C’è qualcosa che negli ultimi tempi mi infastidisce profondamente: la trasformazione della lettura in una performance, un gesto studiato per essere mostrato, monetizzato, sezionato in stories da trenta secondi con filtri pastello e citazioni acchiappa-like. Gli influencer—non tutti, ma molti—sono riusciti a trasformare anche i libri in strumenti di provocazione, in atti di vanità mascherati da passione culturale.

Leggere dovrebbe essere un piacere intimo, un viaggio personale, non un’occasione per dimostrare qualcosa agli altri. Eppure vedo sempre più spesso pile di libri scelti non per contenuto, ma per copertina; citazioni estrapolate a caso per il gusto di fare colpo; recensioni che sembrano slogan pubblicitari. E poi i famigerati “haul” letterari da centinaia di euro, letti (forse) mai.

C’è chi usa i libri come trofei, come se leggere Anna Karenina o Jane Austen fosse una medaglia da esibire, e non un’esperienza profonda, a volte dolorosa, certamente trasformativa. Io rivendico il diritto di leggere con lentezza, di non fotografare ogni copertina, di non avere un’opinione pronta e confezionata da servire su Instagram. Rivendico il diritto di leggere in silenzio, senza hashtag.

Il vero lettore non ha bisogno di dimostrare nulla. Legge perché non può farne a meno. Legge per capirsi, per ritrovarsi, per perdersi. Legge in treno, nella pausa pranzo, prima di dormire, quando tutti dormono. Non importa se ha letto cinque libri in un mese o due in un anno: ciò che conta è la sincerità del gesto, l’autenticità dell’incontro con una storia.

E allora sì, mi infastidiscono gli influencer che svuotano la lettura del suo senso più profondo per trasformarla in un contenuto qualunque. Non perché io disprezzi la condivisione—tutt’altro. Ma perché leggere, per me, resta una delle poche cose che dovrebbero restare autentiche. Non una provocazione, non una moda. Solo un piacere.

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7 risposte a “Quando i libri diventano accessori: il lato fastidioso degli influencer”

  1. Avatar marisa salabelle

    Sono d’accordo: non sopporto le immagini leziose di libro con tazzina di caffè, libro su ginocchia abbronzate, libro con foglioline autunnali… il libro non è un ornamento e questo tipo di influencer, per me, non fanno un vero servizio alla lettura

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Leggere è un atto intimo, un po’ come un viaggio: lo si può condividere con gli amici, raccontandolo. Ma se non si viaggia veramente e non si ha niente da raccontare a mio avviso è meglio stare zitti.

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  2. Avatar gaberricci

    Penso che un poco di colpa sia anche dei “lettori forti”, che quando parlano della lettura la descrivono come una necessità vitale, e non per quello che è: un piacere. Un mio amico, che sa che leggo molto, mi ha chiesto di “convincere” la figlia a leggere di più, ed io ho rifiutato: cosa avrei potuto dirle, se non “leggo perché mi piace”? Siamo noi i primi ad aver trasformato la lettura in un atto performativo: chiaro che i social, alla continua ricerca di “trend” (e cosa genera più engagement, che una competizione a chi legge più libri, più lunghi, in meno tempo?), ci si siano buttati a pesce.

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    1. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

      Sono d’accordo con te: leggere è diventata una performance purtroppo. Io per prima appartengo alla categoria dei lettori forti, forse persino fortissimi, eppure come ho scritto, non fotografo e non faccio video su tutto. Sia chiaro, farlo non significa che ci sia qualcosa di male, purché lo si faccia per un sincero amore per la lettura e non per dimostrare di essere i più performanti in materia. Che poi, lo si fa per chi e per cosa? Per un misero like? Per più followers? Per quel che riguarda invece la richiesta del tuo amico, mi sento di consigliarti di vedere la prospettiva da un altro punto di vista: l’invito alla lettura, soprattutto per i più giovani, è un gesto bellissimo e trasmettere la propria passione non deve essere una forzatura ma un modo di condividere qualcosa che renda felici. Io, ad esempio, ho sempre detestato la matematica, ma se mi avessero mostrato come appassionarmi ad essa, magari attraverso giochi di logica ed enigmi, sono certa che non l’avrei vista come un’imposizione ma come un aiuto sincero e attento. Soprattutto in un’epoca come questa in cui tanti adulti hanno perso interesse per gli altri esseri umani e subiscono come parassiti le scelte dell’algoritmo allenando le dita con gli scroll infiniti, credo che un esempio “sano” di passione per qualcosa che sia altro dagli smartphone sia quanto mai educativo e formativo per i figli. Resta la mia opinione, condivisibile o meno, naturalmente. Grazie per la tua risposta, son contenta che la mia riflessione abbia scatenato questo piacevole scambio di idee!

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      1. Avatar gaberricci

        Però quello di cui parlavo io era qualcosa di diverso: non la performatività delle foto, ma quella di presentare la lettura come un qualcosa “di difficile”, per pochi eletti. Penso a quelli che ti guardano con commiserazione quando dici che stai leggendo un libro di Dan Brown, e per cui se non hai letto tutto Auster non puoi definirti un lettore vero…

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      2. Avatar I need a book | The Thrill of Literature

        Ahahah si, c’è anche parecchio “classismo” letterario, lettori di serie A e B. Purtroppo.

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      3. Avatar gaberricci

        E secondo me contribuisce a tenere parecchi lettori lontani dalla lettura. Come se i lettori forti di oggi avessero iniziato a leggere con Joyce.

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