta Bartolini;
Francesca Scotti con La stagione delle case vuote (Hacca), proposto da Maria Teresa Carbone;
Marialaura Simeone con Un fuoco grande. Bianca Garufi (Les Flâneurs Edizioni), proposto da Giuseppe Lupo;
Carola Susani con Il dio delle genti (minimum fax), proposto da Valeria Parrella;
Lucia Tancredi con Ersilia e le altre (Ponte alle Grazie), proposto da Loredana Lipperini;
Federico Tavola con La grammatica di frontiera (Solferino), proposto da Maria Rosa Cutrufelli;
Marcello F. Turno con A Love Supreme(Alpes Italia), proposto da Laura Massacra;
Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi), proposto da Gaia Manzini;
Piera Ventre con Stella randagia (NN Editore), proposto da Romana Petri;
Marco Vichi conOcchi di bambina (Guanda) proposto da Laura Bosio;
Giuliana Vitali con Nata nell’acqua sporca(Perrone), proposto da Marco Debenedetti;
Anna Voltaggio con La santa degli altri (Neri Pozza), proposto da Diego De Silva.
La precedente edizione del 2025 è stata vinta da Andrea Bajani con L’anniversario (Feltrinelli), proposto da Emanuele Trevi, a sua volta vincitore nel 2021 con il bellissimoDue Vite (Neri Pozza). Quest’anno è bello vedere in gara più case editrici “piccole” e indipendenti, ma ci sono nomi e colossi che sono certa prenderanno il loro spazio. Di seguito vi lascio il mio pronostico, sicuramente tra i miei desiderata sarei felice di vedere in dozzina autrici come Anna Mallamo, Giulia Lombezzi, Mara Fortuna e Nadeesha Uyangoda, ma sono anche sincera, le opere di Michele Mari, Alcide Pierantozzi e Francesco Pecoraro (tra i favoriti, appunto), meritano indubbiamente di accedere al circuito dei dodici gloriosi.
Ecco il mio pronostico sulla papabile dozzina che concorrerà al Premio Strega 2026 (su cui in realtà continuo a cambiare idea, perché non è facile fare previsioni su tutti):
Michele Mari con I convitati di pietra(Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio
Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), proposto da Lisa Ginzburg
Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo
Giulia Lombezzi con L’estate che ho ucciso mio nonno (Bollati Boringhieri), proposto da Alessandra Tedesco
Nicola Gardini con Daddy(Mondadori), proposto da Renata Colorni
Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi), proposto da Gaia Manzini
Francesco Pecoraro con La fine del mondo(Ponte alle Grazie), proposto da Gianluigi Simonetti
Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte(Mondadori), proposto da Alessandro Piperno
Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli
Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti
Carola Susani con Il dio delle genti (Minimum Fax), proposto da Valeria Parrella
Tripletta per Einaudi e doppietta per Mondadori?
Forse è troppo, potrebbero essere considerati anche TommasoGiagni (Ponte alle Grazie),Cecilia Rita(NN Editore) e Gaja Cenciarelli (Marsilio), in alternativa, ma l’unica cosa certa è che dopo l’annuncio della dozzina ci sarà un incremento delle vendite dei titoli scelti. O almeno, così si spera.
Se vi va, fatemi sapere quali sono i vostri pronostici e se avete dei desiderata, vi leggo volentieri.