• È sempre Parigi

    di Marin Montagut

    L’ippocampo, marzo 2026

    pp. 304

    €25 (cartaceo)

    Definire È sempre Parigi di Marin Montagut è davvero difficile perché sì, è un libro illustrato incentrato sulla ville lumière, ma il suo potere sta nel portarci visivamente e mentalmente lì. Si potrebbe dunque dire che è un viaggio, una scoperta o per chi, come me, ama e conosce bene Parigi, una piacevole riscoperta.

    Artista, illustratore e raffinato conoscitore della sua città, Montagut ci conduce in una Parigi lontana dagli stereotipi e dalle immagini da cartolina, fatta di dettagli, memorie e luoghi custoditi con affetto. Attraverso centinaia di indirizzi selezionati con cura, il lettore viene invitato a esplorare botteghe artigiane, cartolerie d’altri tempi, giardini nascosti, piccoli musei e mercatini dove il passato vive attraverso un dialogo continuo con il presente.

    A rendere il volume particolarmente prezioso non sono soltanto le informazioni raccolte, ma lo sguardo con cui vengono offerte. Gli acquerelli dell’autore accompagnano il percorso come un taccuino di viaggio intimo e personale, restituendo l’incanto delle insegne, delle facciate e degli oggetti che rendono unica la capitale francese.

    Pubblicato da L’ippocampo in un’edizione elegante e curatissima, il libro è anche un omaggio al valore della lentezza e della scoperta. In un’epoca in cui si viaggia spesso per accumulare mete e fotografie, Montagut invita invece a osservare con calma, come a voler assaporare un momento e lasciarsi sorprendere.

    Più che una guida turistica, È sempre Parigi è una dichiarazione d’amore alla città e ai suoi tesori più segreti. Un volume che farà felici i viaggiatori, gli amanti dell’illustrazione e tutti coloro che credono che l’anima di un luogo si nasconda, spesso, negli angoli più discreti.

    Carlotta Lini

  • Tristezza vai via

    di Giancarlo Cerveri e Claudio Mencacci

    Solferino, aprile 2026

    pp. 320

    €19.90 (cartaceo)

    Credo che il punto di forza di questo saggio scritto a quattro mani sia di togliere dalla testa l’idea più tossica che circola sulla depressione: che sia colpa tua.

    Giancarlo Cerveri e Claudio Mencacci, medici psichiatri, scrivono allo stesso tempo un atto d’accusa e un atto d’amore. Accusa verso il pregiudizio che ancora confonde la depressione con la debolezza, con la “tristezza che passa”. Amore verso chi ci cade dentro e si ritrova a dover spiegare una malattia che non si vede.

    Molti ritengono che la patologia depressiva sia una malattia della mente, intendendo con questo che coinvolga un ambito del nostro funzionamento psichico che ha poco a che fare con il cervello. Taluni parlano apertamente di una malattia dell’animo umano, facendo riferimento a un luogo della malattia che non sembra avere rappresentazioni fisiche. Sempre più invece la ricerca neuroscientifica ha osservato come i luoghi della malattia siano da ritenersi nel sistema nervoso centrale, pur senza riuscire a definire con esattezza quali possano essere le modalità con cui la patologia si esplica. A questo vanno poi aggiunti gli aspetti legati allo stress ambientale e la modalità psicologica con cui ognuno di noi processa le informazioni in modo più o meno adattativo. Risulta chiaro come ogni forma depressiva è il prodotto di un mix di fattori di natura sociale, psicosociale e biologica che definiscono in modo unico la rappresentazione sintomatologica nel singolo individuo. (p. 105)

    La tesi è chiara: la depressione non è una colpa. È una malattia. Del cervello, del corpo, della vita. Non nasce dal “non essere abbastanza forti”. Nasce da meccanismi biologici, psicologici e sociali che si incastrano e schiacciano. Dirlo sembra ovvio. Il problema è che non lo è. Perché in giro, ancora oggi, si sentono pronunciare frasi come queste: “Ma tirati su, dai!” “Uffa, piangi sempre!” “Cerca di essere felice, almeno oggi”.

    I due autori hanno dalla loro però un grande vantaggio: sono medici. Cerveri psichiatra, Mencacci psichiatra e divulgatore. Sanno la scienza. Ma scelgono di parlare semplificando, senza ergersi su una cattedra. Spiegano come funziona il cervello depresso senza trasformare il lettore in studente. E soprattutto spiegano come la medicina aiuta a guarire. La medicina non compie miracoli, ma ha gli strumenti. Farmaci, sì. Ma anche diagnosi, ascolto, tempo e cura. Elementi di cui purtroppo sottovalutiamo valore e importanza.

    Il punto forte del saggio è lo smontaggio del senso di colpa. Quello che schiaccia chi è depresso due volte: prima per la malattia, poi per non riuscire a “reagire”. Cerveri e Mencacci lo dicono senza giri di parole: non sei pigro. Non sei negativo. Hai un organo che non funziona bene, come succede con il cuore o con i polmoni. La differenza è che il cervello lo porti sempre addosso, e quando fa male sembra colpa tua. Tu la percepisci tale anche perché la società te la fa pesare

    Solferino, con questo saggio, fa il suo lavoro. Pubblica un libro che serve e non un libro che vende facile. In un momento in cui tutti parlano di benessere come fosse una performance, la casa editrice mette in catalogo chi ricorda che la salute mentale è prima di tutto cura e non ottimismo forzato.

    Tristezza vai via è un saggio psicologico che offre comprensione per chi ha accanto persone che soffrono di depressione ma anche per chi ha bisogno di sentirsi un nome e non un invalido. Un saggio che consiglio vivamente a chiunque senta di aver bisogno di aiuto, per sé o per chi ci sta accanto.

    Carlotta Lini

  • L’estate si avvicina e l’ombrellone ancor di più: l’aria di vacanze chiama letture. Eccone 20 in uscita in questi caldissimi mesi.

    1) NESSUNO E’ PER SEMPRE – JANE HARPER (BOMPIANI)

    Data di uscita: 1 luglio 2026

    pp. 400

    €20 (cartaceo)

    Carralon Ridge è un piccolo paese di campagna del New South Wales, ed era una comunità rurale sana e solida. Poi è arrivata la miniera, sono cominciati gli scavi e via via le fattorie sono state cedute e abbandonate, la caligine preme sui campi, il rumore degli scavi invade il silenzio. Ro torna a casa nel quinto anniversario della scomparsa del figlio Sam, che era impegnato in una ricerca per l’università proprio sui cambiamenti provocati dalla miniera. E oltre alle ferite (la sua famiglia si è disfatta dopo la presunta morte di Sam) si riaprono i sospetti: chi poteva avere interesse a uccidere un ragazzo? Altre morti misteriose forse possono essere ricondotte alla stessa origine: perché chi ha venduto alla miniera ha scelto di svendere l’anima del luogo. Come sempre Jane Harper non si limita a mettere in scena un delitto, ma indaga sulla rete di legami che si dipana dalla vittima e va a fondo sui misteri della mente umana a confronto con avidità, rivendicazioni, invidie, gelosie.

    2) LA GATTA HA UN CAPPIO AL COLLO DOLORES HITCHENS (SELLERIO)

    Data di uscita: 30 giugno 2026

    Traduzione di Chiara Rizzuto

    pp.

    €15 (cartaceo)

    Mentre sta per tornare a casa stanca, dopo una serata passata a spulciare il registro contabile dell’Associazione femminile metodista di beneficenza di cui fa parte, Miss Jennifer Murdock assiste a una scena terribile: un uomo, decisamente ubriaco, armeggia con le chiavi davanti al portone della sua abitazione a Chestnut Street, quando viene raggiunto da un colpo di pistola che lo uccide. Jennifer, anche se scossa, è determinata a non dire nulla di ciò che ha visto a sua sorella Rachel. Meglio evi- tare guai: dopotutto, Rachel si considera a pieno titolo una detective, ma per Jennifer non è che una ficcanaso che si impiccia di cose di cui non dovrebbe. Quello che lei non sa è che Rachel ha appena ricevuto la visita di una docile diciottenne, Shirley, che vive proprio nella casa di Chestnut Street. Da tempo la giovane viene tormentata da una odiosa sequenza di brutti scherzi, ma dopo aver trovato morto il suo uccellino ha deciso di chiedere aiuto a Miss Rachel. Qualcosa di terribile sta accadendo in quella casa, e né la compassata sorella né il burbero tenente Mayhew potranno impedire a Miss Rachel e alla gatta Samantha di scoprire di cosa si tratti. Con l’inganno, l’«anziana detective» si fa assumere come cuoca per indagare su quegli strani avvenimenti, scoprendo che dietro l’apparenza di una famiglia perbene possono celarsi meschini interessi economici e conflitti di brutale violenza. Riuscirà Miss Rachel, con l’aiuto della gatta Samantha, a trovare l’assassino prima di diventare la prossima vittima?

    3) LA GUARDIANA – CATERINA BATTILOCCHIO (GARZANTI)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    pp.336

    €18 (cartaceo)

    Tutto quello che Mora sa lo ha imparato da nonna Tita. Lei le ha spiegato che i pensieri passano dai piedi, per questo quando sei triste ti senti pesante e quando sei felice ti sembra di volare. Le ha detto che di notte l’anima è scoperta, più fragile ma anche più vera. Le ha insegnato che una rosa va bene per ogni occasione, e ha scelto rose rosse per il proprio funerale. Mora ha seguito le sue istruzioni per rendere l’addio un po’ meno doloroso. Oggi più che mai la vorrebbe accanto: senza nonna Tita, si sente in balia del caso. Così lascia Roma, il lavoro e il fidanzato per tornare a Rocca, dove ha trascorso le estati da bambina. Lì inizia a lavorare in una casa circondata da un magnifico roseto e incontra i suoi residenti. Dopo la diffidenza iniziale, ognuno finisce per raccontarle la propria vita come fosse un romanzo. Mora, d’istinto, decide di diventarne la guardiana e le trascrive per sottrarle all’oblio. Ma c’è una storia taciuta che deve ancora ascoltare. Comincia con una bambina di nome Margherita e finisce nel roseto della casa di Rocca: è la storia di un segreto che rende i passi faticosi. Perché sua nonna ha un’ultima lezione da impartirle: non esistono bussole, non esistono itinerari di vita prefissati. Esistono solo direzioni da prendere, senza voltarsi indietro.
    Per anni, Caterina Battilocchio ha raccontato i romanzi degli altri, spinta dalla passione per la scrittura. Ora, per la prima volta, esce un suo libro: la storia di un legame fortissimo tra una nipote e sua nonna, e il ritratto di una donna di oggi che si confronta con il passato della sua famiglia e di un’Italia difficile. Un esordio intenso e commovente che ci ricorda come le storie taciute continuino ad avere un’eco, persino nel silenzio.

    4) L’UOMO ELEFANTE – FREDERICK TREVES (ADELPHI)

    Data di uscita: 5 giugno 2026

    pp. 51

    €7 (cartaceo)

    La medicina moderna è nata sui palcoscenici – sensazionali – dei teatri anatomici, e i suoi casi estremi sono a lungo stati esibiti fra le quinte mobili dei freak-show. Poi è arrivato il cinema, a rubare la scena: e soprattutto il film che nel 1980 David Lynch ha tratto, con una fedeltà impressionante, da questo straordinario caso clinico, raccontato nel 1923 dal suo testimone più autorevole, il dottor Frederick Treves.

    5) LA CASA TURCA – Açelya Yönaç (NERI POZZA)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    pp. 256

    €19 (cartaceo)

    A guardarla dall’alto, Istanbul, che un tempo era casa sua, sembra intrappolata in una muraglia di grattacieli – il lungomare sul Bosforo ha cambiato volto. Sono venticinque anni che Asena Bulut non torna, e non è sicura di che cosa troverà una volta scesa dall’aereo. In mano ha due passaporti, le sue due vite, il passato nella casa del melocotogno e il presente da affermata scrittrice occidentale. Sul cuore ha il peso di un’assenza, quella di suo fratello, giornalista attivista di cui nessuno ha più notizie dal suo ritorno in Turchia. È un maggio anomalo, quello, sotto una coltre di neve e invaso dai gatti neri, e Asena si scopre straniera nella città dove ha aperto per la prima volta gli occhi, non solo per gli abiti che porta. Non può confessare a nessuno che il vero motivo del suo viaggio non è ritirare quel premio letterario, giunto come una sorpresa e diventato poi pretesto. Ad attenderla per un’intervista c’è Azra, una giornalista col capo coperto, stessa età stessa lingua, a un mondo di distanza da lei. Ad attendere Asena ci sono anche le strade di Istanbul, in cui perdersi per cercare un’identità che le scivola tra le dita, per ricucire lo strappo delle due vite e affrontare a viso aperto i suoi fantasmi. In questo esordio struggente e poetico, Açelya Yönaç celebra la sua terra d’origine dalle molte anime, opposte ma vicine come le sponde del Bosforo, il guado dove secondo la leggenda vanno a infrangersi i sogni.

    6) L’INCERTEZZA DEL DOMANI – GIAN ANDREA CERONE (GUANDA)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    pp. 320

    €19 (cartaceo)

    CHI È IL MISTERIOSO KILLER CHE A MILANO COLPISCE NEL CUORE DEL BOSCO VERTICALE PRENDENDO DI MIRA IL MONDO DEGLI INFLUENCER?

    In una Milano che si prepara all’autunno, un killer che i media hanno battezzato «il Regista» semina il panico uccidendo figure di spicco del mondo dei social, trasformando i suoi delitti in macabre performance pubblicate in rete. L’ultimo è avvenuto in una delle torri dell’iconico Bosco Verticale. Le vittime sono due attiviste e blogger conosciute da tutti, amate e detestate in ugual misura. La stampa impazzisce, la città trattiene il respiro, l’Unità di Analisi del Crimine Violento deve mobilitare tutte le proprie forze, affiancata questa volta dai servizi segreti, dato che i delitti sembrano collegati a un sedicente Movimento Anti Digitale con molte ramificazioni, anche ad alto livello.
    Le indagini sono appena cominciate la sera in cui il commissario Mario Mandelli, riflettendo sulla caducità della vita e l’incertezza del domani, si trova a passeggiare come d’abitudine tra i viali dei giardini di Porta Venezia. Un movimento improvviso, due spari, il buio. Chi è l’ombra che si muove tra i cespugli e si fa chiamare «l’Aracnide»?
    In un groviglio di ossessioni e verità distorte, due indagini si intrecciano per dare vita a un noir metropolitano in cui la suspense cresce fino all’ultima pagina. Perché il tempo stringe, e le trappole assassine sono pronte a scattare ancora.

    7) L’ISOLA DEI FILI PERDUTI – ELEONORA D’ERRICO (RIZZOLI)

    Data di uscita:16 giugno 2026

    pp. 400

    €18.50 (cartaceo)

    Venezia, 1895. Lena ha tredici anni, lo sguardo curioso e uno spirito ribelle poco incline ad accettare il destino che sembra già scritto per lei, che infila perline di vetro per pochi spiccioli nel sestiere di Castello. Fa l’impiraressa, un mestiere antico che si tramanda di madre in figlia da generazioni. Ma quando la notte del 14 aprile la terra trema e le perle su cui lei e le altre donne di famiglia stavano lavorando scivolano via con le scosse, Lena è costretta a lasciare la sua calle, l’unica realtà che abbia mai conosciuto, e prendere servizio a Ca’ Cappello, presso una nobildonna inglese, Lady Enid Layard. Non può immaginare, Lena, che tra le mura di quel palazzo sul Canal Grande incontrerà un mondo affascinante, popolato di artisti e scrittori, e conoscerà il potere delle parole e delle idee. Mentre l’amore, il primo, quello a cui è impossibile resistere, le sconvolgerà la vita, sullo sfondo della Venezia decadente della Belle Époque, tra il fervore culturale dei salotti e il brulicare delle fabbriche della Giudecca, Lena si metterà alla testa della prima Lega di impiraresse insieme ad altre compagne coraggiose, dando dignità al lavoro silenzioso di migliaia di donne.
    Eleonora D’Errico ha scritto un romanzo potente sulla solidarietà femminile, la storia di una rinascita che restituisce voce e corpo a un lavoro dimenticato, che le mani delle donne hanno praticato fino a pochi decenni fa.

    8) GLI AFFAMATI – MATTIA INSOLIA (PONTE ALLE GRAZIE)

    Data di uscita: 5 giugno 2026

    pp. 176

    €16 (cartaceo)

    Antonio e Paolo sono fratelli, diciannove e ventidue anni. Vivono solida quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto. È un’estate torrida. Antonio cerca un lavoro, Paolo di tenersi stretto il proprio. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga. Finché poi, un giorno di quiete apparente, qualcosa si spezza, e vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio,mostri del passato seppelliti in malo modo. La madre, fuggita anni prima dal marito violento, torna da loro, un amore quasi dimenticato bussa alla porta di uno dei due fratelli e crimini di cui non è mai stata scontata la penasi affacciano all’orizzonte dell’altro. E tutto dev’essere rimesso in discussione. Una grande, nuova narrazione contemporanea che sa illuminare la nostra rabbia e la nostra solitudine, che lo fa attraverso una lingua precisa e scarna, uno sguardo maturo e senza paura. Un desiderio autentico di denudare la realtà per comprenderla e forse, domani, trasformarla.

    9) COME SORELLE – ELISA BELLERO (EDIZIONI E/O)

    Data di uscita: 3 giugno 2026

    pp. 251

    €18 (cartaceo)

    Come sorelle racconta un legame spezzato, una colpa, un rimorso che resiste al tempo. È la storia di una vita segnata dall’assenza, ma anche della tenacia di chi resta e accetta di attraversare il dolore.

    Anni Trenta. In un piccolo borgo della provincia veronese, Teresa ed Ester crescono come sorelle. Condividono tutto: la casa, i giochi, i rituali alle Coste, dove affidano segreti e preghiere alla Madonna nera avvolgendoli in foglie di dente di leone. Un amore totale, scandito al ritmo duro e semplice della vita contadina. Finché per Ester si schiude la prospettiva di un futuro migliore, lontano dal borgo e da Teresa. È allora che il distacco scava un vuoto, e l’affetto diventa rancore. Con uno stile intenso che illumina la realtà senza fare sconti, Elisa Bellero scava fino alla radice dei legami familiari, là dove i confini tra i sentimenti si fanno sfumati.

    10) LE MAESTOSE ROVINE DI SFEROPOLI – MICHELE MARI (EINAUDI)

    Data di uscita: 9 giugno 2026

    pp. 192

    €11.50 (cartaceo)

    Una collezione di fantasmi, sogni, superstizioni e chimere letterarie: da sempre Michele Mari distilla nella forma breve l’essenza stessa della sua poetica.

    Benvenuti a Sferopoli. Ogni ossessione è già stata catalogata, qualsiasi mito o superstizione trova conferma, i sogni sono moneta corrente, la letteratura è l’unica divinità. Il visitatore che dopo aver percorso la Strada Provinciale 921 si perde in queste lande dovrà armarsi di coraggio, mettere in sonno la ragione e accettare il fascino sinuoso dell’ignoto. Perché si sprigiona da queste pagine una cartografia del possibile, in cui smarrirsi è forse l’unico modo per salvarsi. Esplorando le infinite possibilità che il racconto offre, Michele Mari sa di poter sorprendere – oltre i suoi lettori – prima di tutto se stesso.

    11) ANITA DE MONTE RIDE PER ULTIMA – XOCHITL GONZALEZ (FAZI EDITORE)

    Data di uscita: 19 giugno 2026

    Traduzione di Giuseppina Oneto

    pp. 408

    €19.50 (cartaceo)

    Autunno 1985, New York City. Anita de Monte, giovane artista cubana, sta vivendo il suo momento di gloria: ha appena vinto un premio importante che la porterà a Roma, e le sue opere verranno esposte al Metropolitan Museum. Ogni sera frequenta party sfavillanti nel cuore pulsante di Manhattan, circondata dagli artisti e dai galleristi che contano; al suo fianco c’è sempre il marito Jack Martin: WASP di nascita e vero maschio alfa, nonché uno dei più acclamati scultori del suo tempo. Finché, una notte, Anita muore precipitando da una finestra. La sua tragica scomparsa per un po’ è sulla bocca di tutti. Fino a quando non lo è più. Nel 1998 il nome di Anita è stato quasi dimenticato. Raquel, studentessa di Storia dell’arte in un college prestigioso, sta preparando la sua tesi. Attorniata da colleghi privilegiati il cui futuro è già tracciato, si sente un’outsider: gli studenti di colore, come lei, sono una minoranza, e sa bene di dover lavorare il doppio per avere le stesse opportunità. Ma quando inizia una relazione con un laureando più grande, ricco e ben introdotto, si ritrova inaspettatamente a salire di rango nella scala sociale. Mentre cerca di destreggiarsi tra due mondi, Raquel si imbatte nella storia di Anita de Monte e inizia a rendersi conto che qualcosa non torna. Scoprirà che dietro la scomparsa dell’artista c’è una verità molto scomoda, che all’epoca dei fatti è stata opportunamente insabbiata. Anita de Monte ride per ultima è un’avvincente e spiritosa riflessione sul potere, sull’amore e sul mondo dell’arte contemporanea; con acume e umorismo, nel suo secondo romanzo la statunitense Xochitl Gonzalez mette a nudo le spietate dinamiche che governano il rarefatto mondo dell’élite.

    12) DANDELION E’ MORTA – ROSIE STOREY (NERI POZZA)

    Data di uscita: 5 giugno 2026

    Traduzione di Scilla Forti

    pp. 384

    €22 (cartaceo)

    Jake è innamorato di Dandelion. Un sentimento fulmineo e ostinato. Dandelion è bella, libera, unica. Dandelion, però, è morta da sette mesi. Quando Poppy si imbatte nei messaggi di Jake sul profilo Hinge di Dandelion, avverte una vertigine: il richiamo di una vita che non è più, che pure continua a vivere. Decide di rispondere, di prendere in prestito per una sera il suo nome e la sua voce, per tenere a bada quella nostalgia che le toglie il respiro. Un appuntamento soltanto, nel giorno in cui Dandelion avrebbe compiuto quarant’anni: un gesto imprudente e irresistibile – esattamente il tipo di avventura verso cui sua sorella l’avrebbe spinta, se non altro per allontanarla da Sam, che a Dandelion non è mai piaciuto. Jake, dal canto suo, cerca di resistere al disordine che ha intorno: dopo la fine del suo matrimonio e la scoperta che il fidanzato ventenne della sua ex si è trasferito nella casa di famiglia, desidera qualcosa di vero. Quando incontra la donna che si presenta come Dandelion, sente di averlo trovato. Mentre, una sera dopo l’altra, la curiosità diventa amore, Poppy si ritrova intrappolata nei panni della sorella, nella doppia vita che non aveva avuto intenzione di creare. Eppure, ogni momento che trascorre con Jake sembra genuino, elettrizzante, giusto; tra loro c’è una chimica calda e confusa. Ma che cosa resta quando ci si innamora di una bugia?

    13) NELLE CASE DEGLI ALTRI – VALERIA USALA (GARZANTI)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    €17 (cartaceo)

    Al numero 78 di via Geras, una ragazza si ferma davanti a un palazzo che conserva il ricordo di una caparbia eleganza. Sulla sua piccola Moleskine color panna annota dettagli che ancora resistono allo sguardo: il portone in ferro battuto, gravato dagli anni; il pomello dorato, levigato da generazioni di mani, in cui sopravvive una luce stanca. Tutto il resto ha ceduto con discrezione: l’intonaco si sfoglia agli angoli, crepe sottili attraversano in silenzio le pareti. Come il palazzo, anche le vite degli inquilini sembrano reggersi per abitudine, in un equilibrio fragile e ostinato. Al primo piano vive Luciano, che nella vita è stato fedele soltanto alle parole crociate e alle Lucky Strike. Adesso divide le sue giornate trai rimorsi e il merlo indiano Pepito, l’unico che ancora gli rivolga la parola. Di fronte, abitano Aldo e Nora, che hanno condiviso un’esistenza intera e ora si spartiscono la stanchezza del tempo. Al piano superiore c’è Ugo, orologiaio scorbutico, capace di riparare qualunque meccanismo, ma disarmato quando a rompersi è qualcosa nelle persone. Più su ancora si susseguono porte chiuse, dietro cui si consumano altre vecchiaie. Si sfiorano appena, eppure qualcuno, negli anni, ha imparato a conoscerli più di quanto immaginino. È la ragazza con l’agendina bianca: solo lei custodisce ciò che resta di quelle vite dimenticate.
    Nel suo romanzo, Valeria Usala entra nelle case degli altri e racconta generazioni che si credono lontane, ma finiscono per assomigliarsi. Con una scrittura intima e precisa, l’autrice scava nelle crepe dell’abitudine, nella grazia ferita dei piccoli gesti, nella solitudine testarda che separa e insieme accomuna. E mentre quelle esistenze si sfaldano lentamente, una ragazza scopre che non basta custodirei ricordi degli altri per dare forma alla propria vita. Così, ciò che per qualcuno somiglia a una fine può diventare, per lei, l’inizio di qualcosa di nuovo.

    14) LA FURIA – SORJ CHALANDON (GUANDA)

    Data di uscita: 19 giugno 2026

    pp. 336

    €14 (cartaceo)

    La sera del 27 agosto 1934 cinquantasei ragazzini evadono dalla Colonia penale per minori di Belle-Île-en-Mer, un’isola al largo della Bretagna. Subito i gendarmi organizzano una caccia, a cui prende parte anche la «brava gente» del posto e perfino qualche turista. In poco tempo tutti vengono catturati. Tutti tranne uno. Quando viene a conoscenza di questa storia Sorj Chalandon pensa: quel ragazzino sono io. Immagina il suo nome, Jules Bonneau, racconta la sua vita. Jules, abbandonato dai genitori, vive in casa dei nonni paterni e a soli tredici anni si ritrova in un Istituto di rieducazione. Dentro quelle mura, impara a farsi rispettare per sopravvivere a una realtà dominata da soprusi e violenze. E mentre sogna di diventare marinaio, dentro di lui cova una rabbia che fa fatica a contenere. Chalandon si infila nella pelle di un ribelle cresciuto senza amore e gli offre una possibilità di salvezza, quella di aprire i pugni per accogliere mani amiche, e trasformare la sua furia in bellezza, l’odio in fiducia.

    15) MAGGIE, O UN UOMO E UNA DONNA ENTRANO IN UN BAR – KATIE YEE (BOLLATI BORINGHIERI)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    pp. 224

    €18 (cartaceo)

    Un uomo e una donna entrano in un bar. La donna si aspetta una serata piacevole, accompagnata da infinite porzioni di samosa. Invece il marito le confessa che ha una relazione con una donna di nome Maggie e che presto lascerà la loro casa. Non passa molto tempo che la donna inizia ad avvertire un dolore al petto. E no, non è soltanto il cuore spezzato, ma qualcosa da curare rapidamente.
    Comincia per la nostra protagonista un periodo di guarigione e recupero. Innanzitutto bisogna familiarizzare con la nuova presenza nel suo corpo, poi c’è la questione dell’uscita di casa del marito, di una nuova routine quotidiana da inventarsi ogni giorno, del riuscire a elaborare il tradimento senza crollare. In tutto questo l’aiuta Darlene, l’amica del cuore, costantemente al suo fianco, la sua confidente, colei che capisce profondamente non solo le sue difficoltà, ma il suo grande senso dell’umorismo. E soprattutto accanto a lei ci sono i bambini, che lei ama intrattenere con storie sempre nuove.
    La vita, adesso, non è così facile, ma per educazione e cultura, la nostra protagonista non lascia mai che i propri sentimenti negativi esondino, e anche gli avvenimenti più drammatici vengono riportati con delicatezza, con un focus che si sposta sempre sui dettagli più comici e poetici.
    Katie Yee ci regala una storia straordinaria su come una donna ordinaria si attrezza per affrontare la vita, quando la vita si rifiuta di seguire i binari in cui è stata incanalata. Un piccolo gioiello di libro, che ricorda Nora Ephron e ha il plauso entusiasta di Alison Espach – autrice di La magia dei momenti no – e che racconta come si può affrontare un periodo pieno di imprevisti mantenendo la propria forza interiore, senza mai cedere all’oscurità, anzi, abbracciando l’unicità della nostra esistenza e soprattutto della nostra capacità di sorridere.

    16) ODISSEA – OMERO (L’IPPOCAMPO)

    Data di uscita: 1 luglio 2026

    pp. 416

    €25 (cartaceo)

    l classico dei classici torna a conquistare i lettori grazie a questa sontuosa edizione illustrata dal brasiliano Ezer Vilela, proposta nella traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani. Le peripezie di Ulisse di ritorno da Troia, le ricerche di Telemaco, l’attesa di Penelope, le figure mitiche e le appassionanti avventure vengono ritratte secondo un immaginario visivo di grande suggestione, per una lettura ancora più immersiva.

    17) LA MEMORIA DELLE FOGLIE – GIANNI SOLLA (EINAUDI)

    Data di uscita: 2 giungo 2026

    pp. 176

    €18 (cartaceo)

    Nascosto tra i palazzi della periferia di Napoli c’è un vivaio che sembra trattenere il respiro. Lorenzo ci rimette piede dopo tanti anni, in un momento in cui la sua vita si misura soltanto su ciò che non c’è piú. Lí trova Renato, che senza volere nulla in cambio gli offre le due cose di cui ha piú bisogno: lavoro e amicizia. Tra gerani, bonsai, edere, begonie e orchidee, Lorenzo scopre che uno stelo tagliato non torna com’era, ma ne conserva memoria, e proprio da quei tagli può ripartire la vita. Anche la sua.

    Gianni Solla sa raccontare le crepe dell’età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d’inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo.

    Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l’infanzia, un luogo sospeso nell’ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha perduto: il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre – capatostajanarescurnose – che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c’è Renato: un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio – interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere – diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la memoria: occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l’amicizia con Renato – fatta di molti gesti e non pochi silenzi – si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli altri: alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.

    18) TUTTE LE MATTINE DI SYBIL – VIRGINIA EVANS (RIZZOLI)

    Data di uscita: 9 giugno 2026

    pp. 372

    €18.50 (cartaceo)

    Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un’avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un’attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all’età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell’era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un’agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché “la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota”. Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c’è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo.
    Tutte le mattine di Sybil è un romanzo irresistibile che trascina il lettore in un universo ricchissimo di sfumature, sentimenti mai rivelati, e testimonia un amore incrollabile per la vita.

    19) LA SERA IN CUI BOBBY NON SCESE A GIOCARE – MAYRA MONTERO (GUANDA)

    Data di uscita: 19 giugno 2026

    Traduzione di Roberta Bovaia

    pp. 256

    €19 (cartaceo)

    Nell’Avana inquieta degli anni Cinquanta, attraversata dai primi fremiti della Rivoluzione, Mario conduce un’esistenza pacata, divisa tra il lavoro di orologiaio e le serate con l’anziano padre emigrato dalla Polonia. A spezzare lo scorrere dei giorni irrompe nella sua vita Regina Wender, una donna libera e affascinante, che in gioventù ha vissuto in Unione Sovietica e da allora, sostiene, è spiata dall’FBI. Regina è approdata a Cuba con il suo figlio geniale, quel Bobby Fischer che a dodici anni sta già facendo parlare di sé tutto il mondo degli scacchi, ed è venuto a sfidare i grandi maestri cubani. Un decennio dopo, nella Cuba di Fidel Castro, Bobby Fischer torna all’Avana in occasione delle Olimpiadi degli Scacchi. Ormai è un campione acclamato e Mario, che non ha mai smesso di pensare a Regina, spera che sia l’occasione per riallacciare i fili di un amore interrotto troppo presto. A fare da tramite dovrà essere, malgrado la sua timidezza, la giovane Miriam, una ragazza che di Bobby Fischer non sa quasi nulla ma che sembra perfetta per catturare l’attenzione di un americano «tutto cervello e sensibilità». Il loro incontro sboccerà in un amore proibito, breve ma indelebile, forse capace di segnare il destino di uno scacchista imprevedibile e di quello che negli anni Settanta passerà alla storia come il match del secolo…
    Attingendo ai ricordi della sua adolescenza, Mayra Montero intreccia il racconto di due passioni tormentate con quello di una città e dei suoi profondi cambiamenti. E ci mostra che, proprio come in una partita a scacchi, anche il corso di una vita spesso è deciso da una mossa mancata.

    20) IL POZZO – ELIZABETH JOLLEY (GARZANTI)

    Data di uscita: 2 giugno 2026

    Traduzione di Federica Merati

    pp. 192

    €17.90 (cartaceo)

    Hester vive da sola nella sua fattoria, e non potrebbe desiderare altro: la presenza del prossimo, per lei, è solo un brusio fastidioso, come il frinire delle cicale d’estate. Finché un giorno decide di adottare Katherine, diciassette anni, da un orfanotrofio. Per la ragazza è l’unica occasione di una vita dignitosa. Fa di tutto per aiutare la sua benefattrice: lavora nei campi, cucina, cuce, lava i piatti. A legarla a Hester è soprattutto la riconoscenza. Per Hester, invece, Katherine è la prova vivente delle proprie capacità: tutto ciò che la ragazza sa fare, lo deve a lei. Fino al giorno in cui, di ritorno da una festa, tutto cambia di nuovo. Un’ombra. Un sobbalzo dell’auto. Hester tira il freno ed esce dalla macchina. Ha investito una strana creatura, che ora giace immobile. Katherine, al suo fianco, è sconvolta, ma obbedisce come sempre: aiuta a trascinare il corpo e a gettarlo nel pozzo della fattoria. Per Hester, da quel momento, si tratta solo di tirare avanti come se nulla fosse accaduto. Ma ci sono attimi irreversibili, come lo è stata la decisione di adottare. Dopo pochi giorni, dal fondo del pozzo comincia a salire una voce strozzata che Katherine non riesce a ignorare. Una voce che le parla di tutto ciò che ha sempre desiderato, della libertà solo immaginata nella sua prigione dorata. Hester capisce che sta perdendo il controllo. Deve riportare il silenzio nel pozzo, a qualunque costo.
    Romanzo tra i più belli della narrativa di lingua inglese del Novecento, Il pozzo è il capolavoro, recentemente riscoperto di Elizabeth Jolley. Una storia di ossessione e dominio, ma anche di desiderio di emancipazione e di indipendenza.

  • Onnipotenti

    di Irene Doda

    Fuoriscena, febbraio 2026

    pp. 176

    €16.90

    Irene Doda non è una profeta di sventure. È un’autrice brillante che sta facendo sentire sempre più la sua voce. Da anni smonta il capitalismo digitale nei suoi saggi Lavoro senza fine (Ledizioni, 2024) e L’utopia dei miliardari (Tlon, 2024). Con Onnipotenti, pubblicato da Fuoriscena nel 2026 fa il salto: smette di analizzare il “sistema” e punta il dito sulle persone che lo guidano.

    Ma chi è Irene Doda?

    Una saggista che ha scelto la trincea più scomoda, quella dove la tecnologia smette di essere “innovazione” e diventa ideologia. Doda scrive per noi, per chi usa Instagram ogni giorno e si chiede perché si senta più solo, più controllato, più stanco. Lo fa con un taglio netto, senza gergo accademico, con linguaggio diretto e accessibile, come a voler dire che un messaggio, per essere ben compreso, ha bisogno di essere spiegato con semplicità.

    Onnipotenti parte da una domanda semplice: la Silicon Valley è davvero il tempio del progresso?

    La risposta di Doda è secca. Forse non lo è mai stata. Attraverso Zuckerberg, Musk, Thiel, Karp, Yarvin, ricostruisce la traiettoria di un tecnolibertarismo californiano che ha trasformato l’innovazione nel laboratorio politico della nuova destra globale. La tesi è dura ma coerente: la retorica della libertà individuale ha mascherato disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario, erosione della democrazia. Le tecnologie nate per emanciparci sono diventate strumenti di sorveglianza, armi di controllo e di guerra. Doda lo chiama “tecnofascismo”, un termine che non ha inventato lei ma che appartiene al linguaggio giornalistico. L’autrice lo fa suo perché ben spiega il suo pensiero e il suo approccio alla materia. Con questo termine, soprattutto nei capitoli terzo e quarto, fa un’autopsia semantica in cui smembra ogni certezza che pensiamo di avere.

    Lo siluppo e la diffusione di immaginari relativi all’Al sono strettamente legati alla proiezione e al mantenimento del potere. L’immaginario parareligioso della «superintelligenza artificiale», entità non reale e non precisamente definita, serve prima di tutto ai suoi creatori. Attraverso questo immaginario simbolico, coloro che controllano, nei fatti, la tecnologia possono raggiungere due scopi tra loro collegati. Da una parte, orientano il dibattito lontano dai reali impatti materiali del loro operato. Dall’altro, muntengono il controllo del discorso sulle nuove tecnologie, che sono presentate non come un fenomeno socialmente situato e quindi governabile, ma come una serie di eventi soprannaturali da cui l’umanità rischia di essere schiacciata. (p. 79)

    Il merito del libro non è solo la denuncia diretta al potere e all’uso della tecnologia “dall’alto”, ma l’urlo fortissimo che dovrebbe svegliare le folle da questo sonno perenne. Perché se il nostro futuro è stato messo in vendita, dobbiamo fare in modo di riprendercelo.
    Fuoriscena tratta testi scomodi e forse ritenuti più “di nicchia”, ma in realtà sono libri che anticipano il dibattito globale di anni, quindi se non altro aiutano il risveglio non solo di noi lettori e lettrici ma, più ampiamente, di noi esseri umani.

    Doda e Fuoriscena stanno facendo lo stesso lavoro da due sponde diverse: la scrittrice smonta i miti con la ricerca, la casa editrice le dona un foglio e una penna su cui prendere appunti. Qual è il nostro ruolo in tutto ciò? Leggere.

    Indubbiamente questa è un’operazione editoriale coraggiosa nel 2026, anno in cui è più facile pubblicare manuali su “come fare soldi con l’AI” che saggi su “chi ci guadagna davvero con l’AI”. Onnipotenti è un libro che fa dimenticare il telefono dopo soli pochi minuti, perché condivisibile o meno, il pensiero di Doda fa una cosa molto preziosa: scuote e fa riflettere.

    Questo saggio si rivolge a chi ha smesso di credere che la tecnologia sia neutrale. È una guida non dichiarata a chi vuole capire, senza tecnicismi, come siamo arrivati a delegare le nostre scelte a pochi uomini con troppi soldi.

    Onnipotenti, capitolo dopo capitolo, offre una ricostruzione politica su ciò che sta avvenendo nel mondo. Doda parte dai padri fondatori del tecnolibertarismo californiano e arriva agli uomini che oggi decidono i confini del reale. La tesi è chiara e scomoda: la Silicon Valley non è mai stata il luogo neutrale dell’innovazione. È il laboratorio in cui si è forgiata una nuova forza globale. Una forza che non ha bisogno (solo!) di carri armati perché dispone anche e soprattutto di algoritmi.

    Secondo l’autrice questo fenomeno è pericoloso per la nostra libertà perché concentra il potere, cancella le mediazioni democratiche e riduce l’individuo a un semplice dato da analizzare. L’uso della tecnologia diventa quindi un potere smisurato che usa la retorica della libertà digitale per mascherare forme di dominio più capillari e meno visibili delle vecchie dittature. Disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario, erosione dello spazio pubblico: tutto passa attraverso interfacce pulite e slogan libertari.

    Il punto di forza del saggio è il metodo. Doda mostra come la tecnologia nata per emancipare e per rendere l’uomo più autonomo sia diventata in realtà uno strumento di sorveglianza e manipolazione. E lo fa senza cadere nella demonizzazione astratta: ogni affermazione poggia infatti su fatti, nomi e date. Si percepisce tra le pagine l’enorme lavoro di ricerca svolto.

    L’ultimo capitolo, intitolato Appunti di resistenza non chiude con una sentenza di catastrofe, anzi apre una possibilità. L’autrice indica pratiche culturali e politiche quotidiane per sottrarre il futuro all’egemonia tecnofascista.

    Onnipotenti è un saggio politico nel senso pieno del termine perché ci costringe a chiederci chi decide al posto nostro e lo fa in meno di duecento pagine. La scrittura di Doda è scelta con cura e il ritmo è volutamente martellante. Sembra un gong continuo volto al risveglio delle nostre anime. È un testo fresco e chiaro che andrebbe messo nei programmi di scienze politiche, almeno prima che anche in Italia i libri vengano censurati.

    Oggi, nel mondo, mancano voci che abbiano il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Doda, questo coraggio, ce l’ha.

    Carlotta Lini

  • Un prosatore a New York

    di Göran Tunström

    Iperborea, marzo 2008

    Traduzione di Fulvio Ferrari

    pp. 64

    €5.50

    Tunström lo conosciamo meglio per il suo più celebre L’oratorio di Natale, ma in questa brevissima opera che si legge anche in un’ora ( lo sconsiglio, perché va gustata come un buon vino), l’autore gioca con la vita e con ciò che rappresenta. Quest’opera vuole innanzitutto essere una celebrazione dell’esistenza stessa. L’autore si mostra ai suoi lettori per quello che è, sognando una vita altrove, immaginando di divenire il grande prosatore di New York. La storia vede la sovrapposizione infatti del protagonista con lo scrittore stesso: uno scrittore svedese che fugge dalla sua patria alla ricerca della Grande Mela, la terra promessa, fatta di sogni e speranze ma anche di illusioni e sconfitte. Con Un prosatore a New York, l’autore mostra un volto diverso della propria scrittura: più diretto, quasi confidenziale, pur senza rinunciare a quella grazia stilistica e a quella precisione linguistica che attraversano tutta la sua opera. È un libro che sembra lasciare spazio all’immediatezza dell’emozione e, proprio per questo, riesce a instaurare con il lettore una sincera complicità.

    Arrivai con Una frase in valigia: “Una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo del pomeriggio.” (p. 9)

    Fin dalle prime righe, il romanzo si muove sul confine tra autobiografia e invenzione letteraria. Il protagonista, alter ego dichiarato di Göran Tunström, approda a New York in cerca di ispirazione e, forse ancor più, di una distanza dal proprio Paese e dal timore di non essere all’altezza. Ne emerge il ritratto di uno scrittore inquieto, ironico e vulnerabile, animato da una fiducia quasi ostinata nel potere delle parole e dell’immaginazione. L’incontro con il pittore Bendel Bigard e con il piccolo universo umano che ruota attorno al suo atelier newyorkese introduce nella narrazione un’atmosfera surreale, animata da figure eccentriche e memorabili. L’equivoco che porta il protagonista a essere scambiato per l’autore di un dipinto destinato a suscitare clamore diventa allora molto più di un espediente narrativo: è l’occasione per interrogarsi sull’identità dell’artista e sulla sottile distanza tra autenticità e rappresentazione.

    Tunström affronta temi profondi come il desiderio di essere visti, la fragilità dell’arte, il bisogno d’amore, e lo fa con una leggerezza mai superficiale. La sua scrittura evita ogni compiacimento intellettuale e lascia emergere, con naturalezza, la meraviglia nascosta nelle vite comuni: l’ordinario come straordinario. L’opera appare come un libro prezioso perché raccolto (sono poco più che sessanta pagine) e personale: una sorta di autoritratto intimo, capace di restituire in poche pagine l’essenza di uno scrittore che ha sempre cercato, nella letteratura, un modo per dare forma alla complessità dell’esistenza. Anche per questo, la scelta di Iperborea di riproporlo dopo la sua scomparsa assume il valore di un omaggio discreto e profondamente significativo.

    L’opera di Tunström non è facilmente accessibile, ma è così bella che invito alla lettura chiunque abbia il desiderio di andare oltre i suoi limiti, provando a coglierne le più delicate sfumature e le più tristi amarezze. Non compirete un viaggio di sola andata, ma al ritorno, ne sono certa, il vostro bagaglio sarà non solo ricco, ma arricchito.

    Carlotta Lini