Quest’anno si celebrano gli ottant’anni del più prestigioso premio letterario italiano, nato dalla mente di Maria Bellonci e di Guido Alberti, ed è così chiamato, in onore del celebre liquore prodotto dalla famiglia di quest’ultimo. Il premio nasce soprattutto come riscatto morale ed emotivo agli anni della guerra, in un’epoca in cui i libri erano la sola via di fuga possibile dalla realtà. Per me, tuttavia, lo sono ancora adesso.
Mercoledì 1° aprile scopriremo finalmente la dozzina candidata all’ambito premio, sempre nella speranza che il potere ingombrante delle grandi case editrici non ne comprometta la scelta qualitativa. A furia di spingere, si sa, si finisce per ruzzolare giù. Gli Amici della domenica (la giuria di 400 menti illustri che determina i più meritevoli di nomina), hanno proposto, per questa edizione ben 79 titoli che trovate qui elencati in ordine alfabetico:
Andrea Alba con L’ombra di Kafka (Arkadia), proposto da Claudio Strinati;
Giovanna Albi con Il castello di carte (Di Felice Edizioni), proposto da Francesca Pansa;
Fabio Andina con L’interno delle nuvole (Rubbettino Editore), proposto da Gianpiero Gamaleri;
Maria Attanasio con La rosa inversa(Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo;
Lavinia Bianca con La vita potenziale (Gramma Feltrinelli), proposto da Fulvio Abbate;
Graziella Bonansea con Tu che non parli (Vanda Edizioni), proposto da Paolo Ferruzzi;
Ilaria Bernardini con Amata(HarperCollins), proposto da Simonetta Sciandivasci;
Aldo Boraschi con Diamante(Altre Voci edizioni), proposto da Saverio Simonelli;
Nicola Bottiglieri con Recitare L’Infinito a Capo Horn (Bertoni Editore), proposto da Mariù Safier;
Davide Bregola con Lezioni dalle rovine(leggere, scrivere, vivere) (Avagliano), proposto da Emanuele Trevi;
Edith Bruck con L’amica tedesca (La nave di Teseo), proposto da Aldo Cazzullo;
Enrico Bruschi con Riflessi inversi. Nella mente di Mariù Pascoli (Maschietto Editore), proposto da Maria Concetta Mattei;
Valerio Callieri con AS3 (Fandango Libri), proposto da Paolo Di Paolo;
Ilaria Camilletti con Ilaria nella giungla (Accento), proposto da Fabio Geda;
Enzo Fileno Carabba con L’arca di Noè(Ponte alle Grazie), proposto da Antonio Riccardi;
Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli;
Gaja Cenciarelli conIl rivoluzionario e la maestra (Marsilio), proposto da Serena Dandini;
Marcello Cantoni con Vento in faccia (La Corte Editore), proposto da Ignazio R. Marino;
Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), proposto da Roberto Saviano;
Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte(Mondadori), proposto da Alessandro Piperno;
Mauro Covacich con Lina e il sasso (La nave di Teseo), proposto da Edoardo Nesi;
Isabella Delle Monache con Il compagno(Serradifalco Editore), proposto da Lidia Ravera;
Vito di Battista con Dove cadono le comete(Feltrinelli), proposto da Maria Ida Gaeta;
Cosimo Damiano Damato con Nessuna grazia. Gramsci e Pertini, una storia di prigionia e resistenza (Rai Libri), proposto da Raffaele Nigro;
Bruno Damini con Il primo a prender fuoco fu Totò. La Grande Storia di monsù Peppino cuoco errante (Minerva Edizioni), proposto da Roberto Barbolini;
Paola Dell’Erba con Penultimo desiderio (Graus Edizioni), proposto da Maria Cristina Donnarumma;
Mario De Quarto con Libero nella città dei papi (Marlin), proposto da Rosa Maria Grillo;
Baldissera Di Mauro con Ugo(Elliot), proposto da Filippo La Porta;
Marcello Fois con L’immensa distrazione (Einaudi), proposto da Helena Janeczek;
Francesco Forlani con L’amico spagnolo (Exòrma), proposto da Giulio Marcon;
Mara Fortuna con La Canaria(Les Flâneurs Edizioni), proposto da Antonella Cilento;
Saverio Gangemi con Calùra(Rubbettino), proposto da Massimo Onofri;
Nicola Gardini con Daddy(Mondadori), proposto da Renata Colorni;
Massimo Gezzi con Adriatica(Gramma Feltrinelli), proposto da Laura Pugno;
Tommaso Giagni con La fabbrica e i ciliegi (Ponte alle Grazie), proposto da Gioacchino De Chirico;
Vittorio Giacopini con Ogni altro tempo è Pace (Nutrimenti), proposto da Alberto Rollo;
Roberto Ippolito con Wilde come se (Sem), proposto da Elisabetta Mondello;
Orazio Labbate con Chianafera(NN Editore), proposto da Alberto Casadei;
Elisabetta Liguori con Il figlio ostinato (Piemme), proposto da Francesco Caringella;
Simone Lisi con Le interruzioni. Romanzo provvisorio su mia madre (effequ), proposto da Gabriele Ametrano;
Giulia Lombezzi con L’estate che ho ucciso mio nonno (Bollati Boringhieri), proposto da Alessandra Tedesco;
Fabio Macaluso con Volevo un tè al limone. La mia vita da bipolare(Marsilio), proposto da Daniele Rielli;
Roberto Maggiani con Un uomo in Argentina (Il ramo e la foglia edizioni), proposto da Franco Buffoni;
Anna Mallamo con Col buio me la vedo io (Einaudi), proposto da Marina Valensise;
Sebastiano Martini con Il frastuono del mondo (Voland), proposto da Dario Buzzolan;
Michele Mari con I convitati di pietra(Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi;
Massimo Maugeri con Quel che facciamo dell’amore (La nave di Teseo), proposto da Giorgio Nisini;
Mota con La luce inversa (Wojtek), proposto da Silvio Perrella;
Laura Marzi con Stelle cadenti (Mondadori), proposto da Paolo Mieli;
Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo;
Laura Pariani con Primamà (La nave di Teseo), proposto da Francesca Serafini;
Lorenzo Pavolini con Mille (Marsilio), proposto da Giorgio van Straten;
Francesco Pecoraro con La fine del mondo(Ponte alle Grazie), proposto da Gianluigi Simonetti;
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio;
Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti;
Antiniska Pozzi con Tanto domani muori (HarperCollins), proposto da Lia Levi;
Christian Raimo con L’invenzione del colore(La nave di Teseo), proposto da Luciana Castellina;
Nicola Ravera Rafele con Nubifragio(HarperCollins), proposto da Sandra Petrignani;
Cecilia Rita con Mantide(NN Editore), proposto da Ludovica Jaus;
Pucci Romano con La soluzione(Love Edizioni), proposto da Riccardo Cavallero;
Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), proposto da Lisa Ginzburg;
Irene Salvatori con Non ancora 101 (Marcos y Marcos), proposto da Daniele Mencarelli;
Piero Salabè con Mortacci mia (La nave di Teseo), proposto da Claudia Durastanti;
Vanni Santoni con Il detective sonnambulo (Mondadori), proposto da Marco Cassini;
Mariù Safier con La steccaia(FUIS edizioni), proposto da Massimiliano Kornmüller;
Lodovica San Guedoro con Il giardino chiuso (Effigi), proposto da Marcello Rotili;
Eduardo Savarese con Una piccola luce (Alter Ego), proposto da Simona Cives;
Gianluigi Schiavon con Parlami morte. Il libro segreto dell’Archiginnasio(Giraldi Editore), proposto da Simonetta Bartolini;
Francesca Scotti con La stagione delle case vuote (Hacca), proposto da Maria Teresa Carbone;
Marialaura Simeone con Un fuoco grande. Bianca Garufi (Les Flâneurs Edizioni), proposto da Giuseppe Lupo;
Carola Susani con Il dio delle genti (minimum fax), proposto da Valeria Parrella;
Lucia Tancredi con Ersilia e le altre (Ponte alle Grazie), proposto da Loredana Lipperini;
Federico Tavola con La grammatica di frontiera (Solferino), proposto da Maria Rosa Cutrufelli;
Marcello F. Turno con A Love Supreme(Alpes Italia), proposto da Laura Massacra;
Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi), proposto da Gaia Manzini;
Piera Ventre con Stella randagia (NN Editore), proposto da Romana Petri;
Marco Vichi conOcchi di bambina (Guanda) proposto da Laura Bosio;
Giuliana Vitali con Nata nell’acqua sporca(Perrone), proposto da Marco Debenedetti;
Anna Voltaggio con La santa degli altri (Neri Pozza), proposto da Diego De Silva.
La precedente edizione del 2025 è stata vinta da Andrea Bajani con L’anniversario (Feltrinelli), proposto da Emanuele Trevi, a sua volta vincitore nel 2021 con il bellissimoDue Vite (Neri Pozza). Quest’anno è bello vedere in gara più case editrici “piccole” e indipendenti, ma ci sono nomi e colossi che sono certa prenderanno il loro spazio. Di seguito vi lascio il mio pronostico, sicuramente tra i miei desiderata sarei felice di vedere in dozzina autrici come Anna Mallamo, Giulia Lombezzi, Mara Fortuna e Nadeesha Uyangoda, ma sono anche sincera, le opere di Michele Mari, Alcide Pierantozzi e Francesco Pecoraro (tra i favoriti, appunto), meritano indubbiamente di accedere al circuito dei dodici gloriosi.
Ecco il mio pronostico sulla papabile dozzina che concorrerà al Premio Strega 2026 (su cui in realtà continuo a cambiare idea, perché non è facile fare previsioni su tutti):
Michele Mari con I convitati di pietra(Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), proposto da Donatella Di Pietrantonio
Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), proposto da Lisa Ginzburg
Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo
Giulia Lombezzi con L’estate che ho ucciso mio nonno (Bollati Boringhieri), proposto da Alessandra Tedesco
Nicola Gardini con Daddy(Mondadori), proposto da Renata Colorni
Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi), proposto da Gaia Manzini
Francesco Pecoraro con La fine del mondo(Ponte alle Grazie), proposto da Gianluigi Simonetti
Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte(Mondadori), proposto da Alessandro Piperno
Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), proposto da Massimo Raffaeli
Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti
Carola Susani con Il dio delle genti (Minimum Fax), proposto da Valeria Parrella
Tripletta per Einaudi e doppietta per Mondadori?
Forse è troppo, potrebbero essere considerati anche TommasoGiagni (Ponte alle Grazie),Cecilia Rita(NN Editore) e Gaja Cenciarelli (Marsilio), in alternativa, ma l’unica cosa certa è che dopo l’annuncio della dozzina ci sarà un incremento delle vendite dei titoli scelti. O almeno, così si spera.
Se vi va, fatemi sapere quali sono i vostri pronostici e se avete dei desiderata, vi leggo volentieri.
La Canaria di Mara Fortuna è un romanzo familiare, un genere che oggi più che mai, in Italia, sembra trovare un forte consenso di pubblico. Dopo averne letti diversi, l’impressione è di essere saturi delle stesse identiche dinamiche narrative. Per fortuna, questo non è il caso.
La storia è ambientata nella Napoli che va dall’iniziodel Novecento agli anni Sessanta e racconta delle sorelle Ida e Gilda (originariamente Giulietta) Gennarelli, concentrandosi principalmente sul rapporto che intercorre tra le due. La narrazione comincia con Ida, ormai anziana e in preda a una demenza senile, nell’intento di disfarsi dei pesi della vita: tutto ciò che le appartiene, ogni oggetto che le capiti a tiro viene scaraventato fuori da casa. Suo malgrado, Gilda, si vede costretta a trasferirsi nella dimora della sorella, con cui non ha un buon legame, ma lo fa unicamente per il dovere morale di accudirla. Le due donne, sono così costrette a vivere forzatamente sotto lo stesso tetto. Ciò che le accomuna però, è l’amore per l’arte: Ida voleva fare la cantante, Gilda l’attrice. I loro sogni di bambine, nonostante il talento e le possibilità (appartengono infatti a una ricca famiglia che lavora nel campo artistico-musicale) vengono continuamente ostacolati e scoraggiati dai tempi, dalla figura materna (Maria) e dalla vita stessa.
Un tema centrale di tutto il romanzo è proprio la difficoltà di essere donna: il desiderio di indipendenza e intraprendenza era mal visto infatti, e a una donna non era quasi permesso ambire a un’esistenza che fosse diversa da quella di essere madre e moglie devota. In questo mezzo secolo storico, l’autrice descrive con maestria e attenzione l’Italia del sud, le due guerre, i desideri infranti e la consapevolezza di essere impotenti dinanzi al tempo che avanza.
Ida lo prese, guardava il ragazzo senza sapere che dire «Levate il panno, vedete se vi piace». La ragazza svelò il regalo. Era una gabbia e dentro, col capo sotto l’ala, riposava un canarino. Arrossì di piacere. «Ma perché?» cercò di protestare. «Voi cantate come un usignolo. Questa è una canaria, spero che vi piace». Ida lo guardò imbarazzata e contenta. «La prossima volta che avete bisogno di accordare il pianoforte chiamatemi, per voi ci sarò sempre». Rimase sola a fissare l’uccellino, che nel frattempo si era svegliato e saltellava. Non era di quelli gialli. Aveva il petto e la faccia color oro, ma il capo e il dorso erano grigi, screziati da piume bianche, nere e verde rame, con due occhietti color nocciola e la pancia chiara e tonda. «Ciuciuciù» disse infilando l’indice tra le sbarre. Lo portò a casa e lo appese vicino alla finestra della sua stanza. Le scaldò subito il cuore, sentiva che tra loro c’era affinità: tutti e due cantavano rinchiusi in gabbia. «Ma dove l’hai pigliato?» chiese Maria appena lo vide. Ida le disse una mezza verità, che nelle sue passeggiate andava spesso a Monteoliveto e che stavolta aveva incontrato Nunzio e lui le aveva regalato il canarino. La madre sospirò e la figlia intese: l’accordatore era un partito da niente. (p. 217)
La prospettiva del doppio punto di vista aiuta a immergersi facilmente nella storia e a vivere come spettatori attivi le ferite e i rimpianti di due donne ormai giunte alla resa dei conti, in cui ciò che è stato non si può più cambiare. Le vicende individuali dei personaggi si inseriscono infatti in un contesto storico e sociale preciso, e il romanzo riesce a restituire con grande efficacia il modo in cui la Storia s’infiltra nelle vite quotidiane, modificandone traiettorie e destini.
Ciò che dà ritmo alla storia è anche l’alternarsi dei due piani narrativi: da un lato abbiamo le due sorelle ormai anziane negli anni Sessanta, che la notte non dormono perché il buio porta pensieri e tormenti. Fortuna fa emergere i conflitti irrisolti che aleggiano tra le due donne, e ben delinea come queste, a distanza di anni abbiano ricordi diversi dello stesso vissuto. Bellissimo come l’autrice porta sulla pagina il tema della memoria e di come il tempo, possa inevitabilmente ingannarla. Dall’altro, abbiamo invece le due sorelle da bambine, e l’autrice approfondisce questo legame conflittuale sia artistico che familiare, che è come una slittamento continuo.
Gli attraversamenti storici, a partire dall’assasinio di Re Umberto I (che porta sconforto nel padre più a livello economico che di suddito, per la mancanza di celebrare la festa del paese), passando per le due Guerre mondiali, la spagnola e il colera. Questi elementi forniscono al lettore un preciso quadro storico della città di Napoli. Questa, è parte viva della storia, non resta mai secondaria alle vicende. Una storia che porta in scena la canzone sia come tradizione sia come riscatto e fonte di guadagno. Lo zio Emilio è un editore musicale, ma in realtà l’intera famiglia Gennarelli è pregna di arte. Tra pittori, scultori e artisti è come se l’espressione artistica venisse infusa inconsapevolmente nelle vite delle due sorelle. Ma le gabbie che imprigionano Ida e Gilda, sono quelle del tempo e del costume: seppure questa sia una narrazione di finzione, s’intreccia con quello che era il retaggio culturale dell’epoca. Fare arte, fare musica, diventare cantante o diventare attrice, rendeva la donna una poco di buono. Una donna facile.
Le tematiche affrontate sono tantissime, ma una piccola menzione va fatta al personaggio ben costruito di Immacolatella, una Madonna bambina (lo spirito della sorella morta prematuramente) che si manifesta a Ida in una visione che la accompagnerà per la sua intera esistenza. Quando però questa lo rivela alla sua famiglia, il risultato è che di essere portata dall’esorcista. Anche Gilda la vede, ma la reazione alla sua presenza è ben diversa da quella della sorella.
Ore 3:00, fantasmi.
Ida si raggomitola sul bordo del materasso, più lontana che può dal corpo di Gilda. La sorella dorme nel letto suo e vuole vivere la vita sua. Sempre uguale da quando erano piccerelle. L’unica cosa bella che teneva era Immacolatella, e lei gliela voleva levare. Gilda non le voleva lo stesso bene che le voleva lei: non c’era nella sagrestia quando don Ciro le faceva l’esame, c’era all’interrogatorio. Lanciava la pietra e poi se ne scappava. (p. 129)
Un aspetto che secondo me arricchisce piacevolmente l’intera lettura è l’uso vivo del dialetto napoletano, che rimane come impastato tra le pagine facendo percepire ai lettori tutto il fascino della cultura partenopea. Questa scelta contribuisce a creare un forte senso di autenticità. Le conversazioni, le dinamiche familiari, persino i conflitti acquistano una densità particolare proprio grazie a questa lingua che conserva il ritmo e il suono della realtà.
La Canaria è un romanzo che si muove con grande naturalezza tra desiderio e privazione, riportando la memoria ai rimpianti d un tempo. La sua forza non risiede soltanto nella storia che racconta, ma nè un intreccio di ricordi, testimonianze, figure realmente esistite e vicende rielaborate dalla scrittura fino a diventare letteratura. Uno degli aspetti più affascinanti è il ruolo stesso delle figure femminili, che emergono con una forza narrativa particolare. Sono donne che diventano il vero motore emotivo della storia. Fortuna costruisce tutti i suoi personaggi con grande attenzione psicologica. Molti di loro hanno una base reale, ma attraverso la scrittura vengono trasformati in personaggi letterari autonomi, capaci di vivere sulla pagina con una forte identità. Una finzione che non risulta mai artificiosa: convince e rimane ingabbiata nella mente e nel cuore dei lettori.
Proposto da Antonella Cilento per il Premio Strega 2026, questo romanzo merita davvero di essere letto. Questa bellissima opera mi ha lasciato una piacevole sensazione di nostalgia e la consiglio vivamente, perché fa amaramente capire, pagina dopo pagina, quanto sia bello e duro, essere donna: ieri, come oggi.
Sì, proprio quell’anno…Là, dove si trova oggi il nostro kolchoz, c’era un piccolo villaggio di poveri sedentari, gli džakati. A quei tempi avevo quattordici anni, e vivevo presso un cugino di mio padre, che era morto. Avevo già perso anche mia madre. (p. 29)
Un gioiello, una perla di rara bellezza. Questo è ciò che provo nel leggere questa breve ma intensissima opera. Sfido a trovare un lettore che non rimanga sinceramente affascinato dalla potente scrittura di Aitmatov. Un’ode all’importanza della conoscenza, e soprattutto un inno alla vita e a tutte le sfaccettature dell’amore. Non senza mostrare la vera essenza della brutalità umana, dell’animo malvagio che, purtroppo, ci contraddistingue.
Si avvicinava l’inverno. Fino alle prime nevicate continuammo ad andare a scuola attraversando il torrente pietroso, che mormorava sotto il poggio. Ma poi non ce la facevamo più a guadarlo: l’acqua gelata ci bruciava i piedi. Soffrivano soprattutto i bambini: venivano loro addirittura le lacrime agli occhi. Allora Djujšen cominciò a portarli in braccio attraverso il fiume. Se ne metteva uno sulle spalle, un altro lo prendeva in braccio e così, uno dopo l’altro, traghettava tutti gli scolari. Adesso, quando ci ripenso, mi sembra quasi in-credibile. Ma allora, forse per ignoranza, forse senza rifletterci su, la gente rideva di Djujšen. Soprattutto i più ricchi, che passavano l’inverno in montagna e venivano qui soltanto per il mulino. (p. 55)
La storia racconta l’impresa eroica di Djujšen , un ex soldato semi analfabeta, che in un piccolo e remoto villaggio della Russia, decide di istruire i bambini per offrire loro la speranza di un futuro migliore. Djujšen insegna loro con pazienza e dedizione tutto ciò che sa, affrontando non poche difficoltà. La gente del villaggio infatti ritiene che la sua missione sia solo una perdita di tempo e ad ogni occasione lo schernisce e lo umilia. Il maestro, però, non si fa abbattere dalle malelingue e dalla loro ferocia: affronta il freddo, gli ostacoli della natura e crea in quella che lui definisce “scuola” una sorta di zona protetta, la sola in cui i bambini possano sentirsi davvero sicuri, e se stessi. Tra questi vi è anche Altynaj, un’orfana di quindici anni, la più grande di età ma anche la più sveglia. E’ lei la narratrice della storia.
A cosa stava pensando allora? Forse per davvero sognava di mandarmi a studiare nella grande città? Io invece in quel momento, avvolgendomi nel cappotto di Djujšen, pensavo: “Se il maestro fosse un mio fratello di sangue! Se potessi gettarmi al suo collo e abbracciarlo forte, e socchiudendo gli occhi sussurrargli all’orecchio le più belle parole del mondo! Dio, fa’ che sia mio fratello!” Probabilmente abbiamo tutti amato un tempo il nostro maestro per la sua umanità, per le sue buone intenzioni, per i suoi sogni sul nostro fu-turo. Anche se eravamo dei bambini, credo che già allora capissimo queste cose. Che cos’altro ci faceva andare tutti i giorni così lontano e salire il ripido poggio, ansimando per il vento, affondando nei cumuli di neve? Andavamo a scuola di nostra spontanea volontà. (p. 59)
La ragazzina vede nel suo maestro un eroe: è il solo adulto che l’abbia mai trattata con rispetto e le abbia dimostrato affetto, riconoscendo in lei un grandissimo potenziale. Il maestro decide allora di tentare di allontanarla dalle perfida zia che oltre a picchiarla e vessarla, tenta invece di darla in sposa a un uomo molto più grande di lei, una sorta di barbaro nomade. Con grandissima tenacia il maestro si adopererà affinché l’a ragazzin’allieva riesca a raggiungere la città, convinto che lei possa arrivare lontano, e non soltanto fisicamente. La storia ci viene narrata attraverso gli occhi di quest’ultima, che ormai adulta, è diventata una delle più illustri filosofe della Russia.
In poco più di cento pagine Aitmatov riesce a racchiudere tantissime tematiche e catturare tutte le sfumature dei sentimenti umani: impossibile non provare rabbia quando Altynaj viene trascinata via dagli scagnozzi della zia. L’impotenza del mentore nel cercare di salvarla, anche se tenta di resistere alle loro aggressioni, è commovente e le parole dell’autore ben restituiscono la frustrazione di quel delicato e intenso momento. Un aspetto magnetico e quasi lirico è il bellissimo rapporto che si instaura tra maestro e allieva: quest’ultima, essendo solo una ragazzina, s’infatua di lui, perché come detto, è il solo che le mostri che cos’è l’amore. L’autore non ci rivela chiaramente se il sentimento della protagonista sia realmente ricambiato, ma la percezione anche se forse solo platonica, è palpabile tra le pagine. La natura alterna poi momenti in cui fa da semplice cornice ad altri in cui è vera e propria protagonista: il freddo pungente, gli alberi e tutti gli scenari della Russia sono un altro forte elemento di ostilità, come se la stessa natura volesse impedire l’istruzione dei bambini. Anche l’arte è centrale in quest’opera magnifica, perché l’opera inizia e si conclude con essa.
Tutto è perfettamente bilanciato: c’è una tale armonia di lettura che sembra di assistere a una melodia classica, fatta di adagio, lento e con un forte senso di nostalgia che riscalda il cuore. Una delle letture più belle che io abbia mai fatto, e per questo, ringrazio Marco Zapparoli per questo prezioso consiglio di lettura. Grazie, questa storia mi apparterrà per sempre.
Dopo Ovunque io sia e Pranzi di famiglia, Romana Petri torna con un nuovo, emozionante capitolo della saga portoghese. Con la sua innata capacità di leggere la complessità dei legami familiari rende universale anche la cosa più privata che c’è: la fine di un amore.
2) TI VOGLIO BENE, MI MANCHI di Susie Boyt (Bollati Boringhieri)
Data di uscita: 17 marzo 2026
Traduzione di Ilaria Dagnini Brey
pp. 192
€18 (cartaceo)
Ruth, madre single, affronta con determinazione le complessità della maternità, divisa tra il difficile rapporto con sua figlia Eleanor, segnata da una lunga battaglia contro un mostro che la divora, e la crescita della nipotina Lily, che diventa per lei un simbolo di rinascita. Attraverso una narrazione intima e stratificata, il romanzo esplora il dolore, l’amore incondizionato e la speranza, restituendo un ritratto autentico delle relazioni famigliari. Con una scrittura raffinata e del tutto empatica, Susie Boyt costruisce una storia che intreccia passato e presente, mettendo in luce le difficoltà di chi cerca di ricucire legami spezzati. Il romanzo tratta con sensibilità e intelligenza temi come la fragilità umana, la malattia e la possibilità di ricostruzione, offrendo una prospettiva originale sulla maternità e sul senso di appartenenza. Un’opera intensa e coinvolgente, una storia di coraggio e trasformazione, una narrazione emotivamente potente e stilisticamente raffinata, che affronta in maniera straordinariamente profonda le dinamiche famigliari e i percorsi di rinascita personale.
3)L’INGANNO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE di Emily M. Bender e Alex Hanna (Fazi Editore)
Data di uscita: 17 marzo2026
Traduzione di Roberto Laghi
pp. 324
€20 (cartaceo)
Le tecnologie vendute come “intelligenza artificiale” sono spesso presentate come una magia capace di risolvere ogni problema. Emily M. Bender e Alex Hanna, due delle voci più influenti nel dibattito sull’IA, spiegano perché non è così. In questo saggio illuminante smontano l’esaltazione mediatica alimentata dalle Big Tech: l’IA di oggi è fatta di sistemi statistici su larga scala, che producono linguaggio e immagini senza comprenderli – non un’intelligenza pensante ma «pappagalli stocastici», secondo la definizione resa popolare da Bender per descrivere rischi e limiti dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) come ChatGPT e Gemini. Le autrici ripercorrono le radici del tecno-ottimismo contemporaneo, spiegano con chiarezza che cos’è l’IA e come funzionano davvero questi sistemi. Ne sfatano i falsi miti (neutralità delle macchine, automazione “inevitabile”) e mettono in luce le insidie del loro impiego in ambiti chiave – lavoro, sanità, giustizia, istruzione, scienza, arte e giornalismo. Dietro la retorica dell’innovazione emergono dati raccolti senza consenso, lavoro nascosto e sottopagato, un impatto ambientale crescente e un marketing che propone illusioni come possibilità concrete. Bender e Hanna sollevano domande chiave: l’IA ci renderà più competenti o più dipendenti? Creerà una società più equa o più diseguale? Chi ne risponde quando un algoritmo sbaglia? Una riflessione lucida, brillante e accessibile sulle sfide poste dall’intelligenza artificiale: per riportare il dibattito sulle questioni essenziali – diritti, trasparenza, responsabilità -, scegliere consapevolmente quali tecnologie adottare e costruire un futuro in cui l’innovazione torni al servizio delle persone.
4) DURAMADRE di Erica Cassano (Garzanti)
Data di uscita: 17 marzo 2026
pp. 336
€19 (cartaceo)
Il primo giorno di scuola, Celeste entra in aula e non trova nessuno ad aspettarla. Nessun bambino. Nessuna famiglia ha avuto il coraggio di mandare i figli dalla nuova professoressa: una donna, nubile, quasi quarantenne, venuta da Napoli. In quel paese della Calabria basta un dettaglio per segnarti, uno sguardo per condannarti. Celeste è arrivata lì per amore. Credeva che accanto a Tonio avrebbe trovato un approdo sicuro. Invece anche nella nuova casa nessuno la vuole: la madre la sopporta appena, le sorelle la escludono e persino Tonio, giorno dopo giorno, sembra sfuggirle. A tratti Celeste non lo riconosce. A tratti non riconosce nemmeno sé stessa. Fuori, l’Italia corre verso il boom economico: arrivano i telefoni, cresce la speranza. Ma non lì. Non in quella terra aspra e dura come una madre che non perdona. Non in quel paese immobile, dove una maledizione grava sulla famiglia di Tonio. Celeste è un corpo estraneo: troppo moderna, troppo diversa. Più volte è tentata di andarsene. Eppure, lei ha passato la vita a cavarsela da sola. È fatta per resistere, non per fuggire. Ma questa volta porta in sé una verità che non ha avuto il coraggio di confidare a Tonio. Una verità che potrebbe cambiare ogni cosa. E che presto non potrà più restare taciuta. Con La Grande Sete Erica Cassano è diventata un’autrice rivelazione. Il romanzo ha esordito primo in classifica. Tutti i lettori ne hanno parlato per mesi dando vita a un passaparola senza fine. Dopo aver conquistato la fiducia dei librai e il plauso della stampa, Erica torna con un libro che cala una protagonista controcorrente in un paese pieno di mormorii, in una famiglia dove nulla è come sembra, in una tradizione che esclude il nuovo. Celeste vuole essere accettata per quello che è, ma allo stesso tempo è spaventata. Accanto a lei, Tonio sta cercando la sua strada, ma le sue radici lo ostacolano. Una storia sulle curve lungo il cammino per diventare sé stessi. E sulla forza per superarle.
5) IL BUON MALE di Samanta Schweblin (Einaudi)
Data di uscita: 17 marzo 2026
Traduzione di Maria Nicola
pp. 160
€18 (cartaceo)
Samanta Schweblin cattura l’istante esatto in cui l’impensabile irrompe in una vita, quando il dolore e l’inquietudine si traducono in una forma di comprensione, un modo nuovo di sentire il mondo. Spesso accostata a maestri come Raymond Carver e Julio Cortázar, Schweblin racconta i legami spezzati, i vincoli familiari imprescindibili, i dettagli nascosti dell’amore, tessendo con grande intensità emotiva i fili di una trama che oscura e allo stesso tempo illumina i moti dell’anima.
6) IN FONDO AL FIUME TIGRI DORME UNA CANZONE di Usama Al Shahmani (Marcos y Marcos)
Data di uscita: 25 marzo 2026
Traduzione di Marco Zapparoli
pp. 192
€18(cartaceo)
Gadi insegna lingua ebraica a Zurigo. Dopo trent’anni di silenzio e completo distacco dal padre Zakai, torna in Israele per recarsi al suo capezzale insieme alla sorella Tamar. In eredità, fra le altre cose, riceve una borsa piena di quaderni e un ultimo desiderio: che le sue ceneri per metà vengano interrate a Gerusalemme, per metà disperse sotto il vecchio ponte sul fiume Tigri, a Bagdad. Tra le carte di Zakai, Gadi scopre il suo passato, ma soprattutto un capitolo oscuro della storia irachena: le persecuzioni e l’espulsione degli ebrei dall’Iraq, con la complicità dei nazisti. Scopre inoltre l’amicizia fra il nonno Ezra e Arman – un commerciante musulmano – e il loro patto segreto che permise alla sua famiglia di avere un nuovo inizio in Israele.
7) HOTEL CHOPIN di Francesco M. Cataluccio (Sellerio editore Palermo)
Data di uscita: 21 aprile 2026
pp. 156
€14 (cartaceo)
Questa è la tragicomica storia di un bizzarro furbetto che a Venezia si mise a trafficare colori sottobanco, dopo che la Comunità europea, un decennio fa, ne proibì alcuni perché tossici. Li producevano in Ucraina. L’invasione del paese da parte dei russi rese impossibile la continuazione del lavoro. Ma, dopo un anno di silenzio, i barattoli dei colori senza etichette ricominciarono ad arrivare, da Varsavia. E fu là che dovette recarsi in macchina per tentare, con pochissimi indizi, di trovare chi avesse misteriosamente ripreso a produrli. Ma per strada salì a bordo uno strano autostoppista: un grosso gatto, di nome Serapione, dotato di voce umana e natura demoniaca, intelligente e sbruffone, incredibilmente imparentato con tutti i gatti della letteratura. In un continuo alternarsi di risse verbali e trabocchetti, stabiliranno la loro base d’azione nell’Hotel Chopin di Varsavia, per cercare i colori ma accostandosi sempre più al buio. Le notizie dall’Ucraina e il ricordo dei drammi del Novecento scorrono nelle lunghe serate passate in quell’albergo, mentre fuori la neve copre i vivi e i morti. Sono gli ospiti a raccontare, ma sono le presenze letterarie che rendono il libro singolare: Bulgakov, Kundera, Dostoevskij, Andruchovič, Blok, Brodsky, sono lì, veri e propri personaggi che conversano, commentano, litigano. Passato e presente, morte e vita, sogni e amare delusioni si sovrappongono e confondono come i tanti artisti e scrittori che Cataluccio, straordinario cultore di letterature slave, ha conosciuto nella sua vita o nelle pagine dei libri, permettendoci di attraversare confini, epoche e vicende storiche sullo sfondo di una catastrofica guerra tra mondi, vicini e ormai lontanissimi, che coinvolge ormai persino la lingua e la letteratura.
8) LA MIA VITA DELIZIOSA di Lottie Hazell (Neri Pozza)
Data di uscita: 20 marzo 2026
Traduzione di Marina Visentin
pp. 256
€20 (cartaceo)
Per la trentenne Piglet – soprannome poco lusinghiero che le è rimasto appiccicato dall’infanzia – sposarsi significa coronare la vita che progetta da sempre. Lei e il fidanzato Kit sono il ritratto della felicità domestica: padroni di casa perfetti, impegnati nell’organizzazione del matrimonio perfetto, con amici perfetti. Anche sul lavoro Piglet è in ascesa: è assistant editor in una casa editrice londinese di libri di cucina e all’orizzonte si staglia un’importante promozione. Persino la famiglia altolocata di Kit, nonostante le eccentricità da ricchi, le risulta tollerabile, e per tutti Piglet adora preparare cene squisite: patate novelle in salsa verde, burro all’aglio confit e pepe nero, semifreddo al caffè con caramello fuso. La cucina è il suo rifugio, un vero privilegio, dunque, che sia anche il suo lavoro. Ma se una vita sembra troppo bella per essere vera, probabilmente lo è: tredici giorni prima delle nozze, Kit rivela alla futura sposa una terribile verità, un segreto che manda in frantumi la loro realtà. L’intensità con cui Piglet aveva desiderato quella vita – il futuro meraviglioso che in cuor suo sa di meritare – si trasforma ora in una incredibile… fame. Rompere la relazione equivarrebbe ad autodistruggersi, ma non fare nulla potrebbe costarle ancor più caro. Così, mentre il tempo che manca al matrimonio si accorcia, Piglet si ritrova a combattere fra quella fame crescente e la tensione a seguire la ricetta: bilanciare le aspettative delle famiglie, non lasciarsi sopraffare dalla pressione lavorativa e realizzare il dolce più importante di sempre, la sua torta nuziale. Se perdonasse Kit, potrebbe tornare a essere sé stessa? Ma la verità è forse un boccone troppo amaro da mandare giù.
9) LO SCONOSCIUTO di Nicola Gardini (Mondadori)
Data di uscita: 10 marzo 2026
pp. 184
€12.50 (cartaceo)
Questa è la storia di un uomo che vede suo padre, malato d’Alzheimer, trasformarsi in uno sconosciuto. Lo accompagna a passeggiare nel parco, lo studia quando siede davanti al televisore. Mentre l’esistenza e la memoria del malato si sgretolano, il figlio vede affiorare pezzi di una vita segreta, finché l’arrivo di una lettera dalla Germania rivela l’esistenza di una persona legata a quel passato quasi dimenticato. Un romanzo sulla malattia e sui rapporti familiari, un racconto teso, pervaso dalla compassione per la miseria e la grandezza dei sentimenti umani.
10) RUBARE LA SCENA di Nadia Fusini(Einaudi)
Data di uscita: 24 marzo 2026
pp. 152
€18 (cartaceo)
Escono dalle quinte per poche, folgoranti battute. A volte condensano in pillole il significato del dramma. Soprattutto affermano una nuova visione del mondo, svincolata dal codice cavalleresco. Sono i personaggi minori di Shakespeare, di cui Nadia Fusini ci offre qui una rassegna originale e indimenticabile. Una ricca galleria di ritratti che ci permette di ammirare lo straordinario universo shakespeariano da una prospettiva inedita, quella della gente comune. Per poi capire che tutti, protagonisti e figure minori, sono mossi in ugual misura dalla mancanza che è al cuore dell’esperienza umana. In “Misura per misura” il delinquente Bernardino si ribella al boia che lo vuole impiccare. Ha bevuto tutta la notte e non è pronto, non morirà quel giorno. A poco valgono le parole del frate (in realtà il duca Vincenzo), che lo giudica inadatto sia a vivere che a morire, lui vuole vivere e basta, e in una manciata di battute rivendica il diritto all’habeas corpus, in barba a qualunque codice d’onore. Similmente, in “Tutto è bene quel che finisce bene”, Parolles, al servizio di Bertram, il conte di Roussillon, lo tradisce senza pensarci due volte, pur di avere salva la vita. La gloria e il servizio non gli interessano. Con il suo voltafaccia segnala che i valori del mondo cavalleresco stanno tramontando per sempre, non solo per lui. Anche Angelica, la balia di Giulietta, ha le idee molto chiare, non sulla morte ma sull’amore, che per lei è una questione di corpi e di posizioni. C’è chi sta sopra e chi sta sotto. Chi comanda e chi obbedisce. Ma a volte l’ordine prestabilito si può sovvertire, e infatti, per aiutare la sua protetta, Angelica non esiterà a spadroneggiare sul padrone. Idee altrettanto nette su quali siano le cose importanti e su come funzioni il mondo le esprimono il portiere del castello di Macbeth, la cameriera di Desdemona nell’“Otello”, il giardiniere del “Riccardo II” e tutti gli altri personaggi minori che in queste pagine Nadia Fusini presenta al lettore con grande vivezza e incisività. Sono i cittadini moderni, uomini e donne nuovi, né buoni né cattivi, né eroici né nobili, tutti impegnati nella lotta per la sopravvivenza, che per qualche battuta rubano la scena agli aristocratici protagonisti e di lì a poco più di un secolo saliranno alla ribalta letteraria, diventando i personaggi principali nella nuova forma di narrazione: il romanzo. Ma intanto, nel teatro di Shakespeare, hanno un ruolo di apertura, sono l’elemento imprevisto, inatteso, che sospende l’azione per un intermezzo comico o meditativo e in pochi versi suggerisce un’alternativa, un’altra visione del mondo e della vita.
11) SINNADA di Maria Spissu Nilson (Feltrinelli)
Data di uscita: 17 marzo 2026
pp. 272
€18 (cartaceo)
Sardegna, anni cinquanta. In un entroterra rurale dove il tempo si misura per avvenimenti e per stagioni, una bambina, di nome Lellena, cresce ignorata dalla madre e senza un padre. Ultima di sette fratelli, sognatrice, sembra a tutti priva di voce: nulla ha da chiedere, nulla ha da spiegare. Un giorno si marchia una stella sulla fronte, come quella del cavallo che ama di più. Nel paese la cicatrice diventa non una stella ma una croce col potere della guarigione. La voce si diffonde, Lellena è una “sinnada”, una predestinata. La venerano e la temono, è santa ed è strega, intrappolata in un ruolo che non ha scelto. Tutto cambia con l’arrivo del capitano di marina Gualtiero De Simone, ufficiale in convalescenza, uomo gentile e affettuoso, il cui sguardo paterno riconosce in Lellena non un prodigio ma una persona. Per la prima volta qualcuno nota in lei curiosità e intelligenza, il desiderio di conoscere acceso dalla necessità di evadere. Con lui Lellena impara a leggere, a scrutare il mondo nella sua complessità e bellezza. Accolti nella casa di Bastiana, locatrice casuale, che inizia a provare sentimenti taciuti per Gualtiero e una gelosia silenziosa per la ragazzina, i loro equilibri si fanno fragili. E proprio quando, ormai adolescente, Lellena ha gli strumenti per liberarsi da una sorte che sembrava segnata, una tragedia inattesa stravolge tutto. Solo con la nostalgia per il suo vecchio mondo e l’amore salvifico per la lettura riuscirà a superare le avversità e a costruirsi la vita desiderata. Sospeso tra incanto e realismo, Maria Spissu Nilson tesse un romanzo di formazione visionario, in cui la fame di sapere e il coraggio di esistere diventano strumenti di riscatto. Sinnada è la storia di una bambina, poi donna, che nonostante l’asprezza delle condizioni riesce a far brillare quanto di ancestrale e indomabile vive nella sua anima superando confini e paure, aprendosi a orizzonti che prima poteva soltanto fantasticare.
12)
Data di uscita: 31 marzo 2026
Traduzione di Alessandro Storti
pp. 144
€17 (cartaceo)
Nella Copenaghen di fine anni Sessanta, Lise Mundus è scrittrice di libri per ragazzi e madre di famiglia: due ruoli che fatica a conciliare. Ha avuto tre figli da mariti diversi, l’ultimo dei quali è Gert. Il loro non è un matrimonio felice: l’uomo vive il successo della moglie come un affronto personale, da tempo ha smesso di toccarla e non fa mistero di portare avanti ben due relazioni extraconiugali, con la collega Grete e con la donna di servizio Gitte. La crisi di coppia e le continue tensioni con i figli ricadono inevitabilmente sul lavoro di Lise, che non riesce più a scrivere. La donna perde il controllo, si sente odiata da tutte le persone con cui vive, sviluppa una mania di persecuzione e si mette in testa che Gert e Gitte stiano complottando ai suoi danni. La notte è il momento peggiore: i pensieri corrono veloci, sempre più difficili da tenere a bada, e la visione di volti deformati comincia a tormentarla. Sono volti che stanno per cadere, come maschere, pronti a rivelare tutta la finzione che nascondono. Il crollo psichico è rapido. Mentre sprofonda in un mondo fatto di pillole e ospedali, Lise comincia a chiedersi se la follia sia davvero qualcosa da temere o porti con sé una sorta di libertà. Dopo la Trilogia di Copenaghen continua la riscoperta di Tove Ditlevsen: I volti è un romanzo sconvolgente che racconta la storia di una donna sull’orlo del baratro, ritratta con tutta la vividezza dell’esperienza vissuta. Con una scrittura ammaliante, Ditlevsen mette a punto un’acuta esplorazione del matrimonio e del divorzio, dell’amore e della follia, della paura e del male. «Il fatto che Ditlevsen abbia conosciuto intimamente la follia contribuisce a spiegare la straziante autenticità di questo libro. Lavorando dall’interno, Ditlevsen è in grado di esplorare i sorprendenti contorni dell’esperienza di Lise: dal suo punto di vista, la follia può essere divertente, morbida, sicura e molto più illuminante della “realtà” che si sforza di eludere». «The New York Times» «È il momento giusto per riscoprire questo romanzo, perché oggi siamo pronti a parlare di salute mentale, ma anche perché abbiamo sete della scrittura di Tove Ditlevsen. Nonostante l’orrore che descrive, la scrittura di Ditlevsen è profondamente umana e partecipe». «The Guardian» «Con quest’opera l’autrice raggiunge il livello di La campana di vetro di Sylvia Plath e Lolita di Nabokov. È giunto il momento di citare Ditlevsen Insieme a questi pesi massimi della letteratura». «Die Literarische Welt»
13) NOVELLE ORIENTALI di Marguerite Yourcenar (Rizzoli BUR)
Data di uscita: 24 marzo 2026
Traduzione di Maria Luisa Spaziani
pp. 112
€10 (cartaceo)
Dieci mondi diversi, dieci miti, dieci storie nate da letture e tradizioni tra l’Asia e il Mediterraneo. Le “Novelle orientali” compongono un percorso narrativo fatto di cornici e risonanze, in cui ogni racconto è autonomo e insieme parte di un disegno più ampio. Il pittore itinerante Wang-Fô e il suo redivivo discepolo Ling attraversano la Cina inseguendo la bellezza, fino a scoprire che l’arte può diventare un varco di salvezza. Il ricco contadino greco Panegyotis subisce la seduzione fatale delle Nereidi. In India la voce della “orribile e bella” dea Kali interroga desiderio e ascesi, mentre nei Balcani una giovane sposa viene condannata a una morte atroce a causa di un’antica superstizione, trasformandosi nel simbolo di una maternità assoluta e tragica. Il mito è il vero protagonista di queste storie, non come forma di evasione, ma di conoscenza: l’arte che salva o consuma, la fede che esclude o riconcilia, la memoria che trasforma. Ne nasce una geografia morale e poetica in cui Marguerite Yourcenar, con la sua voce musicale e nitida, fa dialogare Oriente e Occidente senza esotismi, ridando forma a ciò che plasma le culture e permane nel tempo.
14) NON DEVI PIACERE A TUTTI di Meg Josephson (Corbaccio)
Data di uscita: 3 marzo 2026
Traduzione di Maria Olivia Crosio
pp. 304
€19.90(cartaceo)
Ti è mai capitato di dire «sì» quando avresti voluto dire «no»? Di passare ore a rimuginare su un messaggio non ricevuto o su uno sguardo interpretato come freddo? Di sentirti responsabile delle emozioni altrui, di giustificarti continuamente, di non sapere più chi sei davvero quando non stai cercando di compiacere qualcuno? Questo libro parla di te. E di milioni di persone che, come te, hanno imparato fin da bambini che per essere amati e al sicuro dovevano sacrificare sé stessi. Meg Josephson, psicoterapeuta e scrittrice, ci guida in un viaggio profondo e liberatorio alla scoperta del fawning, la reazione di compiacenza cronica che nasce come strategia di sopravvivenza nell’infanzia e si trasforma in una prigione emotiva nella vita adulta. Con una voce calda, diretta e non giudicante, l’autrice intreccia la propria storia personale a quella dei suoi pazienti, offrendo una narrazione autentica che parla al cuore e alla mente. Non devi piacere a tutti non è solo un libro da leggere: è un compagno di viaggio verso la libertà emotiva, un manuale di guarigione che unisce compassione e concretezza, perfetto per chiunque desideri smettere di vivere per gli altri e iniziare finalmente a vivere per sé.
15) CENTO PER CENTO di Giovanni Tesio (Lindau)
Data di uscita: 6 marzo 2026
pp. 320
€24 (cartaceo)
«Questo libro nasce dal desiderio di consegnare ai più giovani un patrimonio di titoli letterari passati spesso nell’oblio. Da docente universitario di letteratura italiana ho ben presenti le tante volte in cui alle mie miti provocazioni (avete mai sentito il nome di… seguito da autori che dovrebbero essere presenze consolidate del nostro patrimonio letterario) mi sono dovuto arrendere a un imbarazzante silenzio. Per questo ho cercato di offrire un quadro di informazioni e di indicazioni tale di indurre a un risarcimento almeno parziale le generazioni più lontane da un’età che pare ormai consegnata alla favola più che alla storia» (G. Tesio). In cento schede, ricche di dati, ma scritte in modo da suscitare il desiderio di leggere, tutto il Novecento italiano da conoscere e amare.
16) IL RICAMO di Sigrún Pálsdóttir (Bompiani)
Data di uscita: 11 marzo 2026
pp. 176
€19 (cartaceo)
Reykjavík, fine Ottocento. Sigurlína è una giovane vivace che ha un’abilità rara: i suoi ricami sono opere d’arte. Ma non solo: vivendo con il padre vedovo si occupa da sola della casa e lo affianca nel suo lavoro di ricerca e catalogazione di antichi manufatti islandesi e nell’accoglienza di studiosi provenienti dall’estero. Ed è durante una di queste visite che Sigurlína matura l’impulso di fuggire dal suo paese per scoprire il mondo. Entrata per caso in possesso di un reperto di enorme valore, si imbarca per New York decisa a usarlo come moneta di scambio con un ricco collezionista. Il destino invece le riserverà una serie di avventure rocambolesche a contatto con un’umanità varia, dall’upper class di Manhattan alle colleghe di una sartoria, come lei immigrate in cerca di fortuna. Sigurlína conoscerà la durezza della grande città, degli alloggi precari e del lavoro sommerso, ma le sue capacità di ricamatrice le garantiranno l’autonomia. Quando la vita sembra offrirle finalmente un’occasione il prezioso manufatto viene rubato per ricomparire in tutto il suo splendore sotto una teca del Metropolitan Museum. Nello stesso momento a Reykjavík una commissione d’inchiesta ufficiale si riunisce per fare luce sulla sua scomparsa. Sullo sfondo dei paesaggi rarefatti di un’Islanda avviata verso l’indipendenza e di una New York caotica in corsa verso il futuro, Sigrún Pálsdóttir tesse un romanzo di formazione dal sapore tragicomico, che gioca con il picaresco e ci regala un personaggio femminile tenero e umanissimo per parlarci dei patrimoni culturali, della loro conservazione, del significato che hanno per le nazioni e per ciascuno di noi.
17) SE CAMPO PIÙ DI VOI di Jonathan Escoffery (Fazi Editore)
Data di uscita: 13 marzo 2026
Traduzione di Stefano Tummolini
pp. 264
€18.50 (cartaceo)
Negli anni Settanta Topper e Sanya sono fuggiti da una Giamaica lacerata dalla violenza per stabilirsi a Miami. Ma l’America è ben diversa dalla terra promessa che si aspettavano. Costretti a confrontarsi quotidianamente con il razzismo dei bianchi, le difficoltà economiche e l’emarginazione sociale, insieme ai loro figli Delano e Trelawny tirano più che altro a campare, in una lotta costante per garantirsi un’esistenza accettabile. Anche nei momenti più bui, però, la famiglia rimane motivata da quello che il figlio minore chiama «il dolcissimo, straziante istinto di sopravvivenza». Trelawny, che da sempre fatica a ritagliarsi un posto nel mondo, da laureato in Lettere si ritroverà a vivere in macchina accettando una serie di lavori assurdi; suo fratello Delano, giardiniere fallito, si vedrà portare via i figli ma non rinuncerà al sogno di una carriera musicale; il cugino Cukie continuerà a inseguire un padre che non vuole essere trovato. In questa scombinata compagine ognuno è sempre in cerca di un appiglio, ma nessuno dimentica mai quant’è pericoloso arrampicarsi senza una rete di sicurezza.
Il romanzo in racconti di Jonathan Escoffery è un esordio portentoso: finalista al Booker Prize, al National Book Award, al PEN/Faulkner Award e alla Andrew Carnegie Medal for Excellence in Fiction, con uno stile inimitabile e un umorismo contagioso ci mostra cosa significa essere a metà strada tra paesi e culture in un mondo in balia del capitalismo e del privilegio dei bianchi. Impeccabile cronista della vita americana nei suoi aspetti più raccapriccianti così come in quelli più luminosi, con Se campo più di voi Escoffery si annuncia come un narratore prodigioso.
18) LA SIBILLA di Augustina Bessa-Luís (Mondadori)
Data di uscita: 17 marzo 2026
Traduzione di Rita Desti
pp. 312
€13.50 (cartaceo)
Joaquina Augusta Teixeira, la leggendaria “zia Quina”, prende vita come personaggio centrale della storia: zia paterna dell’autrice, è lei la “sibilla”, presenza enigmatica e magnetica. La sua figura occupa saldamente il centro del racconto di tre generazioni della famiglia Teixeira e della loro tenuta, la casa della Vessada, tra il 1870 e la prima metà del Novecento. In un mondo dominato da moralismo e tradizioni, Quina, priva di istruzione e di dote, sembra incarnare il destino di tante donne della provincia portoghese. Quina però ha scelto il nubilato, e si dedica – con grande successo – all’amministrazione dei beni di famiglia. Avvolta da una fama di veggente, o quanto meno di persona di profonda saggezza, con istinto e discrezione guida le vite degli altri mascherando sotto un’apparenza innocua e bonaria una natura inquieta e ambiziosa, fino alla manipolazione. A raccontarci la sua parabola è la giovane nipote Germana, erede delle sottili quanto irremovibili rivendicazioni di libertà della zia. Romanzo rivoluzionario e inafferrabile, La Sibilla ha cambiato irreversibilmente la raffigurazione letteraria della donna in Portogallo e non solo, facendo entrare la sensibilità contemporanea nelle forme del romanzo di famiglia.
19) IL DILEMMA DI EVA di Elisa Hoven (Neri Pozza)
Data di uscita: 10 marzo 2026
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
pp. 256
€20 (cartaceo)
Eva Herbergen è avvocata penalista di lungo corso e forte vocazione. Lei sa, più di chiunque altro, che ogni atto criminale ha una storia. E questa storia racconta di esistenze infernali che hanno cancellato la differenza tra bene e male, oppure di fatali decisioni prese in momenti bui, attimi irreversibili che creano una faglia tra ciò che è stato e ciò che non sarà più. La scrittrice di successo, la matrigna oberata, il milionario manipolatore, il reclutatore di bambini soldato, il cannibale mite: innocenti o colpevoli, tutti i clienti dell’avvocata Herbergen trovano in lei la miglior difesa, la certezza della più lieve tra le pene possibili, ma soprattutto la tenacia di chi vuole conoscere la persona dietro il reato che ha commesso. Non possono immaginare che quella donna, così salda e rassicurante, sappia, con ogni più intima fibra del suo essere, che cosa significhi svoltare quell’angolo buio, convivere con fantasmi e colpe che chiedono riparazione. In questo romanzo ricco di colpi di scena, ispirato a reali casi giudiziari, Elisa Hoven, magistrato nella vita, getta luce sui punti ciechi del nostro giudizio morale e sui limiti di una giurisprudenza che non sempre fa giustizia. Ma più di ogni cosa crea una protagonista che ci trascina nei luoghi oscuri dell’animo umano, dove le certezze lasciano il posto ai dilemmi.
20) L’ODORE DEL SONNO di Simona Cantelmi (Les Flâuneurs edizioni)
Data di uscita: 27 marzo 2026
pp. 204
€16 (cartaceo)
Anna e Jack sono amici da sempre, inseparabili. Lei è introversa, sensibile, piena di domande; lui, gracile e silenzioso, cerca nel corpo la forza che non ha. Un giorno, in palestra, Jack conosce Giovanni, un ragazzo più grande, affascinante e misterioso. Gli si affeziona subito. Ma quella figura carismatica nasconde un mondo oscuro che lo spaventa fino a fuggirne. Quindici anni dopo, Anna e Jack vivono insieme. Il passato sembra sepolto, fino al ritrovamento di un cadavere in un cantiere: è Giovanni. Da quel momento, Anna inizia ad avere visioni e sogni sempre più precisi, in cui riaffiorano immagini che le rivelano una verità rimasta nascosta troppo a lungo. Finalista al Premio Nebbiagialla 2024, “L’odore del sonno” è una storia ipnotica sulla fragilità, sull’amicizia e sul coraggio di guardare nel buio.
Ciò che amo di questa casa editrice è il suo andare sempre contro corrente, o meglio, secondo la propria corrente. In un periodo editoriale in cui i contenuti sembrano tutti uguali, ciò che contraddistingue Marcos y Marcos è la voglia di essere diversi. Lo si percepisce già dalle copertine che sono sempre accattivanti, mai banali, e grazie al cielo non propongono sempre e solo il volto di una donna (basta, davvero, ne siamo pienamente saturi). Lode ad Andrea Cavallini , in arte Dr Bestia, che col suo tratto rende sempre riconoscibile e suggestivo guardare un Marcos. Ma ora veniamo al contenuto. Questa storia racconta di una fuga nella speranza di ritrovare se stessi. E forse anche qualcosa di più.
Città dopo città si era abituata al gioco del viaggio e della casualità. Perché era partita la prima volta? Per chi? (p. 81)
Con Il senso della fuga di Hajar Azell seguiamo il percorso di Alice, giovane giornalista freelance che viaggia per il mondo. La sua carriera inizia a Beirut nel 2010, poi si ritrova nel cuore della rivoluzione egiziana del 2011, in piazza Tahrir, e segue la caduta del dittatore Mubarak. Attraverso gli occhi di Alice, (ri)scopriamo tutti i fermenti di quel periodo: i giovani militanti, gli attivisti in favore della democrazia e i giornalisti dell’opposizione, le loro contraddizioni, quelle della società egiziana e, molto più tardi, la ripresa del controllo da parte dell’esercito.
Alice è sempre all’erta e abbraccia il caos del mondo per comprendere meglio il proprio. La giovane si dedica anima e corpo a un giornalismo crudo e il suo incontro con Bassem, giornalista egiziano tanto appassionato quanto disilluso, scatena un amore dettato dal bisogno di colmare le proprie solitudini e dalla necessità di affrontare i fantasmi del proprio passato. Alice nei suoi viaggi si scontra con la violenza del mondo è la relazione col collega diventa un concentrato di tensioni e incomprensioni culturali che non la fanno avanzare ma esplodere: uno specchio di ciò che succede nel mondo. Alice si ritrova poi ad Aleppo, bloccata sotto le bombe di Bashar Al-Assad. Di fronte alle violenze di quest’ultimo, perde gran parte delle sue illusioni sulla possibilità di cambiare il mondo.
Alice cammina verso casa, con un nodo allo stomaco. […] ogni giorno pensa al sole di Aleppo. Era arrivata in città in una calda mattina del luglio 2012 per seguire l’avanzata dei ribelli a nord. Il suo sguardo si era posato sulle parabole color oro arruginito, alla ricerca di punti in comune con i suoi viaggi precedenti. Con le sue pietre slavate, Aleppo sembrava Amman. I balconi squadrati con le lunghe tende colorate ricordavano vagamente quelli di Beirut. Al suo ritorno, l’avevano messa a riposo forzato. Lei avrebbe preferito continuare, ripartire, fuggire, avrebbe preferito dimenticare. Avrebbe preferito svegliarsi un giorno dicendosi che quei morti non erano morti e che la vita poteva continuare. (p. 99-100)
Al suo ritorno a Parigi nel 2013, la giovane giornalista sente la necessità di riconnettersi alle sue radici soprattutto con la città di Orano, la città di suo padre, scomparso anni prima. La svolta è l’incontro con Ilyes, un giovane algerino, anche lui originario di lì. A Orano, in Algeria, Alice indaga in particolare sugli harragas, cosiddetti “bruciatori di frontiere”, pronti a tutto pur di attraversare il Mediterraneo e raggiungere il sogno D’Europa in cui potranno vivere meglio. Lì Alice cerca anche se stessa, le proprie tracce, per riprendersi dopo aver assistito e vissuto l’orrore della “Storia” che si sta compiendo, ma inaspettatamente qui ci saranno anche l’amore e una nuova maturità ad aspettarla.
L’autrice ci regala il ritratto di una giovane donna vivace, affamata di vita e profondamente attenta alle tensioni del mondo. Il romanzo esplora con passione i temi della fuga e dell’esilio e ci fa immergere nel cuore di un Libano crepitante di energia, della rivoluzione che scuote l’Egitto e di un’Algeria ancora piena di speranza. Con la sua scrittura precisa e magnetica, ci cattura fin dall’incipit, presentandoci una protagonista che non è affatto un’eroina quanto una figura realmente umana, immersa nei propri ideali, combattiva e fragile allo stesso tempo.
L’universo descritto da Azell è infatti un organismo pulsante di tensioni violente ma anche di speranze deluse, una mappa di luoghi che tremano al ritmo degli sconvolgimenti della Storia. Gli scenari delle città visitate da Alice non hanno nulla di confortevole perchè sono presentate nella loro cruda essenza. L’autrice sviluppa una narrazione quasi sensoriale e talvolta frammentata, che cattura sensazioni e impressioni fugaci. Il ritmo è certamente incalzante e la storia si legge d’un fiato eppure la voglia di andare avanti è inevitabilmente rallentata dal piacere di soffermarsi a riflettere.
Le grandi questioni sollevate da Il senso della fuga non si riducono alla ricerca di un senso: Alice in realtà vuole trovare un posto nel mondo, ma non conosce davvero il mondo. L’impegno giornalistico, quindi, perde la sua missione primaria e si riduce a una cornice in cui tentare di dare forma al caos, di trovare un punto in cui aggrapparsi a un un mondo che le sfugge continuamente. L’identità, appare quindi come una costruzione precaria, continuamente plasmata dai traumi della storia. Questo romanzo, in modo implicito, ci parla di quel vuoto interiore che ci spinge a cerca una vera pace, anche e soprattutto interiore. L’Algeria stessa, vista come speranza di risoluzione e chiarimento sulle sue origini, si rivela un enigma difficile da decifrare, perché non ci sono veri punti di riferimento, ma pezzetti di una storia famigliare dalle ferite ancora aperte. La ricerca identitaria in questa accezione offre più domande che risposte e ci spinge a interrogarci su quale sia il vero senso della ricerca stessa.
Questa magnifica opera trova una forte risonanza nella nostra epoca disorientata, fatta di poche certezze e troppe fragilità. Alice incarna con forza questa generazione incerta e in balia del mondo che ha ereditato. Divisa tra le sue radici francesi e algerine, simboleggia questa identità composita, questo nomadismo contemporaneo che sembra essere il destino di una parte crescente delle nostre esistenze. Il romanzo di Hajar Azell trova la sua vera forza nella bellissima costruzione dei personaggi, nella capacità di rievocare la Storia con minuzia, facendo trapelare l’orrore senza mai nascondere quel velo di speranza che lo rende così intimo e delicato, e imponendosi come un’opera significativa per il nostro tempo. Con il suo sguardo sul mondo, ci dà la possibilità di dare un senso più sincero alla nostra esistenza, sia come singoli individui che come insieme di un’unica realtà.